Perdono, il vero significato: dono per noi stessi e per gli altri

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Perdono… Vi siete mai chiesti di cosa parliamo veramente quando parliamo di Perdono?

Cosa NON è il Perdono

Mi riferisco a qualcosa di completamente diverso da quello a cui siamo stati abituati a pensare. Non si tratta di essere buoni e dimenticare i torti subiti né rimuovere eventi dolorosi. Abbandoniamo ogni immagine retorica e ogni preconcetto che questa parola evoca, legato a quello che ci è stato insegnato.

Il significato del Perdono

Perdonare significa principalmente liberarsi da un peso, lasciar andare qualcosa che ci impedisce di muoverci consapevolmente nella realizzazione di noi stessi e vivere pienamente con serenità, anziché stare nella distruzione e nel rammarico.

Occorre sfatare un luogo comune legato al Perdono: perdonare non significa subire senza reagire; non significa nemmeno amare i propri nemici e negare il diritto di difenderci da chi ci usa, ci manipola o ci ferisce.

Perdonare significa intraprendere un cammino che ci renda liberi da rabbia, risentimento e rancore, accettare e lasciar andare il passato, riprendendo in mano le redini e la responsabilità della nostra esistenza. Liberi anche di rinunciare alla vicinanza di alcune persone che ci hanno ferito, di praticare tagli netti e scegliere altro, giusto e “nutriente” per noi.

Liberarsi e recuperare energia

L’attenzione negativa verso gli altri ci toglie energia e ci allontana dalle cose e dalle persone positive che con la mente sgombra potremmo notare, incontrare, realizzare. Mantenere il nostro pensiero su persone che suscitano in noi rabbia o risentimento lavora come un tarlo, bloccandoci in stati d’animo che non ci fanno produrre niente di buono. Occorre liberarsi dai veleni che hanno questi nomi:

Rabbia

Intesa come stato psichico suscitato da tanti elementi di provocazione, ma spesso la causa della rabbia risiede all’interno di noi stessi e la proiettiamo in maniera esplosiva su fattori esterni, persone o episodi che non avrebbero il potere di causarci dolore, se non fossimo noi ad attribuirlo.

Risentimento/rancore:

Un fuoco che cova sotto la cenere, un misto tra rabbia e desiderio di rivalsa che spesso è la conseguenza di un torto subito, che può essere anche lontano nel tempo, ma che ancora non siamo riusciti ad accettare né a relegare definitivamente nel passato.

Rifiuto

Incapacità di accettare quello che è accaduto e andare oltre. Ci rifiutiamo di prendere atto che il passato oramai non è modificabile, che anche da un evento doloroso e sgradevole si può imparare qualcosa, e che possiamo agire e vivere solo nel momento presente. Il rifiuto e la mancata accettazione ci tengono ancorati al passato.

Ecco perché il perdono è un bel viaggio verso la libertà, che si concretizza con la capacità di realizzare alcune azioni:

  • Prendersi la responsabilità totale della propria vita
  • Sovvertire le regole e rendersi disponibili al cambiamento
  • Scegliere il coraggio di vivere la propria vita ascoltando solo la nostra voce interiore, quindi liberandosi dalla paura del giudizio altrui.

Perdonare anche noi stessi

Spesso la rabbia che proviamo verso altri, la facilità con cui ci lasciamo ferire da comportamenti che magari non hanno nemmeno valenza aggressiva, dipende da una mancata accettazione di noi stessi, da un giudizio colpevolizzante che ci fa sentire inadeguati, da errori che ci attribuiamo e che percepiamo come ‘macchie indelebili’. E’ importante lasciare ogni forma di giudizio ed imparare ad amarsi profondamente. E quando qualcuno ci fa male occorre perdonare quella parte di noi che ha permesso che accadesse. Restare nella sofferenza è una tua scelta. Lasciarla è una possibilità reale, che è data a tutti gli esseri umani: di qualsiasi tipo di sofferenza si tratti.

Perdonare non significa cancellare

Se riuscissimo a cancellare tutti gli errori e le sofferenze del passato cancelleremmo anche la saggezza e la consapevolezza che possediamo oggi. Perdonare è ricordare a noi stessi che la nostra capacità di liberarci dalla sofferenza è illimitata. Non è giustificare ma prendere atto di una situazione che non possiamo modificare, accettarla ed entrare in una condizione di consapevolezza, di gratitudine e di pace. Il ricordo forse rimarrà ancora, ma sarà privato e svuotato del contenuto che causa sofferenza, diventando così una possibilità di crescita e di apprendimento.

Come ottenere il Dono del Perdono

Si tratta di un percorso consapevole che ognuno può scegliere di tracciare: anche da soli, con pazienza, aiutandosi con letture e con esercizi ben precisi, meglio ancora se affidandosi ad una figura professionale che conosce tecniche adatte (psicoterapeuta, naturopata, coach, counselor).

Come Naturopata le tecniche che metto in atto per questo percorso includono

  • meditazioni con visualizzazioni, per lavorare su situazioni dolorose del passato a cui togliere forza,
  • il Theta Healing per rimuovere da livelli profondi rancore, rabbia e inserire il sentimento del perdono, eliminare la paura di “correre il rischio” di rimettersi in gioco;
  • la kinesiologia applicata per testare i meridiani di MTC che sono indeboliti e rafforzarli (spesso i meridiani di Polmone e Fegato risultano sofferenti quando ci sono emozioni forti e negative come rabbia e tristezza),
  • la floriterapia per preparare un mix di fiori adatti a lasciar andare il passato e curare con il perdono le ferite della rabbia. Tanto per citarne due: Holly – uno tra i fiori di Bach più potenti per attenuare la rabbia e fare spazio al sentimento di amore incondizionato; Dagger Hakea, tra i fiori dell’Australian Bush, collegato direttamente alla tolleranza e al perdono.

Per concludere, gli insegnamenti sul Perdono

Concludo questo articolo con le parole di due personaggi che in tema di Perdono sono stati capaci di grandi insegnamenti:

“Una pace futura potrà essere veramente tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in sé stesso, se ogni uomo si sarà liberato dall’odio contro il prossimo, di qualunque razza o popolo, se avrà superato quest’odio e lo avrà trasformato in qualcosa di diverso, forse alla lunga in amore se non è chiedere troppo” Hetty Hillesum, scrittrice olandese di origine ebraica, vittima della Shoah.

“Il perdono libera l’anima, rimuove la paura. È per questo che il perdono è un’arma potente.” Nelson Mandela, eroe della lotta all’Apartheid in Sudafrica, che una volta divenuto presidente istituì degli speciali Tribunali del Perdono, convinto che la semplice punizione dei colpevoli delle atrocità dell’apartheid non sarebbe stata sufficiente a far andare avanti il paese.

Seguendo la cultura matriarcale che permeava il SudAfrica, fu data più importanza alla consolazione della vittima piuttosto che alla vendetta. Questo permise di modificare lo stato mentale di chi aveva sofferto e di riscattare almeno in parte l’ingiustizia subita. Mediante la condivisione collettiva del dolore e riconoscendo la comprensione e il perdono come mezzi per dare sollievo a chi per lunghi anni aveva subito ingiustizie fu dato loro il potere di poter cambiare la storia e i sentimenti.      

 

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