Piangere davanti a tuo figlio

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piangere davanti ai figli, pianti, figli

Non piangere…

Mi chiedo chi sia stato il primo ad inventare una frase così assurda.
Perché non dovrei piangere se mi viene da piangere?
Come stai dopo aver pianto?
Meglio!
Allora Piangi!

Cosa ne pensa Google?

Ho chiesto a papà Google di darmi il suo parere in merito.
Ha impiegato ben 0,39 secondi per dirmi che…
–          Le lacrime sono un potente antistress
–          Piangere aiuta a migliorare l’umore
–          Le  lacrime migliorano la salute degli occhi
–          Il pianto riduce il livello di manganese nel corpo. Troppo manganese nel corpo può peggiorare l’umore
–          Piangere riduce l’ipertensione, allenta la pressione sul corpo ed elimina il sale in eccesso. Stress e sale aumentano la pressione sanguigna

Non Piangere?

Ereditiamo una cultura che dice che piangere sia sbagliato.
L’uomo deve essere UOMO e la donna non deve essere debole.

Scegliere l’autenticità

Diversi anni or sono ho fatto una profonda scelta con me stesso che riguarda la ricerca quotidiana della mia autenticità.
Ho, quindi,scelto di accogliere ogni sentimento, emozione, pensiero che sorge dal mio profondo.
Ho donato cura maggiore alle sensazioni spiacevoli. Negarle avrebbe attentato alla mia autenticità.
In un mondo dove la finzione e la manipolazione vanno per la maggiore, ho sentito che l’autenticità in ogni attimo  sarebbe stata un’ottima sfida.
In ogni attimo…
Piangi davanti a tuo figlio
Ho visto piangere mio papà per la prima volta all’età di 13 anni. Aveva perso il papà.
Anche in quel caso cercava di proteggerci, la sua voce interiore probabilmente gli diceva “Devi essere forte”. Ricordo che per un attimo ho avuto paura, non conoscevo quella sua emozione, per me lui era indistruttibile.

Non si piange davanti ai bambini!
Come fa un bambino a conoscere tutti i sentimenti, se neghiamo lui quelli più profondi?
Sarà naturalmente spinto a ripetere “non piangere”, a chi forse ha solo bisogno di conforto e silenzio.
Mio papà ha fatto il massimo e lo ringrazio, quel suo pianto mi permette, oggi, di scegliere come comportarmi con mia figlia.
Mia figlia ha 9 anni ed un giorno di qualche anno fa mi ha servito l’esame autenticità sul piatto d’argento.
Ero triste e sentivo una voce disperata urlare forte dal profondo mentre ero con lei..
–          “Non si piange davanti ai bambini… Devi essere forte.. Non piangere!”
–          > “Ma io ho scelto di essere autentico!”
–          “Ma così lei soffre, si spaventa, devi essere un esempio forte per lei!”
–          > “La forza vera sta nell’accogliere per primo ciò che io sono, se lo faccio io, un domani saprà farlo anche lei”
–          “Vuoi che pianga quando le viene da piangere? La giudicheranno patetica”
–          > “No, la prendono per patetica se io mi considero patetico ora, se piango. Se lei rispetterà i suoi sentimenti, gli altri proveranno solo profondo rispetto”
Ho pianto. Con la U. (Concedersi di piangere con la U libera il corpo di mondi lontani e superflui)
Ed ho pianto anche altre 2 o 3 volte, negli anni. Mi sono concesso di essere.
Ricordo che la prima volta è stata difficile per entrambi.
Ho faticato a lasciarmi andare e lei è rimasta un po’ spiazzata, come se dovesse memorizzare qualcosa di nuovo, forte, importante.
Più la mia confidenza aumentava, più lei si sentiva al sicuro.
Alcune volte ha pianto con me e, coinvolta da quanto accadeva, viveva il momento.
Da una parte la preoccupazione di vederla soffrire, dall’altra la voce nel profondo ripeteva: “Va tutto bene così”
Stava vivendo con me i miei sentimenti, quando c’è amore non può andare diversamente.
Fino a che, un giorno, ho capito dove eravamo diretti, insieme.
Non piangevo da molto tempo – quando ci si concede, succede sempre meno –  e quella volta è arrivata come un uragano improvviso, come l’acqua che travolge la diga.
Ricordo la sua mano sulla mia spalla, in silenzio.
Ricordo che mi è stata accanto, in silenzio.
Ricordo che ha atteso che mi tranquillizzassi, in silenzio.
Alla fine mi ha abbracciato.

Nel suo cuore

Ho percepito un posto dove poter stare, serenità, stabilità, chiarezza, fiducia.
Ho sentito che sa accogliere un pianto senza spaventarsi.
Ho sentito che vive con naturalezza il coraggio di stare accanto ad una persona che soffre.
Ho sentito che non ha paura.
Ho sentito che lei può crescere rispettando i sentimenti degli altri perché dentro di sé ha scritto che piangere serve solo a far star bene il cuore.
Ho sentito che meritiamo di essere autentici ed i bambini meritano genitori che lo sono anche nei momenti in cui qualcuno si permette di dire che non si fa.
Possiamo essere loro d’esempio anche in questo.
Siamo forti, se abbiamo il coraggio di essere veri.
Glielo dobbiamo.
Ce lo dobbiamo.
Piangi davanti a tuo figlio.
Così poi riderete insieme dal cuore.

Stefano Scialpi

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