Simbolismo e psicosomatica dell’intestino, Parte 2. I disturbi più comuni

Come promesso torno a parlarvi del nostro secondo cervello: l’intestino. Dopo avervi proposto, nella prima parte di questo articolo, una lettura simbolica cervello-intestino, alto-basso, spirituale-materiale, cielo-inferi, vorrei ora addentrarmi nelle problematiche, più o meno importanti, che possono colpirlo….ne tratterò brevemente alcune, ma vi assicuro che sono molto impegnative e soprattutto si tratta di disturbi che possono davvero arrivare ad essere di ostacolo al normale svolgimento della propria vita. Un caso? No, non credo…

Un breve ripasso

Facciamo un breve ripasso: il cervello può influenzare l’apparato gastrointestinale e viceversa, l’apparato gastrointestinale può influenzare il cervello, ormai anche la scienza ha riconosciuto questa connessione e se consideriamo che la Medicina Cinese lo asserisce da migliaia di anni, possiamo ben renderci conto di quanto tutto ciò possa avere un forte impatto sulla nostra salute. Abbiamo capito che il nostro intestino digerisce, oltre al cibo, anche le emozioni , ed entrambi, quando non riescono ad essere digeriti, creano tossine, che a loro volta danneggiano, in modo più o meno importante l’organo. Vorrei sottolineare bene il punto relativo alle emozioni ed ai pensieri: anche loro se non vengono digeriti dall’intestino creano tossine che creeranno a loro volta un allarme fisiologico.

Come possono scambiarsi i ruoli cervello ed intestino?

Penso che tutti abbiano ben chiaro quanto pensieri ricorrenti, ansia, depressione, stress, paura, agitazione, nervosismo, intense emozioni, possano generare disturbi intestinali di vario genere: dissenteria, crampi, mal di pancia, stipsi, intestino irritabile, … e viceversa, come disturbi dell’apparato intestinale possano creare tensione, ansia, stress, attacchi di panico, e via dicendo. Vorrei ricordare anche che più del 90% della serotonina “circolante” è prodotta dalle cellule enterocromaffini dell’intestino ed inoltre il nostro sistema immunitario è modulato dal buon funzionamento di questo apparato. Mi soffermo un attimo sulla serotonina che forse alcuni di voi si staranno chiedendo cosa ha a che fare con le problematiche intestinali.

Il neurotrasmettitore del buonumore

La serotonina è un neurotrasmettitore che comunemente appelliamo anche con il nome di “ormone del buonumore”, il cui precursore è il triptofano sintetizzato nel sistema nervoso centrale…ma non solo da lui! Siccome non voglio tediarvi troppo con spiegazioni tecniche che finirebbero per annoiarvi, stringo e arrivo al dunque: la serotonina regola moltissime funzioni dell’organismo, è l’ormone del buonumore e sia la sua carenza che il suo eccesso possono creare molti disturbi. Vi starete ancora chiedendo dove voglio “andare a parare” e la risposta è che come accennato sopra, più del 90% , anzi, azzarderei un buon 95% della serotonina “circolante” è prodotta dall’intestino (muscolatura liscia) e quindi oltre a modulare l’umore e mille altre funzioni nell’organismo, agisce anche ed intensamente sulle funzioni intestinali. E’ quindi implicata nella fitta rete di azioni e reazioni tra sistema nervoso ed intestino. Livelli troppo bassi, ad esempio, portano stitichezza, livelli troppo alti diarrea, tanto per citare alcune problematiche… Il discorso chiaramente sarebbe molto più lungo, ma continuando ci perderemmo in un percorso, altrettanto interessante e affascinante, ma che ci porterebbe fuori tema…

E dopo le doverose spiegazioni: la colite spastica, la sindrome del colon irritabile

