Relazioni finite: affrontare il distacco e ricominciare

relazioni finite, uomo triste, relazione finita, distacco

Relazioni finite, sono un grande motivo di sofferenza per molte persone, ma la fine di una relazione e il dolore che ne segue possono anche essere affrontati per migliorare

Ama e ridi se amor risponde, piangi forte se non ti sente.

Fabrizio de André

Lei mi ha lasciato, lui mi ha lasciato

Quanto dolore si nasconde nella semplice consapevolezza che sta dietro queste parole

Annuncio pubblicitario

Dietro al ricordo di quanti momenti, sensazioni, emozioni, situazioni, la vita, con la sua schiettezza a tratti crudele, ci mostra con chiarezza dove siamo rimasti. Siamo fermi dietro al presente e lontano, molto lontano, da quel futuro che appare ora incerto, insicuro, inimmaginabile.

Chi è stato lasciato, infatti, si trova a vivere un distacco da ciò che forzatamente non fa più parte della sua quotidianità, ma con la coscienza straziante del fatto tale distacco non è causato da qualcosa di esterno alla relazione.

Al contrario, è l’altra persona (ancora amata) che rifiuta. Quando poi l’altro non si preoccupa di fornire qualche spiegazione, anche solo vagamente credibile, di tale distacco, ecco allora che la realtà appare ancora più incredibile.

Tanto più aliena quanto più, nella percezione dell’abbandonato, la relazione era satura di armonia, comunione, amore e sensualità.

Relazioni finite i dubbi, le domande i pensieri

E allora ai dubbi sulla relazione finita se ne aggiunge un altro, strisciante, sotterraneo e sempre presente:

ma se anche lui/lei mi ha lasciato (eppure stavamo così bene, insieme!), come farò a trovare qualcun’altro?

Insomma: a lui/lei ho dato tutto il meglio che avevo, eppure evidentemente non è bastato, neanche dopo tutto il tempo che abbiamo passato insieme!

Naturalmente sfugge il presupposto implicito del dubbio, quello cioè che il successo di una relazione dipenda da una sorta di bilancio, e non da fattori molto più istintivi e irrazionali come l’attrazione, la passione, l’amore; ormai il circolo è avviato.

Dopo la rottura

La fine di una relazione sentimentale costituisce uno dei principali fattori di rischio per lo sviluppo di sintomi depressivi, sia in adolescenza (Monroe et al., 1999) sia durante la vita adulta (Muriana e Verbitz, 2010). D’altra parte, però, il tipo di reazioni attivate dalla rottura è legato alle convinzioni (o credenze) che la persona nutre, appena sotto la soglia della consapevolezza, sulla natura delle relazioni amorose.

Per fare degli esempi, coloro che credono in un amore unico, indissolubile ed eterno tenderanno, una volta conclusa la storia sentimentale, a ridiscuterne natura e ricordi dai suoi inizi. Come a dire:

l’amore è eterno, se questo non è durato, probabilmente non era amore.

Altri, invece, convinti nella necessità di nutrire una relazione giorno dopo giorno, si formeranno un giudizio molto meno netto sulla fine della storia (Knee, 1998).

In più, l’immagine che si ha di sé, per tanto tempo legata alla relazione con l’altro, tende ad attraversare un periodo di instabilità e ridiscussione; la percezione di sé si fa nebulosa e incerta, e questo, a sua volta, aumenta lo stress e la tensione (Slotter & Gardner, 2010).

Canalizzare la rabbia

Al senso di abbandono si somma la rabbia. L’altro ha provocato dolore, dopotutto, e ancora lo fa; negando, giorno dopo giorno, quegli aspetti della relazione che facevano stare così bene. Il primo passo terapeutico consiste quindi nel dare alla rabbia posto e spazio, lasciare che il veleno esca per non marcire dentro. Solo una volta abbandonata la rabbia saremo pronti a vivere la perdita.

Lasciar decantare il dolore aiuta il distacco

Le immagini, le sensazioni, vengono spontanee. Quando più sono indesiderate, in presenza degli altri, nel sonno, al lavoro; arrivano travolgenti, il dolore stringe lo stomaco al punto che si teme di perdere il controllo, scoppiando in lacrime davanti ad estranei e conoscenti che mal giudicherebbero, oppure si prodigherebbero in consigli pieni di buon senso. Ci si ricorda di quanto è stato che ora non è più; di ciò che pure si è vissuto, ma che ora si sa svanito nelle nebbie del tempo. Non sai che cos’ hai finchè non lo perdi, recitava una canzone degli anni ’80; e i ricordi di quanto si è perso tornano, prepotenti.

A questo punto l’obiettivo consiste nel crearsi un insieme di ricordi, i più rappresentativi, del tempo che abbiamo vissuto con la persona; le situazioni insieme, i viaggi o la quotidianità. Una vera collezione di quadri di un periodo di vita, un insieme di souvenir mentali di ciò che abbiamo vissuto. A questo punto sarà possibile farvi visita, quando si avrà la sensazione che la nostalgia di ciò che si è avuto torna a fare visita; quando, senza neanche accorgersene, non se ne sentirà più il bisogno, il distacco sarà avvenuto.

Proseguire la vita dopo la fine di una relazione…senza spinte

Le ricerche, se da un lato mostrano i rischi dell’essere lasciati, dall’altro sottolineano il fatto che le persone, proprio in virtù del dolore che hanno vissuto, ridiscutono e cercano di migliorare loro stesse, dopo la fine di una relazione (Tashiro e Frazier, 2003).

Si lavora per migliorare il rapporto con sé stessi, cercando di individuare e porre rimedio a mancanze o difetti; si cerca di vivere meglio il contesto interno a sé, si cercano e sperimentano nuove attività, conoscenze, contatti sociali e ambienti. Da perdita ad opportunità: non ci sentiamo, però,  di sottoscrivere in toto la famosa frase:

L’ora più buia arriva prima dell’alba.

Possiamo però citare un adagio orientale:

Nutrire la vita, senza aspirare alla felicità.

Quella può arrivare, aggiungiamo noi, solo se smettiamo di cercarla.

Bibliografia

  • Knee, C. R. (1998). Implicit theories of relationships: Assessment and prediction of romantic relationship initiation, coping, and longevity. Journal of Personality and Social Psychology, 74(2), 360.
  • Monroe, S. M., Rohde, P., Seeley, J. R., & Lewinsohn, P. M. (1999). Life events and depression in adolescence: relationship loss as a prospective risk factor for first onset of major depressive disorder. Journal of abnormal psychology, 108(4), 606.
  • Muriana, E., & Verbitz, T. (2010). Psicopatologia della vita amorosa. Ponte alle Grazie.
  • Slotter, E. B., Gardner, W. L., & Finkel, E. J. (2010). Who am I without you? The influence of romantic breakup on the self-concept. Personality and Social Psychology Bulletin, 36(2), 147-160.
  • Tashiro, T. Y., & Frazier, P. (2003). ” I’ll never be in a relationship like that again”: Personal growth following romantic relationship breakups. Personal Relationships, 10(1), 113-128.

 

 

© Riproduzione riservata.
Le informazioni contenute in questo articolo sono da intendersi a puro scopo informativo e divulgativo e non devono essere intese in alcun modo come diagnosi, prognosi o terapie da sostituirsi a quelle farmacologiche eventualmente in atto. In nessun caso sostituiscono la consulenza medica specialistica. L’autore ed il sito declinano ogni responsabilità rispetto ad eventuali reazione indesiderate.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.