Stalking: il punto di vista del persecutore

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Ci sono relazioni che iniziano, relazioni che finiscono e relazioni che avvelenano.

Il fenomeno dello stalking rientra nella terza categoria, ed include tre componenti: lo stalker, la vittima, e la relazione forzata che il primo impone alla seconda. Abbiamo una persona che desidera avere una relazione (non necessariamente amorosa) con una seconda persona che invece non la desidera.

Stalking: il rifiuto del rifiuto

Capita di essere rifiutati. Capita che qualcuno che volevamo attorno a noi, che desideravamo vicino, decida di non volerci più vedere. E’ una situazione triste e a volte dolorosa, che può interessare la sfera amorosa, le amicizie, la famiglia o persino il lavoro. Solitamente si prova a capire cosa sia successo, a volte si cerca di parlare, confrontarsi con l’altra persona, ma quando tutto ciò fallisce, si accetta il rifiuto subito e la separazione.

Ad alcuni accettare risulta più difficile di altri: si ribellano alla perdita della relazione

Cercano in tutti i modi di recuperarla, seguono la persona in questione, la tempestano di telefonate, messaggi, e-mail. Per queste persone la prospettiva di vivere senza l’altro è lacerante; spesso soffrono di difficoltà relazionali o sociali profonde. Vivono il disinteresse dell’altro come una ferita devastante: meglio un amore finto di una vera desolazione. E’ questo il primo tipo di stalking, la ricerca sempre più disperata di un amore che manca, manca troppo, manca sempre.

La vendetta è un piatto che va servito freddo

Capita anche che le altre persone ci feriscano. In ciò che dicono, con ciò che fanno, nel modo in cui ci trattano; capita. Di solito ci infuriamo, ci sfoghiamo, gridiamo e imprechiamo, ci immaginiamo ciò che faremmo loro, come potremmo vendicarci; lentamente, però, la rabbia comincia a defluire, e con essa i desideri di vendetta.

Per alcuni questo momento non arriva mai

Gli Stalker (tradotto dall’inglese: persecutori) sono vittime di sé stessi, degli altri o delle situazioni, vivono un presente pieno di nuove difficoltà delle quali imputano l’altro; la rabbia, nutrita ogni giorno da ciò che si vorrebbe ma che non c’è, si focalizza su quest’ultimo, l’obiettivo predestinato. E non richiede poi molto realizzare che le telefonate, i messaggi e gli appostamenti, inizialmente costruiti per dare sfogo alla rabbia, cominciano a fare paura. Essi diventano col tempo la forma più raffinata di vendetta, quella di rovinare la vita dell’altro con la propria inquietante e costante presenza.

Vivo della tua assenza: l’eroismo dell’amante non voluto

Alcuni, lontani dalle luci e ombre delle relazioni, vivono nell’illusione di poter un giorno raggiungere quell’intimità con la persona che desiderano. Vittime della loro incomprensione di piccoli segnali (basta un semplice sorriso o una naturale gentilezza della futura/o perseguitata/o), costruiscono un castello magico nel quale loro e la loro “amata/o” potranno un giorno riunirsi, beandosi del reame incantato della loro relazione.

Come molte fiabe, esso esiste però unicamente nella loro immaginazione. Ma tale è lo splendore del sogno, tale la luminosità di un futuro che si sente non lontano, che la ricerca dell’altra/o continua implacabile, nella speranza di cogliere qualche altro piccolo segnale, qualcosa che rimandi la sveglia, il momento della disillusione, il confino dal mondo incantato.

Chi non sa scrivere impari a leggere: l’imbranato relazionale

Altri/e non hanno sviluppato le abilità necessarie alla seduzione. Impacciati nel rapportarsi all’altro sesso, incapaci di ‘destreggiarsi’ fra le ambivalenze della relazione, ingenui nei propri tremolanti approcci, “analfabeti” nel comprendere l’altra/o, percepiscono il rifiuto ma non se lo spiegano.

La comprensione di cosa “sia andato storto” sfugge loro quanto la capacità di relazionarsi; spesso al rifiuto segue la rabbia, con l’idea che persistendo nelle proprie modalità si raggiungerà infine il risultato sperato.

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Potere sugli altri, potere degli altri: il predatore

Il predatore si pone l’obiettivo di privare la vittima designata del potere di opporsi al suo raggiungimento dei propri obiettivi, solitamente sessuali. Essa viene braccata, osservata, inseguita e infine colpita, in una progressione simile a quella della caccia; in quest’ultima, infatti, importantissima è la fase dell’avvicinamento, la capacità di agire nell’ombra, di avvicinarsi senza essere notati. Si trovano in questa tipologia pedofili, esibizionisti e feticisti (Barsotti & Desideri, 2011): il tentativo relazionale è spesso creare paura per elicitare immobilismo, il congelamento del terrore, che apre le porte all’attacco.

Nel prossimo articolo affronteremo l’argomento dal punto di vista della vittima.

Bibliografia

Barsotti, A., Desideri, G. (2011). Stalking. Quando il rifiuto di essere rifiutati conduce alla violenza. Milano: Ponte alle Grazie.

 

 

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