Ufficio, o giungla urbana ? Come gestire il conflitto in ambito lavorativo

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Gestire il conflitto al lavoro: un tema che molti si sono trovati ad affrontare.

Ho scelto questo titolo, “Ufficio o giungla urbana”, in quanto penso almeno una volta tutti abbiamo sperimentato la sensazione di non trovarci in un luogo dove delle persone civili lavorano, ma appunto in una sorta di giungla.

Chi ha sperimentato questa situazione solo una volta nella propria vita, è decisamente fortunato…

Perché penso la maggior parte delle persone, soprattutto in questo lungo periodo di crisi economica, abbia sperimentato questa situazione più volte.

La vita moderna e il clima di incertezza

Negli ultimi anni, in Europa sono cambiate le modalità di vita, e le persone, sia uomini che donne, trascorrono gran parte del loro tempo al lavoro.

Togliendo il tempo dedicato al sonno ed alle incombenze quotidiane, possiamo dire che viviamo una buona percentuale del nostro tempo al lavoro, e quindi, in generale, con persone che non ci siamo “scelte”.

Diversamente dal rapporto di coppia, nelle relazioni amicali e in altre situazioni che viviamo nel nostro tempo libero.

La qualità del tempo trascorso, le relazioni sociali con i colleghi ed i superiori, esercitano una notevole importanza ed una forte influenza

  • sull’immagine di Sé,
  • sul senso di dignità, identità ed appartenenza al gruppo,

proprio perché viviamo per una buona parte della nostra giornata nell’ambiente lavorativo.

Portare il lavoro a casa, cosa significa

È inoltre vero che spesso “ci portiamo il lavoro a casa”, non tanto e non solo nel senso delle mansioni lavorative nel senso stretto, ma più nel senso che, anche nel nostro tempo libero, con amici e in famiglia, parliamo di quello che è successo al lavoro, e questo va ad incrementare ulteriormente l’importanza e l’influenza dell’ambiente lavorativo nella nostra vita.

Ritengo che sia una pessima abitudine, in quanto non esiste miglior modo per “non staccare mai” dal lavoro … e per rischiare di rovinare i nostri rapporti sociali.

Non esiste amico più noioso di quello che ti racconta per filo e per segno tutti i suoi conflitti con i colleghi ed il capo, ma è un malcostume purtroppo molto diffuso.

Inoltre, nella nostra società lo status sociale spesso dipende dalla nostra posizione professionale.

Quando conosciamo una persona nuova, una delle prime informazioni che ci vengono date (o che siamo noi a chiedere) è proprio quella relativa al suo lavoro, perché è un modo per poter “inquadrare” la persona in un determinato contesto.  Spesso, dalla posizione lavorativa arriviamo a dedurre altre caratteristiche della persona, cioè il livello di istruzione e di cultura, o la tipologia caratteriale.

Le paure che viviamo: lavoro come status sociale

La crisi economica che stiamo vivendo è quindi particolarmente sentita, non solo per le sue ripercussioni economiche, ma anche per la paura di poter perdere il posto di lavoro, cioè non solo una fonte di sostentamento, ma anche una sorta di “biglietto da visita” sociale.  La conseguenza del clima di incertezza legato alla attuale situazione economica, è spesso un inasprimento dei rapporti interpersonali sul posto di lavoro.

Il conflitto è solo negativo?  Cosa significa esattamente?

L’ambiente lavorativo, come luogo di scambio e di incontro tra più persone diverse, e come luogo in cui spesso la produttività è messa al primo posto rispetto alla cura delle relazioni umane, è anche un luogo dove è altamente probabile che si verifichino conflitti, e si creino antipatie, con tutti i relativi corollari di piccole cattiverie e di dispetti.

Mobbing ?

Sono sicuramente anche queste delle situazioni spiacevoli,  le cui conseguenze si possono ripercuotere anche pesantemente sulla salute fisica e mentale delle persone coinvolte. Tuttavia non possiamo e non dobbiamo definire con superficialità questa situazione  come “mobbing”.

Per parlare di “mobbing” è necessario che gli episodi siano continuativi, che si concentrino su una specifica persona (la vittima) con il chiaro intento di danneggiarla, lavorativamente e psicologicamente.

Non è quindi un episodio isolato, ma è una vera e propria strategia distruttiva, inconsapevole o (purtroppo spesso) consapevole.

Conflitto, cos’è

Il conflitto, inteso come situazione in cui due o più persone assumono posizioni diverse rispetto ad un problema, rappresenta una costante negli ambienti di lavoro, anzi in qualsiasi ambiente sociale.

Il termine conflitto, in sé e per sé, non ha una accezione negativa,

lo si può intendere e vivere come momento di confronto tra opinioni diverse. in questo senso è uno strumento importantissimo per poter arrivare ad eventuali soluzioni creative dei problemi, che possono a loro volta

  • rafforzare una situazione professionale,
  • favorire lo sviluppo di capacità ed abilità personali,

e di conseguenza generare soddisfazione e benessere.

Sarebbe comunque poco razionale pensare che in un contesto lavorativo, dove persone eterogenee per carattere e cultura, costrette a “convivere” 8 ore al giorno per 5 giorni alla settimana, e per giunta costrette a porre la produttività come primo obiettivo, riescano a vivere sempre in perfetta armonia !

La percezione di scarsità e l’ambiguità

La precondizione per il crearsi di un qualsiasi tipo di conflitto, è la percezione della scarsità delle risorse in gioco.

La percezione di scarsità è però soggettiva, quindi spesso si litiga perché si pensa che non ci sia abbastanza di una cosa, e tutte le parti in causa la vogliono.

spesso, però, tutto questo nasce da un equivoco, in quanto magari, parlandosi, le parti possono stabilire che le risorse non sono poi così scarse come si pensava, e quindi tutti possono essere contenti con una “parte”.

Gestire il conflitto

Il terreno base del conflitto è lambiguità, una ambiguità anche a livello comportamentale.

i conflitti nascono spesso nella mente della persona, che ha interpretato una situazione ed un comportamento secondo il proprio schema mentale.

Importante quindi capire l’interpretazione che la persona dà del conflitto, perché a volte è sufficiente smontare il “film mentale” che la persona sta vivendo nella sua testa, per sgonfiare il conflitto stesso.

(continua qui)

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