La colite spastica , anche detta sindrome dell’intestino irritabile, funziona un po’ come le lucine di emergenza che si accendono nel cruscotto della nostra macchina per segnalarci che qualcosa non sta funzionando a dovere. La stessa cosa ci segnala la colite dal punto di vista psicosomatico: è una spia che si accende per informarci che nella nostra vita, nelle nostre emozioni, nei nostri pensieri, qualcosa non sta andando nel modo giusto, qualcosa si è inceppato ed il nostro sistema emotivo viscerale è entrato in allarme. Già la locuzione “sindrome dell’intestino irritabile” ci dice molto relativamente al problema: irritabile riferito si alla sensibilità della mucosa e della muscolatura dell’organo in se, ma irritabile riferito anche all’aspetto psichico del disturbo, una forma “nevrotica” del nostro secondo cervello che ci segnala un disagio interiore. Il nostro intestino, attraverso questo disturbo attraversa fasi di stipsi e fasi di dissenteria, unitamente ad un corollario di altri sintomi quali: gonfiore, crampi, flatulenza, tensione, impellenza di defecazione, ecc. accompagnati spesso a stanchezza, mal di testa, umore depresso, stress, mancanza di concentrazione, nausea, e non raramente un preludio di vera depressione…

Come vedete il filo conduttore di comunicazione intestino-cervello è assolutamente attivo e ci parla a voce alta. L’intestino diventa il purgatorio della mente, purgatorio in cui si cerca di eliminare in fretta pensieri disturbanti, emozioni troppo intense, rabbia, frustrazioni, fantasie sessuali inaccettabili, violenza, paura, pensieri troppo sporchi, in pratica la nostra parte ombra, che il colitico non riesce ad accettare e tollerare razionalmente. La nostra parte bassa, l’intestino, si fa carico di esprimere ed allontanare, ciò che la nostra parte alta, il cervello, il nostro cielo, non riesce ad accettare e di cui non può farsi carico: un “troppo” che la mente non riesce a gestire. Il colitico cerca inconsciamente di nascondere questi pensieri e queste emozioni nell’intestino, ma quando il “non digerito” diventa troppo ingombrante, il nostro secondo cervello inizia a farci sentire gli spasmi della colite. E questi spasmi, questi crampi, ci parlano della dolorosa lotta intestina, per l’appunto, tra il procedere in avanti ed il tornare indietro, tra lasciare andare e trattenere, dentro e fuori. Due forze contrapposte che ci raccontano di persone dove l’espresso e l’inespresso si fronteggiano e l’aggressività diviene auto aggressività attraverso il forte dolore provocato dai crampi intestinali. La colite diviene così un rituale di purificazione in cui le feci rappresentano l’elaborazione di quel “troppo” che deve essere allontanato dalla mente e dal corpo. L’intestino si fa carico così di eliminare le “feci del cervello”. E se ben ci pensate questo allontanamento avviene dalla nostra parte “di dietro”, quasi come a significare che il colitico non è in grado e non vuole neanche vedere questo “sporco” così profondamente disturbante e di cui prova vergogna. Bisogna arrivare a comprendere ed accettare che in noi vivono sentimenti opposti, che esiste un nostro lato ombra , senza necessità di colpevolizzarsi e punirsi attraverso l’intestino. Accettarsi senza il maniacale bisogno di purificarsi diventa così la chiave di volta per cominciare a comprendere. La colite con i suoi disturbi, per quanto sgradevoli e limitanti, sta lampeggiando proprio come le lucine del cruscotto di cui parlavo all’inizio, per invitarci a non separare gli opposti che vivono in noi.

