Rimedi fitoterapici: come assumere i principi curativi delle piante

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I rimedi fitoterapici sono rimedi naturali molto utilizzati. Per conoscerli e comprendere come utilizzarli è importante porsi una domanda.

Come si possono assumere i principi curativi delle piante?

Vista l’importanza dell’utilizzo delle piante in ambito terapeutico, è giusto capire

come si possano assumere i principi curativi delle piante.

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Per poter utilizzare le proprietà benefiche dei vegetali, la prima cosa da fare è quella di selezionare la droga, ossia quella parte della pianta utilizzata a scopo medicamentoso.

Le droghe vegetali sono definite dalla Farmacopea Ufficiale come: “piante, secreti, escreti di piante che, come tali o come preparazioni, possono essere utilizzate a fini terapeutici o come sostanze ausiliarie per la preparazione di forme farmaceutiche”.

I principi attivi

Per poter assumere le sostanze presenti nella pianta, è necessario estrarne i principi attivi con modalità che possono variare a seconda delle caratteristiche degli elementi che dobbiamo estrarre.

Utilizzi della pianta per i rimedi fitoterapici

La pianta può essere utilizzata:

1.    Fresca

2.    Secca

Più precisamente per pianta secca si intende allo stato secco dopo essiccamento. L’essiccamento deve avvenire in modo da non danneggiare la qualità della droga ed ha anche lo scopo di bloccare i processi fermentativi che si originano dopo la raccolta

In base al criterio di estrazione si possono classificare i preparati fitoterapici in grandi famiglie.

Prodotti derivati dalla pianta fresca

Tinture madri

Se i principi attivi si estraggono direttamente dalle pianta fresca tramite l’utilizzo di alcool, ne  derivano le  tinture madri. L’erba fresca viene messa a macerare in un liquido formato da alcol e acqua, solitamente viene utilizzata la pianta in toto, il preparato ha una gradazione alcolica, in Italia, di 70°.

Gemmoderivati

Sono preparazioni liquide ottenute dalla droghe vegetali fresche in via di accrescimento: le “gemme”, i germogli, i boccioli, le giovani radici, la linfa, le scorze di stelo, che vengono triturate e messe a macerare per 21 giorni in alcool (45°-65°) e glicerina. Questo è il motivo per cui i gemmoderivati sono conosciuti anche come macerati glicerici.

Oli essenziali

Sono detti anche oli volatili sono ottenuti per distillazione di varie parti di piante, fiori, foglie o per spremitura (agrumi), e sono composti da un miscuglio di numerose sostanze volatili contenute nelle piante aromatiche.
Gli oli essenziali presentano effetti terapeutici sia utilizzati per via esterna che per via interna, i loro impiego terapeutico costituisce l’Aromaterapia

Succhi

Vengono ottenuti meccanicamente per pressione della pianta fresca. Sono costituiti da liquidi presenti nei tessuti vegetali e vengono anche indicati come “piante bevibili. Vedi ad esempio il succo di Aloe Vera e Arborescens.

Prodotti derivati dalla pianta secca

Per essiccamento si ottiene la droga “secca” su cui possiamo intervenire nei seguenti modi:

  1. Con operazioni meccaniche, come frantumazione, triturazione, polverizzazione per rendere il prodotto adeguato alla successiva formulazione che lo vedrà parte di una capsula, tavoletta.
  2. Utilizzando solventi appropriati si procede alla estrazione del principio attivo dalla pianta.

In base ai costituenti del fitocomplesso (insieme di tutte le sostanze presenti nella droga) si dovrà scegliere il solvente adeguato in cui i principi attivi che si desiderano estrarre  siano solubili. L’estrazione con solventi porta alla formulazione di:

  • alcooliti o tinture, se si utilizza l’alcool etilico
  • enoliti, se l’estrazione avviene con il vino
  • gliceroliti, se il solvente è il glicerolo
  • idroliti, se per estrarre i principi attivi si utilizza come solvente l’acqua e si ottengono le comuni tisane.

