Quercia, conoscere la pianta: il mio incontro con Oak

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La quercia è una pianta che ha delle caratteristiche molto interessanti. Saperle riconoscere ci aiuta a comprendere i motivi che hanno spinto il dott. Edward Bach a selezionarla come uno meravigliosi rimedi vibrazionali da lui scoperti: i fiori di Bach. Ma andiamo con ordine. Dove eravamo rimasti?

Ho chiuso lo scorso articolo  Conoscere le piante per conoscere i Fiori di Bach…e se stessi accennando agli indizi utili per comprendere la personalità della Quercia, Oak.

Elementi utili alla conoscenza di una pianta

Vi ricordo dove si possono trovare informazioni importanti:

Acqua

E’ il bene collettivo più importante, il dono che ciascuno si aspetta dalla vita, e che è fonte di vita. Esattamente come l’Amore. Secondo come la pianta gestisce le proprie risorse idriche si comprende come essa viva l’amore, per se stessa, per i propri simili, per la terra che la ospita.

Radici

sono la volontà di esserci, di esistere, un atto di responsabilità verso la propria vita e la capacità di scegliere cosa di cui si ha realmente bisogno; sono l’intelligenza istintiva.

Tronco

Il tronco rappresenta la gestione della propria forza, fedeltà alla propria morale.

Come riconoscere la quercia

Non è difficile riconoscere la quercia. Anche i meno esperti trovano facilità nella sua identificazione. La quercia (Quercus robur) è davvero un bell’alberone che ispira al contempo reverenziale ammirazione, fiducia e rispetto. Il ogni cultura incarna l’idea della forza e della resistenza. La chioma è espansa, di forma irregolare: raggiunge un’altezza di 25-40 metri. Il suo fusto è diritto e robusto e alla base si allarga, come per offrire maggior sostegno alla pianta. Si potrebbe dire che col passare degli anni, sottolinea ed evidenzia la gestione delle energie fisiche e la fedeltà alla propria morale.

Le foglie sono lunghe dai 7 ai 12 centimetri, alterne, subsessili (con picciolo molto breve) e talvolta sessili (senza picciolo). La pagina superiore si presenta verde scura, quella inferiore mostra un riflesso bluastro. Dove c’è la quercia c’è vita. Infatti costituisce un habitat per molti altri esseri viventi. E’ contemporaneamente condominio e supermercato.

Resiste ai geli invernali e affronta bene temperature elevate nel periodo estivo. Apprezza una discreta esposizione alla luce ed è una pianta molto longeva.

Spesso è in associazione con altre numerose essenze dimostrando ottime doti di convivialità.

Le radici di Oak e la sua crescita

Il suo è un apparato radicale potente, tra i più imponenti degli alberi europei e capace di raggiungere le falde acquifere: sono queste ad essere fonte principale di risorsa idrica. Nella prima fase della sua vita Oak ha un’espansione radicale rapida e si sistema comoda sul suolo. Attinge dalle acque profonde e prospera per secoli. In una fase iniziale, dunque, la nostra è forte, energica, premurosa, altruista e di questo assai felice essendo in sereno contatto con il senso profondo della vita.

Il mio incontro con Oak

A questo punto devo fare una confessione: è stato un individuo di quercia a suggerirmi la chiave di lettura delle piante dei Fiori di Bach sulla quale ho fatto le mie ricerche.

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Il mio incontro con Oak è avvenuto nell’estate del 2001 al parco delle Cascine, senza dubbio il più vasto parco pubblico di Firenze.

La storia di questo parco è legata alle famiglie signorili della città. Fu scelto come area per le battute di caccia della famiglia dei Medici. Molti alberi vi furono piantati circa 500 anni fa e nella maggior parte dei casi si trattava proprio di querce, ma anche lecci, pini italici, platani, tigli e bagolari. Il parco costeggia l’Arno sulla sua riva destra ed è attualmente percorso in lungo e in largo da strade e stradine percorribili a piedi, in bicicletta e a cavallo.

L’estate 2001 fu moderatamente calda e non molto arida. Nel tardo pomeriggio passeggiare era gradevole. Non c’era vento.

Percorrevo tranquilla uno dei tanti viottoli, quando, tutt’a un tratto, in fondo al prato, un’immensa quercia ha un crollo parziale e mezzo albero stramazza a terra.