La dissenteria….l’urgenza di allontanare

Eliminare al più presto i “pensieri tossici”: l’attacco di dissenteria ci parla proprio di questo. Il pensiero ingombrante, sporco, inaccettabile si trasforma nell’intestino in qualcosa da scaricare velocemente, in modo impellente e violento. Le tossine mentali che non possono essere tradotte in parole si trasformano in attacco diarroico. Così come un cibo guasto viene eliminato velocemente dal corpo per evitare che avveleni ed intossichi il sistema, nello stesso modo la diarrea ripulisce velocemente la mente da ciò che la sta avvelenando, intossicando. In fondo somatizzare significa proprio questo: scaricare materialmente sul corpo un contenuto psichico mentale troppo ingombrante. Vorrei ricordare anche che l’attacco diarroico può seguire uno stato di forte paura (la tipica dissenteria e mal di pancia pre-esame ad esempio) in cui la scarica rappresenta un modo arcaico di difesa che il corpo mette in atto: mi alleggerisco per prepararmi alla fuga. La dissenteria si trasforma così in un momento di “perdita del controllo” impellente e liberatorio, ma pronto a riproporsi perché i pensieri tossici non possono essere assimilati e contenuti né sopra né sotto.

La stipsi…lo stitico avaro

La lettura, sempre dal punto di vista psicosomatico, della stipsi, si rifà ad una tendenza dello stitico a trattenere a sé le cose, le persone, gli affetti… una sorta di avarizia inconscia nel lasciare andare anche ciò che non serve più. Questa difficoltà a lasciare andare pensieri ricorrenti intasa lo smaltimento sia a livello mentale che intestinale, ed ecco, infatti, che insieme al problema intestinale si possono accompagnare cefalee, ottundimento, stanchezza. Le feci in questo caso si trasformano in qualcosa di prezioso da trattenere perché considerate vitali. Non ci si riesce a staccare da contenuti, siano essi cose, persone, storie, affetti, ormai divenuti inutili, finiti, che dovrebbero essere scartati ed invece di allontanarli li si trattiene cercando anche questa volta di nasconderli nel nostro basso. La stipsi diventa quasi un identificarsi con la materia, dove “la sostanza” è quella che conta e rinunciarvi sarebbe come rinunciare a se stessi. Non a caso l’atto di espulsione delle feci diventa un momento difficile, doloroso anche in senso fisico, che per questo si cerca di rimandare. Lo stitico cerca di mantenere dentro di se contenuti mentali inconsci repressi, nonostante questo crei gonfiore e pesantezza in tutti i sensi. Non è un caso che si parli di “costipazione” la cui etimologia si può tradurre in: “accumulo, concentrazione, ammassamento”. Per concludere riporto una citazione tratta dal Libro dell’Es di Groddeck: “il mondo esterno non è degno di ricevere quello che c’è all’interno del mio corpo; oppure: provo un tale piacere a trattenerlo che, in confronto, i diritti del mondo esterno non hanno su di me alcun potere; oppure che: il contenuto del mio intestino è di così poco conto che mi vergogno di darlo al mondo esterno.” In altre parole: ad ognuno la sua stitichezza mentale! E facciamo sempre attenzione: risolvere la stitichezza significa spesso far emergere tutti quei contenuti che la mente cerca di nascondere!

Come uscire da questo loop cervello – intestino?

Comprendere il significato di “salute-malattia” è il primo passo, così come è importante chiedersi cosa ci ha permesso di fare e/o di non fare un determinato disturbo. Uscirne si può. Chiaramente, la psicosomatica non intende assolutamente parlare di malati immaginari o di disturbi di poco conto, anzi! La psicosomatica ci parla di un unicum mente-corpo e prende in considerazione l’uomo nella sua unità inscindibile. Fare tutti i dovuti accertamenti medici è assolutamente doveroso!

Fatto ciò ed in base ai risultati delle indagini, si possono poi mettere in atto trattamenti naturopatici specifici, e sono svariati, atti al ripristino del benessere fisico e mentale, che possono essere sicuramente affiancati anche a terapie allopatiche, se necessitano. Ma di questo parleremo in un’altra puntata!

di Antonella Carobbio

Leggi la prima parte di questo articolo

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Antonella Carobbio
Naturopata ad indirizzo psicosomatico, operatrice in psicologia del colore, cromoterapia, cromopuntura, aromatologia, profumoterapia, educazione alimentare, cosmesi naturale. Insegnante di Massaggio Infantile diplomata IAIM - AIMI. Bologna
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Website: http://www.cromobologna.com
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