Tisane, cosa sono e come si preparano

Sono delle preparazioni acquose estemporanee, molto diluite destinate ad essere somministrate per via orale, come tali a fini terapeutici o come veicoli di altri medicamenti. Possono essere leggermente edulcorate o aromatizzate e vanno, di preferenza, consumate al momento. Si ottengono dalla mescolanza di un minimo di due piante allo stato secco, per infusione, decozione o macerazione.

Infusione (infuso)

Viene fatta bollire dell’acqua e poi versata sulla pianta essiccata e ridotta a pezzi, si copre il recipiente per mantenere il vapore e conservare il principio attivo e si lascia in infusione per 10-15 minuti. Si filtra e si beve il liquido risultante. Questa metodica si utilizza per estrarre i principi attivi delle parti più delicate e tenere della pianta come fiori, frutti e foglie. È anche preferibile per l’estrazione di sostanze volatili che, con l’ebollizione, andrebbero perse.

Decozione (decotto)

La pianta essiccata, sempre ridotta a pezzi, viene messa in acqua e si porta ad ebollizione, poi si lascia raffreddare, si filtra e si beve il liquido risultante. Tale metodica di preparazione è indicata per l’estrazione di principi attivi delle parti più dure della pianta come radici, cortecce, semi e foglie dure.

La decozione non deve mai essere applicata a piante contenenti principi attivi volatili in quanto ne determina l’evaporazione.

Macerazione (macerato)

Si pone la droga in acqua a temperatura ambiente per periodi variabili, da un giorno a più settimane. Il macerato è utile quando la droga contiene sostanze idrosolubili ma termolabili (inattivate dal calore ) o volatili che andrebbero disperse o per  mucillagini.

In una tisana, solitamente, oltre alla pianta principale che ne determina la proprietà curativa, si aggiungono piante che possano rinforzare l’effetto base o migliorarne l’aspetto ed il sapore.

Se si utilizza una sola pianta si, parla semplicemente di infuso.

L’estrazione del principio attivo dalla pianta secca   avviene anche tramite macerazione in un solvente apposito, generalmente alcool etilico e acqua, per determinati periodi di tempo. Si fa poi evaporare la soluzione ottenuta fino alla concentrazione desiderata e si produrrà un estratto. In base al grado di eliminazione del solvente si avrà una diversa consistenza   e distingueremo estratti fluidi o secchi.

I prodotti della macerazione

Per macerazione, sempre partendo dalla pianta essiccata otteniamo:

  • Estratto fluido: è dotato di un grado alcoolico che oscilla tra i 20 e i 30°C, ma che alcune volte può raggiungere anche i 60°C. Gli svantaggi dell’estratto fluido sono rappresentati dal suo elevato contenuto di alcool e dal fatto che i principi attivi in esso contenuti sono notevolmente diluiti dalla soluzione di alcool e acqua che costituisce la grande maggioranza del preparato. L’estratto fluido ha una buona azione curativa.
  • Estratto secco: Si prepara partendo dall’estratto fluido, che poi viene fatto evaporare con metodiche sofisticate quali la nebulizzazione, fino ad ottenere una polvere finissima ed impalpabile, che è rappresentata in pratica solo dal fitocomplesso tipico di quella pianta. Esso è assai più concentrato rispetto all’estratto fluido da cui deriva. Grazie a questa sua concentrazione e purezza, è possibile procedere alla titolazione, che consiste nel valutare, non solo la presenza del o dei principi attivi ricercati, ma anche di determinarne esattamente la quantità. La titolazione si può effettuare solo da un estratto secco della droga, e non ad esempio dalla tintura madre della stessa. La dimensione molto piccola dei suoi granuli lo rende molto biodisponibile, perché ne facilita sia l’assorbimento sia l’utilizzazione da parte dell’organismo. Oggi l’estratto secco titolato e standardizzato è considerato il prodotto fitoterapico migliore. L’estratto secco è dotato di un’azione curativa ottimale.

Conclusioni: le diverse preparazioni dei rimedi fitoterapici

I preparati fitoterapici si trovano in commercio sotto forma di capsule, tavolette, gocce, piante in taglio tisana per una preparazione estemporanea a casa, offrendoci, così,  molte opportunità di scelta.

Nel seguente schema trovate una semplificazione di tutti i preparati.

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Dizionario di Fitoterapia e Piante Medicinali
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