Piantaggine: pianta officinale spontanea e perenne, le proprietà

piantaggine

La piantaggine è un’erba spontanea e medicinale originaria di Asia e Africa. È presente anche in Europa ed in Italia, la si può trovare ovunque: nei prati, nelle aiuole e lungo le strade, anche se il suo habitat è nelle zone di collina o montagna al di sotto dei 2000 metri. Il nome deriva da Planta che in lingua latina fa riferimento alla pianta del piede, questo perchè in alcune specie, la forma delle foglie assomiglia proprio alla pianta del piede. La Plantago lanceolata, questo il nome scientifico della specie più diffusa, è una pianta perenne talmente diffusa da essere considerata infestante. Le sue foglie sono strette e lanceolate e possiede delle spighe cilindriche. Tra le numerose specie citiamo anche la Pantago maior, e la Plantago intermedia.

Piantaggine: una pianta nota dai tempi antichi

Plantago, piantaggine, lenitiva, escoriazioniFin dai tempi dell’antichità, la piantaggine è stata considerata una pianta curativa, sia per uso interno che per uso esterno. Veniva infatti utilizzata per curare diverse patologie ed era ritenuta di grande importanza. Il suo principale impiego era (ed è ancora) per le malattie da raffreddamento, per le bronchiti e per la tosse ma veniva usata anche come diaforetico (per favorire la sudorazione) e diuretico. La pianta era ritenuta utilissima per lenire i bruciori delle escoriazioni e delle piccole ferite e ancora oggi le foglie di piantaggine costituiscono un ottimo rimedio naturale: se vengono frizionate sulla cute dopo la fastidiosa puntura di un insetto, il dolore ed il bruciore scompaiono rapidamente.

Tutti gli antichi erbari hanno descritto ed esaltato le proprietà di questa pianta benefica che serviva anche per preparare decotti contro le infiammazioni dell’intestino oltre che per fare cataplasmi, con le foglie ben pestate, da applicare su piaghe, punture di insetti, ferite e contusioni. Ancora oggi la piantaggine viene usata come ingrediente di creme lenitive grazie ad una particolare sostanza in essa contenuta, l’aucubina. I suoi semi polverizzati inoltre erano usati per sanare le ulcere delle gambe.

Nella tradizione trentina gli abitanti delle campagne la utilizzavamo per alleviare il mal di denti (mettendo nelle orecchie le sue radici grattugiate!), oppure il succo delle sue foglie era utilizzato come collirio per curare congiuntiviti ed altre affezioni degli occhi.

Fitoterapia

Nell’affascinante libro “La Medicina dei Semplici”, di Fra Domenico Palombi (Monaco Cistercense), Edizioni Torchio De’ Ricci, ho trovato interessanti informazioni che vi riporto qui si seguito. Nella fitoterapia si usano le foglie, che si raccolgono da maggio ad ottobre, e o semi, da agosto ad ottobre.  I semi, che dopo la raccolta si essiccano all’ombra e si conservano in sacchetti di carta, sono mucillaginosi ed astringenti, contengono tannino ed emulsina, e sono utilizzati come depurativi e calmanti nei catarri bronchiali, contro le enteriti, la dissenteria le nefriti. Per uso esterno la piantaggine viene utilizzata come cicatrizzante e per fermare la perdita di sangue da naso, esercita inoltre un benefico effetto antinfiammatorio e astringente su bocca, gola ed occhi, e, come già noto nella medicina popolare, si conferma efficace contro scottature e punture di insetti.

Come si usa la piantaggine

Ecco i consigli di Fra Domenico Palombi.

Infuso di semi: mettere due cucchiai di semi in una tazza di acqua bollente e bere nel corso della giornata. L’alta concentrazione di mucillagine nei semi rende questo infuso particolarmente rinfrescante ed emolliente.

Decotto: far bollire una manciata di pianta essiccata in mezzo litro di acqua per 5 minuti. Lasciar riposare per 10 minuti e berne tre bicchieri al dì a digiuno: lenisce il mal di gola e le infiammazioni delle mucose orali, bronchiali e intestinali. È utile anche per fare gargarismi o lavaggi agli occhi.

 

Altri consigli d’uso

L’infuso di foglie (30 grammi di foglie in 1 litro d’acqua) è depurativo del sangue ma giova anche ai polmoni, ai bronchi ed allo stomaco. Il macerato di foglie, che si ottiene facendo bollire per un minuto 50grammi di foglie in un litro d’acqua e lasciandole riposare tutta la notte, può essere usato, come l’infuso, sia per uso interno, sia per gargarismi e sciacqui.

In cucina: le foglie fresche, ricche di vitamina A e vitamina C, sono ottime nelle insalate, meglio se tenere, oppure possono essere aggiunte alle minestre.

La fioritura della piantaggine

Durante l’estate la Piantaggine fiorisce con piccoli fiori rossi a volte scuri che a loro volta danno vita a frutti che contengono un seme.

Avvertenze e consigli

Secondo recenti studi, la piantaggine può essere fatta assumere anche a persone anziane e a bambini perché non presenta effetti collaterali rilevanti a meno che non se ne faccia un uso spropositato o non si sia verificata una allergia alla pianta. È comunque sempre consigliabile evitare il fai da te e chiedere ad un esperto o ad un medico.

Bibliografia

  • Piante aromatiche ed officinali, Provincia autonoma di Trento, Dipartimento Agricoltura e Alimentazione, 2009
  • La Medicina dei semplici, Fra Domenico Palombi, Edizioni Torchio De’ Ricci, 2000
  • Piante Medicinali, Ricettario pratico per tutti, Ed. Carroccio, 1967
  • Le Erbe del Barba, Carlo Signorini, Edizioni del Bardo

 

© Riproduzione riservata.
Le informazioni contenute in questo articolo sono da intendersi a puro scopo informativo e divulgativo e non devono essere intese in alcun modo come diagnosi, prognosi o terapie da sostituirsi a quelle farmacologiche eventualmente in atto. In nessun caso sostituiscono la consulenza medica specialistica. L’autore ed il sito declinano ogni responsabilità rispetto ad eventuali reazione indesiderate.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.