Unire respiro e voce per sintonizzarsi con sé stessi e con gli altri

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canto, respiro, amici, natura

Nell’articolo precedente ho parlato del chakra della gola e l’ho collegato, tra l’altro, alla creatività, intendendo per “creatività” tutto ciò che viene creato ex novo, grazie alla nostra fantasia, quindi non solo attività artistiche ma anche manuali, ad esempio, come bricolage, giardinaggio, cucina.
Per tale motivo vorrei citare uno studio fatto in Svezia, all’università di Goteborg, attraverso il quale hanno trovato diverse analogie fra i benefici derivanti da una lezione di yoga e una lezione di canto collettiva.
Io lavoro in un centro con un’insegnante di canto e di pianoforte, musicoterapista. Siamo entrambe praticanti di yoga. Tra l’altro lei è un soprano e io canto nel coro di cui è direttrice.
Questo preambolo è doveroso perché ciò che lo studio svedese ha riscontrato, lo abbiamo appurato noi stesse, durante le nostre sessioni di yoga e di canto.

Il respiro nello yoga e nel canto

Sia nello yoga che nel canto si utilizza il respiro. Tutte e due le pratiche lavorano sulla respirazione diaframmatica (nello yoga, comunque, le respirazioni sono molteplici).
La prima cosa strabiliante riscontrata dallo studio svedese è che cantando in un coro, i battiti cardiaci dei coristi si sincronizzano già dalle prime note.
Nello yoga, respirando, si finisce per armonizzarsi e respirare all’unisono. Si crea uno scambio fra i praticanti, perché il respiro è il mezzo per interagire con gli altri.
Respirando è come se abbattessimo le barriere dell’ego.
Nel libro “Malattie e destino” dei dottori Dethlefsen e Dahlke si legge:
“La respirazione comprende la polarità di prendere e dare, e questo è il simbolismo più importante della respirazione”.
“… il respiro evita che l’uomo si chiuda, si isoli, renda impenetrabile il limite del proprio Io”.
“Anche se l’uomo vuole isolarsi, il respiro provvede a far sì che questo non sia possibile. […] Il respiro ha quindi a che fare col contatto e con la relazione”.

Il respiro ci connette agli altri

Alla luce di quanto detto poc’anzi, è evidente che il respiro ci collega agli altri. Questo ci fa capire che siamo esseri destinati ad avere dei continui scambi. Siamo interdipendenti.
Per quanto tentiamo di rimanere chiusi nel nostro individualismo, il respiro ci obbliga a relazionarci con gli altri e, di conseguenza, ad abbattere l’ego. I componenti di un coro o gruppo di canto, durante le loro performance, devono bandire l’individualismo e la smania di protagonismo. Devono equilibrare le loro voci, sintonizzarsi, in modo che il suono che giunge al pubblico sia omogeneo ed armonioso.
Così come all’interno di un Sangha (gruppo di praticanti), quando ci si riunisce per fare una pratica di meditazione o di preghiere o di mantra, si diventa “un unico cuore pulsante”, è lo stesso durante una lezione di yoga o una sessione di gruppo canora.
Quando un Sangha è riunito, vibrazionalmente si diventa un tutt’uno e si crea un’onda di luce ed energia. I componenti del gruppo “vibrano all’unisono”.
Nello yoga si utilizza la voce, quindi, attraverso preghiere e mantra e si pone attenzione al respiro come nel canto.
C’è anche una parte dello yoga che si dedica alla musica e a canti specifici. In ogni caso entrambe le pratiche uniscono e sintonizzano i componenti del gruppo.

I benefici dell’attenzione al respiro

Dal punto di vista fisiologico, come dicevo, i benefici sono innumerevoli. Nel canto come nello yoga si controlla la respirazione e, in questo modo, si ossigena maggiormente il cervello, apportando benefici a tutto il corpo: il sistema immunitario si rafforza; diminuisce lo stress perché ci si rilassa totalmente; si migliora l’umore.
Non dimentichiamo che cantare sblocca il chakra della gola, “la nostra seconda bocca”.
Inoltre, frequentare costantemente un gruppo, sia di yoga che di canto, crea, nel tempo, uno scambio a livello sottile, come se energeticamente ci si armonizzasse. E questo tipo di unione diviene, nel tempo, indistruttibile perché è un’unione animica, quindi una comunicazione fra anime affini.
Respirare quotidianamente e sviluppare la propria creatività sono due mezzi, sottovalutati dalla società, per ritornare in salute e ritrovare la propria natura e per riscoprire lo scambio naturale che ci unisce agli altri, il vero senso della nostra esistenza.

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