Omocisteina e iperomocisteinemia: fattore di rischio cardiovascolare

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Omocisteina: ne avete mai sentito parlare? Se ne parla troppo poco eppure è importante, anche più importante del famigerato colesterolo cattivo. Se vi state chiedendo il motivo di questa affermazione, andate avanti nella lettura.

Nell’ambito dei fattori di rischio delle malattie cardiovascolari come l’infarto del miocardio, l’ictus, l’aterosclerosi, ho avuto modo di seguire, già da alcuni anni, interessanti interventi, in convegni medico scientifici, del prof. Mauro Miceli, docente aggregato di Scienze di Laboratorio Biomediche, Scuola di Scienze della Salute Umana dell’Università degli Studi di Firenze e Specialista in Farmacologia e Biochimica Clinica. Questo articolo è redatto anche attingendo ad una delle sue relazioni.

Omocisteina, cos’è

È un aminoacido solforato non proteico prodotto dal metabolismo della metionina, altro aminoacido solforato essenziale introdotto nel nostro organismo attraverso l’alimentazione, più precisamente con le proteine. Si tratta di un aminoacido tossico che si accumula quotidianamente nel sangue (cit. Prof. Mauro Miceli) e che non deve superare determinati livelli.

Perché è importante

Se l’omocisteina è presente in quantità elevata nel sangue dà luogo ad una iperomocisteinemia e può così aumentare il rischio di malattie cardiovascolari, causando danni anche superiori a quelli derivanti dall’eccesso di colesterolo.

È noto che nei paesi industrializzati le malattie cardiovascolari costituiscono la prima causa di mortalità. Ai fattori di rischio noti come ipertensione, sovrappeso e obesità, fumo di sigaretta, diabete, elevati livelli di colesterolo e trigliceridi, le recenti ricerche scientifiche suggeriscono di prendere in importante considerazione anche elevati livelli di omocisteina, che invece in genere non vengono valutati ne verificati.

Più di un fattore di rischio

L’omocisteina da sola può aumentare l’incidenza di malattie cardiovascolari, indipendentemente dalla presenza di altri fattori di rischio e può anche esserne causa. Per questo è considerata un importante fattore di rischio indipendente.

C’è di più: il Dr. Kilmer McCully scopritore nel 1968 dell’omocisteina, osservò da subito che questo aminoacido non solo è uno dei fattori di rischio per l’infarto, ma lo è molto di più del colesterolo. Purtroppo, poiché i risultati delle ricerche del  Dr. Mc Cully sminuivano le responsabilità del colesterolo su cui si era focalizzata l’attenzione dei medici e dell’industria farmaceutica, le sue teorie non vennero prese in considerazione dalla medicina ufficiale. probabilmente anche perché avrebbero messo a rischio l’importante business farmaceutico delle statine.

Elevate quantità di omocisteina danneggiano l’endotelio dei vasi sanguigni e ossidano il colesterolo LDL, creando le condizioni per la formazione della placca aterosclerotica.

Le cause dell’innalzamento dell’omocisteina

L’aumento di questo aminoacido può dipendere da una ridotta capacità dell’organismo di metabolizzarla e quindi eliminarla a causa di un deficit funzionale dei sistemi enzimatici inerenti al ciclo metionina-cisteina. Anche il fumo di sigaretta, l’alcol, alcuni farmaci e alcune situazioni fisiopatologiche con ridotta funzionalità renale, possono determinarne l’incremento. Ecco un riepilogo delle cause da tenere sotto controllo:

  • Carenze nutrizionali: acido folico, vitamina B12, vitamina B6
  • Patologie: insufficienza renale, ipotiroidismo, psoriasi grave, malattie infiammatorie intestinali, neoplasie, anemia perniciosa
  • Farmaci: antagonisti di folati, antagonisti di vitamina B12
  • Altre: sesso maschile, menopausa, fumo, caffè, alcol, dieta vegetariana, vita sedentaria

I rimedi

Qualora venissero rilevati alti valori di omocisteina, sarà necessaria un’indagine da parte del medico per capire se esistono deficit genetici nei sistemi enzimatici deputati al corretto svolgimento del ciclo metabolico. Esclusa questa situazione, è importante sapere che i sistemi enzimatici che possono evitare l’accumulo di omocisteina dipendono fortemente dalle vitamine del gruppo B.

In particolare le vitamine B6, B9 (Acido folico) e B12 sono i cofattori essenziali che consentono al ciclo metabolico della metionina di svolgersi senza creare accumulo di omocisteina. Questo significa che l’assunzione di acido folico (B9) e le vitamine B6 e B12 risulta utile per abbassare efficacemente i livelli di omocisteina nel sangue. Inoltre poiché l’omocisteina in eccesso potrebbe comportarsi anche come un radicale libero dell’ossigeno, un trattamento antiossidante può essere anch’esso di supporto. Data la tematica di particolare complessità è comunque opportuno il parere di un medico.

Approfondimenti

La trattazione delle tematiche relative all’impatto dei livelli di omocisteina sulla salute richiede conoscenze mediche e biochimiche approfondite per cui, non avendone le competenze, non entro nel merito. Invito però chi è interessato ad approfondire, a visionare la prima parte dell’intervento del dott. Mauro Miceli nel video che segue.

Bibliografia

Kilmer McCully, The Homocysteine Revolution, McGraw-Hill Education

PubMed, Homocysteine Level and Coronary Heart Disease Incidence: A Systematic Review and Meta-analysis

Le Malattie Cardiovascolari
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A Tavola con le Patologie Cardiovascolari
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