Respiro, stati d’animo, emozioni: Yoga e Rebirthing per imparare a respirare

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Il respiro è legato agli stati d’animo, quindi ai nostri stati mentali, alle nostre emozioni. Lo yoga non insegna solo il lavoro sulle posture (asanas) utili, tra l’altro, a rendere più forte e flessibile il corpo, ma punta l’accento sul respiro, parte integrante della pratica, insegnando a gestirlo.

Gestire il respiro, i vantaggi

Riuscendo a gestire il respiro, si riescono a trasformare i propri stati mentali; si riescono a gestire le emozioni negative.

La differenza fra la ginnastica e lo yoga sta proprio nella respirazione.

I testi sacri dello yoga parlano diffusamente del Pranayama ovvero delle tecniche di respirazione. Pensa a come la respirazione cambia in base ai nostri stati d’animo. Se siamo rilassati, il respiro è rilassato, se siamo arrabbiati o ansiosi, il respiro si trasforma completamente, divenendo più corto.

Un’emozione forte e negativa ci impedisce di respirare in modo completo. La paura, molto diffusa e nascosta in diversi comportamenti, non ci fa mai avere una respirazione appropriata.

Qualsiasi fisiologo sottolinea l’importanza di una espirazione più lunga dell’inspirazione per eliminare completamente le scorie dai polmoni. Purtroppo, con la nostra espirazione corta e incompleta, svuotiamo i polmoni solo in piccola parte.

Perché è utile avere una espirazione più lunga?

Nello yoga si afferma che, svuotare del tutto i polmoni, non solo apporta benefici alla salute perché si elimina completamente l’anidride carbonica, ma muovendo maggiormente il diaframma, si massaggiano i visceri. Inoltre, una lunga ed integrale espirazione, abbassa l’energia ed evita il proliferare continuo di pensieri.

Infatti il motivo per cui abbiamo un’espirazione corta  è che “alimentiamo continuamente il mentale” . L’inspirazione più lunga dell’espirazione mantiene il respiro verso l’alto e, con esso, mantiene l’energia verso l’alto.

Il respiro, infatti, è il veicolo dell’energia.

Nutriamo la mente con continui pensieri: positivi, negativi, assillanti, in base al momento. La nostra mente non smette mai di pensare. Pensa al futuro, creando paure immotivate o al passato, facendo albergare in noi rimorsi e sensi di colpa. Spesso giudica o critica.

Riuscire a “padroneggiare il respiro” vuol dire riuscire a gestire i nostri pensieri assillanti, di paura o di fallimento, pensieri di insicurezza, rancori continui e quant’altro.

Impara a gestire il respiro

Sono diverse le tecniche di respirazione dello yoga. Il pranayama più potente è sicuramente il rebirthing, una respirazione circolare e connessa.

La cosa migliore che consiglio ai neofiti è di non improvvisare da soli ma farsi trasmettere queste pratiche da un insegnante competente o da un Maestro, se si ha la fortuna di incontrarne uno.

Il respiro è molto potente e dona benefici immensi, se ben incanalato e ben gestito. In caso contrario, può divenire dannoso. Ho avuto diversi allievi che hanno raccontato di pessime esperienze in gruppi collettivi di Rebirthing, dove la respirazione veniva mal gestita e creava scompensi energetici e fisici immediati.

Il respiro, utilizzato in un certo modo, smuove l’energia (ne è il veicolo, si diceva). L’energia, insita in noi (non presa da chissà dove), inizia a muoversi e ad andare dove serve. Tutto ciò succede con qualsiasi Pranayama, eseguito per diversi minuti, ma nel rebirthing, soprattutto, si attiva maggiormente.

L’energia correttamente attivata ed incanalata lavora a livello fisico e a livello sottile, più interiore, riequilibrando e risanando. Per tale motivo, il respiro indirizzato scorrettamente, porta a squilibri fisici ed energetici.

Lavorare con le tecniche di Pranayama e con il Rebirthing porta a trasformare le emozioni negative (rabbia, odio, paura, invidia, ecc). Lo yoga insegna a trasformare, non a reprimere. Ad esempio, se rabbia o paura dimorano in noi, dobbiamo, innanzitutto, riconoscerle e poi trasformarle. E viverle, soprattutto, senza sensi di colpa, senza sentirci “sbagliati”.

Personalmente lavoro spesso con persone con attacchi di ansia o, addirittura, attacchi di panico; con persone che lamentano stress e tensioni per ritmi di vita frenetici e situazioni lavorative o relazionali molto pesanti.

Anche su me stessa ho provato e continuo a provare gli effetti benefici, su corpo e mente, di una respirazione profonda e completa.

Non fare della tua mente un campo di battaglia

Lo ha detto il Maestro zen Thich Nhat Hahn.

Intendeva dire che non dobbiamo alimentare la dicotomia fra “ciò che è buono in noi” e “ciò che non lo è”. In questo modo è come se non accettassimo una parte di noi. Quell’energia che si esprime attraverso la rabbia è la nostra stessa energia che può essere espressa attraverso la gentilezza o la compassione. Non sono due cose distinte e in noi non vi è alcuna separazione. È  la dualità che crea conflitti interiori.

Lavorando con lo Yoga e con il pranayama, si supera questa dualità; si accetta se stessi senza colpevolizzarsi. Si superano paure e conflitti interiori che conducono inevitabilmente a stati di ansia, rabbia, insicurezza.

Come diceva il Buddha:

“La pace viene da dentro. Non cercarla fuori”.

 

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