Il crollo della quercia

Uno schianto pauroso, cupo e prolungato, di scricchiolio di legno secco, quasi polveroso di una morte presente da tempo si è fuso al pigolare sgomento di uccellini e uccellini che prendevano il volo abbandonando per sempre i loro nidi, confondendosi al frullio di foglie e polvere che il tonfo aveva sollevato facendo tremare la terra; tutto ha echeggiato in un silenzio incredulo, attonito.

Scricchiolii di assestamento continuavano profondi e si potevano percepire anche a relativa distanza. L’albero sembrava davvero morto da tempo. Eppure la pianta conservava ancora il suo bel verde, turgido e rigoglioso su ogni suo ramo, anche su quelli facenti parte della porzione caduta al suolo. A quel punto, dopo il mio incontro rocambolesco con la vecchia quercia che crollava da verde, ogni spiegazione accademica del rimedio Oak mi sarebbe parsa imprecisa!

Un crollo così rovinoso

Ho voluto verificare se il comportamento di quell’albero delle Cascine è comune nel mondo delle querce. In effetti ho raccolto varie testimonianze in giro per l’Italia di quercioni secolari che a un tratto, da verdi, schiantano a terra, per intero o a pezzi, senza dare segni esterni di sofferenza preliminari.

Una storia in particolare ha richiamato la mia attenzione: quella della quercia del Quadraro. Sul Messaggero di Roma in data lunedì 30 marzo 2009 compare un articolo sulla cronaca locale che racconta di una quercia di 400 anni che è improvvisamente crollata: “Da ieri pomeriggio al Quadraro non c’è più la quercia più grande di Roma (…)L’albero, sicuramente il più mastodontico di Roma sud è lì per terra ”. Quello che stupisce di più è la certificazione di sopralluogo redatta dal dott. Fabozzi in data 16.4.09 apparsa nel blog dedicato proprio alla quercia in questione.

Vi si legge: ”…l’esemplare dopo il suo crollo e con l’intervento effettuato dai VV.FF. ha subito il taglio di molti dei palchi principali al fine di alleggerirne il peso gravante sugli edifici fatiscenti sottostanti. V’è da dire che a distanza di 15 giorni dal suo ribaltamento, l’esemplare ha mantenuto segnali di attività fisiologica in corso, dal momento che le ramificazioni secondarie, facilmente visibili sull’esemplare mostrano ancora un fogliame turgido e con colorazione vivace (…) Appare quindi necessario dover intervenire con urgenza al fine di mettere in pristino l’esemplare in parola ricollocandolo alla sua primitiva sistemazione (…). Non appare inverosimile poter indicare in una percentuale del 70% la probabilità di una sua ripresa fisiologica”.

Purtroppo per la quercia romana, tale ripristino non è mai stato preso in considerazione dalle autorità preposte e quindi, alla fine, è morta.

Perché Quercus robur può andare incontro a dei crolli così disastrosi ?

Per rispondermi ho trovato un interessante dossier dell’Università degli Studi di Firenze  nel quale viene censita la popolazione vegetale globale delle piante presenti nelle Cascine, il loro stato di salute e le loro prospettive. A proposito della quercia si osserva che dal 1985 al 2004 la popolazione degli esemplari pluricentenari si è decisamente ridotta, in alcuni casi per abbattimenti controllati, in molti altri per crolli spontanei.

Si legge dunque: ”…non sono da sottovalutare le ripercussioni di alcuni fattori ambientali che possono agire sugli alberi definitivamente o anche in maniera violenta. E’ da ricordare a questo proposito il non trascurabile effetto sulla vegetazione determinato dall’abbassamento della falda acquifera. La quercia (…) non trova più le condizioni ideali per vivere nel parco”.

Conclusione utile a comprendere le proprietà del Fiore di Bach Oak

In pratica, se Oak perde il contatto con la propria fonte profonda di acqua non è più in grado di ritrovarlo poiché è più proiettata nell’ascolto della propria parte aerea (progettualità, pensiero, moralità) che non in quella sotterranea (la crescita delle sue radici – bisogni primari e emozionalità – diventa molto lenta negli anni) e quindi la sua linfa s’inaridisce e la pianta crolla, senza tuttavia dare preavviso, senza accettare la propria mancanza di energia, sfoggiando fino all’ultimo vitalità con coraggio e ostinazione, e anche dopo il crollo non si arrende all’evidenza della sua condizione come ci insegna la quercia del Quadraro.

Nota della redazione

Per approfondire la conoscenza delle piante e le loro caratteristiche, vi consigliamo il bellissimo libro di Irene Valeriani Incontri con le piante dei fiori di Bach, acquistabile sul sito di GUNA o su Macrolibrarsi.it

 

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