Rinascere: lasciar andare ciò che è finito per evolvere

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Quante volte restiamo attaccati a ciò che è finito, restiamo a guardare la porta chiusa, viviamo appesantiti da ciò che non ci appartiene più?

A volte penso che siamo esseri proprio strani…le nostre cellule, il nostro corpo che ci permette di vivere, si rinnova ogni giorno. Seguendo i ritmi della natura perdiamo i capelli, muoiono cellule e altre rinascono, parti di noi si rigenerano completamente. Noi, con il nostro mondo interiore facciamo processi diversi e non seguiamo questo fluire.

L’archetipo di morte e rinascita

I miti, la storia, le religioni ci trasmettono l’importante significato dell’archetipo morte-rinascita per la nostra evoluzione. In ogni storia, racconto è presente un uomo o una donna che affronta prove, paure e difficoltà che lo porta a morire interiormente, se non fisicamente, come nel caso di Gesù.

Questo archetipo, questo simbolo che tutti noi portiamo dentro consapevolmente o inconsapevolemente, ci insegna a lasciar andare ciò che ha finito il suo compito per poter accogliere il nuovo.

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Può essere un lavoro, uno studio, una passione, una storia d’amore, una parte di noi stessi a cui è necessario porre la parola “fine”. Solo attraverso la fine, l’accettazione della morte si può rinascere.

La paura della morte

Ma, c’è un piccolo problema. Tutti noi abbiamo paura della morte. Credo sia la paura più grande che ognuno di noi porta con sé e che non si ha il coraggio di ammettere, riconoscere. Spesso si fatica anche a nominarla.

Questa paura impedisce il processo che avviene naturalmente in natura e nel nostro corpo.

Se solo avessimo il coraggio di chiudere davvero con ciò che è finito, le vecchie storie, i vecchi lavori, luoghi e persone con cui semplicemente è finito lo scambio o il gioco come direbbero i bambini. Dovremmo imparare dai bambini: quando hanno finito di divertirsi ed imparare da un gioco lo lasciano lì, lo dimenticano e ne cercano uno nuovo.

Rinascere a sé stessi

Possiamo rinascere a noi stessi: imparare a “tagliare i rami secchi di noi stessi“, ovvero di lasciar andare quelle parti di noi che non ci appartengono più.

Sei timido? Oppure arrogante? Ami solo il mare e stare sempre in compagnia? Hai sempre pensato di riuscire solo a svolgere un lavoro a contatto con il pubblico?

Può essere che tu sia cambiato.

Può essere che alcune di quelle parti di te ti siano state utili fino ad ora, ma che ci sia qualcosa di nuovo, misterioso e inaspettato dentro di te che ha voglia di nascere, vivere, esprimersi.

Spesso continuiamo ad usare vecchi comportamenti e modi di essere, restiamo attaccati a chi eravamo impedendo a noi stessi di evolvere…di “morire” per rinascere.

Avere il coraggio di morire per rinascere ogni giorno

Come si vince la paura della morte per lasciare che il processo avvenga? Accorgendoci che in fondo il nostro essere muore e rinasce ogni giorno. Ogni sera quando andiamo a dormire e ci abbandoniamo finalmente all’esistenza, possiamo scegliere di azzerarci, attraverso il respiro, lasciando andare i soliti pensieri.

Immaginiamo di svegliarci il giorno dopo nuovi, rinati, come se non ci conoscessimo affatto.

E’ un piccolo esercizio che può aiutarci a guardare il mondo e le esperienze del mondo con uno sguardo nuovo e aperto, come se ci fossero nuove infinite possibilità. A patto di avere il coraggio di pronunciare la parola “fine” quando è necessario.

E poi se ci ascoltiamo bene c’è una sola certezza in tutto questo, in tutte le storie e i processi  di morte e rinascita cui assistiamo ogni giorno, l’essenza, l’anima permangono sempre e per sempre….

Quello che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo lo chiama farfalla.

Lao Tze

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