Perché scrivere fa bene al tuo benessere

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Gli scrittori lo hanno capito da sempre, scrivere può far bene. Non a caso Karen Blixen affermava che “tutti i dolori sono sopportabili se li si fa entrare in una storia, o se si può raccontare una storia su di essi” ed infatti la scrittura sta diventando sempre più un utile strumento, riconosciuto dagli operatori del settore, per la conoscenza di sé e la crescita personale.

Ma cosa si intende per “scrittura che fa bene”? E in che modo questa può concretamente aiutarci a ritrovare ben-essere?

Per rispondere a queste domande è importante fare una breve premessa che ci consenta di capire quanto ciò sia vero, non solo in termini di buonsenso ed esperienza – chi non si è mai sentito sollevato scrivendo una pagina di diario?– ma anche da un punto di vista scientifico.
Ormai da oltre un trentennio sono in corso studi su i benefici, anche fisici, che la scrittura provoca. Uno dei padri di questi studi è un professore dell’Università di Austin, Texas, James Pennebaker che ha creato il cosidetto “paradigma della scrittura espressiva”: attraverso lo studio di vari gruppi di volontari ai quali veniva chiesto di scrivere per 15 minuti al giorno di alcuni specifici argomenti e verificando poi attraverso visite mediche, esami clinici e colloqui psicologici come si sentivano, Pennebaker ha dimostrato che scrivere non solo migliora l’umore, chiarisce situazioni, ci consente di ricontattarci ma addirittura migliora il nostro sistema immunitario.

Ma come può la scrittura arrivare a tanto? E cosa è necessario scrivere?

Partiamo dal principio che scrivere è un atto creativo, richiede concentrazione, centratura e il fare delle scelte per trovare la parola giusta per esprimere pensieri e sentimenti quindi è un atto di consapevolezza. Scrivere vuol dire dare forma alle emozioni e poterle osservare dall’esterno e questo significa anche non inibire le nostre emozioni.

Per scrivere è necessario uscire dal coinvolgimento emotivo provato durante l’evento per poterlo “formalizzare”; mentre si scrive si prendono le distanze e si osserva, quindi potremmo dire che scrivere è agire e re-agire al tempo stesso.

Scrivere è un atto creativo e quindi evolutivo. Scrivere i pensieri e organizzarli serve a ri-organizzarli, a diventare responsabili di essi e a ricercare soluzioni alternative: come ha intuito Karen Blixen, scrivendo abbiamo la possibilità di ristrutturare le nostre sofferenze, i nostri dubbi e inserirli in un nuovo con-testo e questo ci permette di osservarli da una posizione privilegiata.

Al tempo stesso consente alle nostre emozioni di prendere forma (il segno grafico) e di uscire, di liberarsi consentendoci di ri-leggerle da un punto di osservazione esterno.

Nei miei gruppi di Scrittura del Sé la domanda che generalmente nasce dopo queste osservazioni è se basta scrivere di qualsiasi cosa, in qualsiasi momento o se invece l’atto di scrivere deve essere in qualche modo strutturato e guidato.

Entrambe le cose, ma in momenti diversi. Per cominciare è necessario essere guidati da un professionista (counselor, terapeuta) per meglio finalizzare la nostra scrittura. Poi, una volta imparato il metodo si può proseguire da soli. La scrittura infatti è una compagna che se vogliamo può essere sempre con noi, applicabile in qualsiasi contesto e momento ed a costo zero!

Erika Ferrati

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