Latte vaccino: fa bene oppure no? Ecco perché è meglio evitarlo

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Il latte vaccino è latte di mucca o latte di vacca. E’ diverso da altre tipologie di latte come il latte di capra, o bevande vegetali che nel linguaggio come vengono chiamate, ad esempio, latte di soia, il latte di mandorle, latte di avena, latte di riso…ecc. Il latte vaccino è quello più in circolazione e per legge il termine latte fa riferimento ad esso.

Tutti i tipi di latte sono accomunati dalla stessa denominazione: si tratta di un prodotto della mungitura regolare e ininterrotta di animali in corretto stato di lattazione. Tutti i mammiferi producono latte, solo di alcune specie tuttavia il latte è utilizzato dall’uomo: in Europa si utilizza principalmente il latte di vacca, capra, pecora, bufala e, di asina.

Il latte vaccino è adatto all’uomo oppure no ?

Dal punto di vista etico il latte di mucca sarebbe da evitare poiché viene prodotto dalla mucca per darlo al suo vitellino e quindi perché darlo all’uomo?

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La Dott.ssa Baroni, specialista in Neurologia, Geriatria e Gerontologia, nonché esperta in Nutrizione e dietetica e in alimentazione a base Vegetale sostiene che il latte vaccino non sia adatto all’uomo.

Infatti, l’essere umano perde la capacità di digerire il latte qualche anno dopo lo svezzamento, diventando secondo natura intollerante al lattosio. Solo grazie ad una mutazione genetica alcuni individui mantengono la capacità di digerirlo e possono continuare ad assumerlo senza conseguenze a breve termine sulla salute, mentre rimangono a rischio quelle a lungo termine.

Gli effetti negativi del latte vaccino e le false credenze

Il latte umano e quello vaccino sono diversi per composizione, il latte umano ha una inferiore quantità di proteine. La concentrazione delle proteine di una data specie è in funzione della velocità di accrescimento del lattante e il piccolo dell’uomo ha una capacità di accrescimento inferiore rispetto a quella del vitellino.

Il latte, secondo il pensiero comune è la maggiore fonte di calcio; il latte è fonte di calcio, ma non è l’unica! Secondo una ricerca scientifica il latte vaccino dovrebbe essere utilizzato in misura maggiore rispetto ad altre possibili varianti perché ricco di nutrienti utili alla crescita dei più piccoli. Il latte vaccino è ricco di vitamina D e calcio e simili nutrienti sembrano non essere prodotti in altri prodotti in commercio.

Per contro gli ultimi studi e le linee di indirizzo del Ministero della Salute sull’alimentazione nella prima infanzia sconsigliano il latte vaccino nel primo anno di vita e lo indicano con molta cautela a partire dal secondo anno.

Laddove non fosse possibile l’allattamento materno, pertanto, le formule per lattanti sono gli unici prodotti in grado di sostituirlo, perché in grado di soddisfare il fabbisogno nutrizionale nei primi mesi di vita. Infatti, il contenuto di proteine è inadeguato alle esigenze di un bimbo piccolo: pari al triplo rispetto al latte materno e di molto superiore ai latti formulati. Come già detto la composizione è però finalizzata alla crescita del vitellino.

Latte vaccino e allattamento dei bambini

I bambini non allattati e alimentati con latte vaccino sono più a rischio di obesità proprio per l’elevato contenuto proteico.

Occorre invece garantire il corretto apporto di Omega 3 per lo sviluppo del cervello e questo è assicurato dal latte materno non da quello vaccino. Quest’ultimo, infatti, non contiene acidi grassi polinsaturi a lunga catena, come i derivati dell’acido arachidonico e docosaesaenoico, di cui i latti formulati sono integrati. Il latte vaccino è anche troppo povero di ferro, minerale necessario alla crescita e allo sviluppo neurocomportamentale, ma spesso carente nei primi anni di vita. Pertanto nel divezzamento e fino a 3 anni di vita è necessario assumere alimenti a elevato contenuto di ferro biodisponiblie (carne e pesce) e in mancanza di latte materno quello in formula che ne è integrato.

