Onore al padre

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La festa del papà ha una data diversa per ogni Paese ma viene celebrata in tutto il mondo. In Italia cade il 19 Marzo, il giorno di San Giuseppe padre putativo di Gesù e, per la tradizione cristiana, protettore degli orfani, dei poveri e dei falegnami. Per l’occasione si onora anche la fine dell’inverno e l’arrivo della primavera che si accoglie bruciando l’incolto dei campi in grandi falò. Riti e tradizioni tramandati nel tempo.

L’archetipo del padre

A prescindere dal vostro credo e religione, l’invito è quello di cogliere l’occasione per rendere onore al padre che ci ha donato la vita. L’archetipo del padre: il simbolo della figura maschile che dalla notte dei tempi porta con sé caratteristiche e doni che formano, educano e fanno evolvere ogni essere umano. Il ruolo del padre e ciò che ci trasmette sono le doti della forza, della concretezza, dell’ agire e del fare, del proteggere. Le capacità di procurarsi il sostentamento, di seguire regole e discipline, di affrontare con coraggio le avversità della vita.

Sebbene ogni papà sia diverso e la figura paterna sia molto cambiata negli ultimi anni, queste doti e caratteristiche sono state tramandate ne tempo ed hanno una forza molto importante e significativa per ognuno di noi. Ci arrivano non solo da nostro papà ma da tutti i papà che conosciamo e con cui ci relazioniamo nell’arco della nostra vita.

Un pensiero

Per questi motivi, in questa giornata basta un pensiero di ringraziamento: sia che tu non abbia mai conosciuto tuo padre oppure è o è stato assente, severo, non ti ha trattato con buone maniere, ti ha fatto soffrire sia che tu abbia o abbia avuto un padre meraviglioso, presente e amorevole, rendi onore al Padre. Rendi onore a questa importante figura che nei secoli ha permesso l’evoluzione dell’essere umano e che ti permette oggi di essere quello che sei. Basta solo rivolgere un pensiero di ringraziamento.

Per l’occasione abbiamo scelto per voi questa bella poesia di Camillo Sbarbaro:
Padre, se anche tu non fossi il mio
Padre, se anche tu non fossi il mio
Padre se anche fossi a me un estraneo,
per te stesso egualmente t’amerei.
Ché mi ricordo d’un mattin d’inverno
Che la prima viola sull’opposto
Muro scopristi dalla tua finestra
E ce ne desti la novella allegro.
Poi la scala di legno tolta in spalla
Di casa uscisti e l’appoggiasti al muro.
Noi piccoli stavamo alla finestra.

E di quell’altra volta mi ricordo
Che la sorella mia piccola ancora

Per la casa inseguivi minacciando
(la caparbia aveva fatto non so che).
Ma raggiuntala che strillava forte

Dalla paura ti mancava il cuore:
ché avevi visto te inseguir la tua
piccola figlia, e tutta spaventata
tu vacillante l’attiravi al petto,
e con carezze dentro le tue braccia
l’avviluppavi come per difenderla
da quel cattivo che eri il tu di prima.

Padre, se anche tu non fossi il mio
Padre, se anche fossi a me un estraneo,
fra tutti quanti gli uomini già tanto
pel tuo cuore fanciullo t’amerei.

 

Essere un Padre
Michele Mezzanotte
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