Sindrome Metabolica: cos’è e come prendersene cura

0
796
sindrome metabolica, dionna magra, donna grassa

Definizione di sindrome metabolica

Per “sindrome metabolica” si intende un complesso multifattoriale di sintomi che si manifestano contemporaneamente nell’individuo, collegato ad alto rischio cardiovascolare.
La prima volta che è stato citato questo termine risale agli anni ‘50; nel 1977 Haller usò tale frase per spiegare un’associazione tra obesità, iperglicemia e steatosi epatica (detta anche “fegato grasso”) descrivendo anche fattori di rischio dell’aterosclerosi. Nello stesso anno Singer aggiunse a tale complesso l’ipertensione.
Si arrivò al 1988, data in cui Reaven coniò tale terminologia, conosciuta anche come “sindrome X” o “sindrome di Reaven” con la quale si designa la simultanea mansifestazione di insulino-resistenza, dislipidemia (colesterolo e/o trigliceridi alti), iperinsulinemia, iperuricemia e ipertensione arteriosa.
L’accertamento di questa patologia si avvale del riscontro simultaneo di almeno 3 dei fattori descritti sopra, in particolar modo :
glicemia a digiuno al di sopra di 100 mg/dl
ipertensione arteriosa oltre i 130/85 mm Hg
ipertrigliceridemia sopra i 150 mg/dl
colesterolo HDL (buono) basso : 40 mg/dl nei maschi e 50 mg/dl nelle femmine
circonferenza addominale : 92 cm nei maschi e 88 cm nelle femmine

Eziologia

La causa principale dell’insorgenza della sindrome metabolica pare essere l’insulino-resistenza.
Con questo termine si intende descrivere quella situazione in cui le cellule diventano sorde al segnale insulinico di aprire l’ingresso del glucosio all’interno delle cellule stesse, motivo per cui si viene a creare la cosiddetta iperglicemia a cui fa seguito l’iperinsulinemia, ovvero un esagerato livello di insulina nel sangue, che rappresenta la responsabile del potenziale esordio del prediabete e diabete stesso.
L’insulino-resistenza altera inoltre il metabolismo lipidico, inibendo l’arresto del rilascio degli acidi grassi da parte del tessuto adiposo nella fase post-prandiale; questo comporta un aumento della sintesi di colesterolo LDL (quello definito “cattivo”) oltre a un incremento dei grassi riversati nel sangue.
Sempre l’insulino-resistenza viene correlata a una drastica riduzione della conversione in energia dei grassi da parte dell’apparato muscolo-scheletrico; tale condizione porta a favorire lo sviluppo dell’obesità che si localizza preferibilmente a livello centrale-addominale dove sono collocati i recettori insulinici.

 

Le conseguenze sulla salute di “avere la pancia”

Annuncio pubblicitario

In effetti “avere la pancia” è un fattore non tanto estetico quanto un rischio a livello salutistico, dato che l’obesità di tipo addominale è legata a un maggior rischio cardiovascolare. Il grasso viscerale soffoca gli organi addominali che, come un effetto “domino”, soffocano a loro volta il diaframma e di conseguenza la gabbia toracica dove risiedono cuore e polmoni, che vengono in tal modo costretti e notevolmente limitati nella loro funzionalità.
In aggiunta l’insulino-resistenza modifica l’equilibrio dei fattori protrombotici, contribuendo a creare le condizioni predisponenti la formazione di placche ateromasiche .
In ultimo è da annoverarsi tra i fattori della sindrome metabolica l’ipertensione arteriosa, una costante sempre presente. Ciò è conseguenza diretta della condizione di iperinsulinemia: un alto livello di insulina nel sangue favorisce il riassorbimento renale di sodio e di acqua, un aumento dell’aldosterone, ormone che trattiene liquidi e che esplica una notevole azione vasocostrittrice. Tutto questo quadro di condizioni porta all’incremento della pressione arteriosa. L’insulina in eccesso stimola inoltre il rilascio di fattori di crescita come l’IGF-1 dotati di una forte azione proliferativa cellulare e di un effetto vasocostrittivo periferico notevole.
L’aumento pressorio conseguente accelera la progressione di danni endoteliali e vascolari con la potenziale insorgenza di eventi ischemici e infarti del miocardio.

Conclusioni e suggerimenti

Anche in questo caso l’alimentazione gioca un ruolo fondamentale e diventa il cardine-base da modificare per perseguire uno stile nutrizionale sano e adeguato a prevenire e trattare queste importanti problematiche. Occorre limitare drasticamente il consumo dei carboidrati ad alto Indice Glicemico (per indice glicemico si intende la capacità di un determinato glucide di alzare la glicemia dopo il pasto rispetto a uno standard di riferimento che è il glucosio puro), i grassi saturi e idrogenati in grado di aumentare direttamente la quantità di trigliceridi e colesterolo nel sangue, e ridurre nettamente gli zuccheri semplici, comprensivi anche di dolci e bibite zuccherate oltre che farina 00.

Il migliore alleato per la nostra salute sono i vegetali con la loro enorme ricchezza in fibre, vitamine, minerali e antiossidanti nonché i legumi, validi sostituti dei carboidrati, che apportano proteine senza colesterolo e amidi con basso indice glicemico.
Estremamente indispensabile in queste situazioni diviene una regolare attività fisica e l’astensione da fumo e alcool che possono solo peggiorarne il quadro.

© Riproduzione riservata.
Le informazioni contenute in questo articolo sono da intendersi a puro scopo informativo e divulgativo e non devono essere intese in alcun modo come diagnosi, prognosi o terapie da sostituirsi a quelle farmacologiche eventualmente in atto. In nessun caso sostituiscono la consulenza medica specialistica. L’autore ed il sito declinano ogni responsabilità rispetto ad eventuali reazione indesiderate.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.