La vitamina B12 è presente nel latte vaccino in basse quantità e in questo senso il latte non è una fonte sufficiente di tale vitamina; in tutti i mammiferi, la B12 passa nel latte grazie all’assunzione di vitamina da parte della madre che allatta. Nelle mucche la B12 proviene ormai dal mangime addizionato con questa e molti altri nutrienti. La mucca da latte non potrebbe sopravvivere se potesse ricavare cibo solo dal pascolo, quindi occorre nutrirla con mangime proteico addizionato di tutti i nutrienti necessari alla sua sopravvivenza e alla produzione innaturale di enormi quantità di latte.

Le sostanze tossiche finiscono nel latte

Nel latte passano tutti i nutrienti, anche i tossici e gli inquinanti che circolano nel sangue dell’animale; il latte veicola grassi animali, fattore che favorisce tutte le patologie cardiovascolari. Il consumo del latte è correlato anche ad un aumentato rischio di tumore alla prostata e dell’ovaio.

Dunque è raccomandabile che il latte vaccino non sia somministrato prima dell’anno di età ai bimbi, che peraltro dovrebbero crescere il più possibile con latte materno; anche nello svezzamento, se possibile, sarebbe utile mantenere il latte materno nella dieta. Il calcio è un elemento indispensabile, ma per fortuna, la natura mentre a disposizione fonti di calcio a partire dal regno vegetale e dall’acqua.

In età infantile il latte vaccino può favorire allergie e infezioni respiratorie.

Formaggi, ancora peggio

I formaggi sono ancora peggio: sono un concentrato di grassi e proteine, oltre che di inquinanti; hanno l’effetto di aumentare le scorie acide che il rene deve eliminare, facilitando la perdita di calcio con l’urina.

L’Harvard School of Public Health di Boston, centro di ricerca internazionalmente riconosciuto, che ha condotto i tre più importanti studi di epidemiologia nutrizionale del mondo è decisamente contraria al consumo di latte.

Latte vaccino dannoso eppure consigliato da molti medici

Il latte vaccino è considerato dannoso, eppure la maggior parte della classe medica continua ad esaltarne le proprietà nutritive, perché?

La dinamica è questa: alcuni esperti vengono invitati a fornire sul latte informazioni che non si basano su dati scientificamente certi, ma su personali opinioni, le quali, però, una volta trasmesse ai mass media vengono considerate verità indiscutibili. Queste conoscenze arrivano anche ai medici che, non avendo approfondito i temi dell’alimentazione, le prendono per valide senza considerare quanto siano scorrette.

Le proprietà ineguagliabili del latte materno

Il latte di donna è ricco di acidi grassi insaturi, quello vaccino ne contiene il 25%; il contenuto proteico è di 1,2 grammi nel latte umano contro i 3,3 del latte vaccino. Il rapporto è praticamente di 3 a 1.

Quindi dovendo alimentare un neonato, esso va assolutamente diluito, perché le proteine sono troppo elevate nel latte vaccino e precipitano a livello stomaco in grossi fiocchi, creando una specie di massa nodulare che verrà poi rigurgitata dal neonato.

La caseina, proteina del latte vaccino

La caseina è la componente proteica più coinvolta, presente nel latte vaccino con una quota di 2,0 grammi contro lo 0,48 grammi del latte umano. Diluendo il latte vaccino per ridurre la quota proteica, si riduca anche quella lipidica e quindi la percentuale di acidi grassi insaturi raggiunge un livello insignificante dal punto di vista nutrizionale.

Il latte di donna è un alimento completo ed ottimale per il lattante e non richiede alcuna integrazione; eccezione la somministrazione di vitamina D poiché appare poco probabile che nei primi mesi di vita il fabbisogno possa essere compensato dall’esposizione al sole del lattante. La dose consigliata è di 400 UI al giorno per tutto il primo anno a partire dal primo mese.

