Le lacrime: gocce di purificazione e benessere

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Gli occhi, guardiamoli da vicino

Gli occhi sono il centro dell’apparato visivo. Circa il 90% delle informazioni che riceviamo dall’esterno viene captato dagli occhi che sfrutta come mezzo la luce. 
Essa attraversa l’iride e grazie ad un sistema di lenti, proietta l’immagine sulla retina, che sotto forma di segnali elettrici vengono inviati dal nervo ottico direttamente al cervello.

Dove nascono le lacrime

Negli occhi ci sono due ghiandole, dette lacrimali, che sottoposte a spremitura sono capaci di produrre le lacrime, un liquido composta da acqua e sale. La lacrima a livello fisiologico ha il ruolo di purificare gli occhi e di liberarlo da fattori patogeni ed il sale, con diluizione precisa, funge da disinfettante. La diluizione è talmente precisa da riuscire ad eliminare batteri senza irritare gli occhi alternandone il pH.



Le ragioni per cui nascono le lacrime

Le lacrime possono sopraggiungere a causa di diversi fattori:
Dolore fisico: al momento di una contusione, un’ustione o in generale il cervello recepisce un segnale elettrico ed attiva la soglia del dolore. Nel caso in cui questa soglia venga superata si attiva il pianto che espelle il dolore in eccesso.
Tristezza: emozioni come la tristezza e la paura e tutte le loro colorazione (depressione, ansia, panico, disperazione) stimolano la produzione delle lacrime. Essendo emozioni molto forte senza le lacrime, non riuscirebbero ed essere esternate interamente.
Gioia: il ridere tanto fa sicuramente bene alla salute perché stimola la produzione della serotonina, detta anche ormone della felicità. Piangendo in maniera smodata si può produrre il pianto che riesce, come nel caso del dolore e della tristezza, ad espellere emozioni in eccesso.

Purificatore umorale

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In media una donna piange 5 volte di più di un uomo nell’arco dei 30 giorni, soprattutto in prossimità del ciclo mestruale, dove il rilascio degli ovuli coincide con forti sbalzi umorali. Per Ippocrate il pianto, la produzione delle lacrime erano necessari al cervello per purificarsi dagli eccessi umorali. 
Un eccesso di gioia, come ad esempio “ridere fino alle lacrime” o , un eccesso di tristezza qualora ristagnassero all’interno del cervello, andrebbero ad inscriversi nel corpo.

Gli occhi e la Riflessologia Olistica

In Riflessologia Olistica, secondo la Teoria dei 5 Elementi, gli occhi si trovano nell’elemento verde, casa dell’emozione della rabbia, del fegato e della cistifellea, del lavoro e dell’operosità.
“Non vederci più dalla rabbia” è uno dei tanti detti che uniscono la rabbia agli occhi. 
“Avere l’occhio lungo” è uno dei detti che descrive l’acume in ambito lavorativo. 
Secondo la medicina orientale il colore rosso negli occhi è sintomo di energia ristagnante nel fegato, nella fattispecie di rabbia. Rabbia sedimentata, non esternata, non vissuta nel momento giusto con la persona giusta! Questo non è affatto un’incitazione alla violenza, anzi il contrario! 
Dire nel momento giusto alla persona giusta: “Questa cosa non mi va bene”
 eviterebbe tante rabbie sedimentate che vanno ad esplodere in altri momenti, in altri ambiti. 
Non è la rabbia a causare la violenza, ma la rabbia implosa, la rabbia non accettata, la rabbia soffocata per retaggi morali e mentali.

Consiglio pratico per espellere rabbia in eccesso

Se proprio non possiamo piangere (perché in luoghi di lavoro, ad esempio) o non riusciamo, una maniera efficace per espellere rabbia in eccesso è quella di stringere forte alternatamente le mani in pugni.
 Stringiamo forte la mano a pugno, in maniera molto energica e decisa per qualche secondo 
(al massimo 5-6), per poi rilasciarla fino al totale rilassamento. Facciamo questo su entrambe le mani in maniera alternata e non simultanea: rilassiamo così prima l’emisfero del fare, del materiale , della Terra (emisfero sinistro) e poi quello destro (parte spirituale, della fantasia del Cielo) o viceversa.

Piangere fa bene a tutti

Nonostante in molte culture non è tollerato il pianto di un uomo, piangere fa bene veramente a tutti.
 Anche i neonati che hanno un dotto lacrimale non ancora sviluppato per intero, hanno nel proprio DNA il messaggio dell’importanza del piangere: la seconda azione che facciamo, venendo al mondo, dopo respirare è piangere. Il pianto ci permette di espellere il calore che viene rilasciato dall’aria a contatto con il nostro apparato respiratorio, non ancora abituato all’ossigeno. 
L’uomo che piange viene considerato, in molte culture, come un soggetto debole, ma è esattamente il contrario. Piangere nel momento giusto per il motivo giusto, fortifica il carattere e funge anche da catalizzatore. 
Nella stessa misura in cui ridiamo quando siamo felici, perché non dovremmo piangere quando siamo tristi?

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