Le modificazioni del latte vaccino sono valide se fatte a livello industriale: qui si separa la quota proteica e vengono inseriti lattosio, acidi grassi insaturi vegetali e ridotti i saturi. Si ottiene così il latte formulato o latte per lattanti, più comunemente latte artificiale.

Tale latte crea comunque uno sforzo metabolico nel neonato, pertanto qualsiasi condizione di equilibrio precario del piccolo, come una malattia, può scatenare fenomeni di tipo infettivo. Inoltre una notevole incidenza di allergie può comparire con l’uso del latte artificiale non, invece, possibile con il latte materno.

Allergie alle proteine del latte

Se dovessero scatenarsi allergie per i neonati allattati al seno non si tratta di allergie al latte materno, bensì di allergie a proteine veicolate dal latte materno stesso. Occorre pertanto modificare la dieta della mamma e riprendere il normale allattamento al seno.

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Alcune alternative al latte vaccino

Latte di capra

Contiene una certa quota di colesterolo essendo di origine animale. Tende al sapore dolce come il latte materno ed è facilmente digeribile. È quello più simile al latte vaccino: contiene calcio, vitamina A e una certa quantità di taurina, aminoacido essenziale nell’infanzia. Può indurre allergia a chi soffre di APLV; allergie alle proteine del latte vaccino. Leggermente più calorico del latte vaccino e contiene una maggiore quantità di grassi. Le Kcal sono 76 per 100 grammi e i grassi 4,8 per 100 grammi.

Latte di soia

La bevanda a base di soia non contiene lattosio. Le proteine contenute sono diverse da quelle del latte vaccino. Alimento potenzialmente allergizzante la soia, quindi spesso chi è intollerante al latte vaccino è intollerante anche al latte di soia. Per chi non ha problemi si consiglia di scegliere quello la cui composizione è corretta con l’integrazione di zuccheri, grassi vegetali, sali minerali e vitamina B12 così da avere un prodotto nutrizionalmente equilibrato. Controllare sempre data di scadenza e prestare attenzione all’eventuale presenza di ingredienti transgenici.

Latte di riso

La bevanda di riso non dà problemi di intolleranza. E’ naturalmente priva di lattosio e con un contenuto proteico assolutamente inferiore a quello di vacca. Interessante fonte alternativa di amido per chi soffre di celiachia, dato che il riso è privo completamente di glutine.

Spesso è aggiunto di olio di semi di girasole e di sale per rendere meno acquosa la sensazione al palato e correggere il sapore; sul piano nutritivo un’integrazione importante per la futura mamma è quella con vitamina D e calcio.

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Latte d’avena

Ben tollerato tranne per chi soffre di celiachia, infatti contiene glutine.  Buono anche al mattino per inzuppare i cereali e può essere utilizzato per preparare dolci e budini al posto del latte normale. È arricchito di fattori nutritivi quali calcio e vitamina D e spesso anche di ferro.

Latte di mandorle

È il più goloso in alternativa al latte vaccino. Concepito come bibita rinfrescante, da consumare per vincere la sete in modo gradevole. Ricco di acidi grassi polinsaturi, magnesio, ferro, calcio e vitamine del gruppo B. Si consiglia un consumo limitato per chi soffre di sovrappeso.

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Latte di kamut, farro e miglio

Ciascuno di questi tipi di latte ha le sue caratteristiche. Hanno come denominatore comune un buon contenuto di amido, ma il latte di miglio è più ricco di ferro, fosforo e silicio, quello di farro risulta una significativa fonte di fibre e quello di kamut vanta un apporto proteico discreto.  Sono poi quasi  tutti addizionati di olio vegetale, in genere di girasole, per migliorarne la sensazione al palato e aumentarne il contenuto di grassi utili polinsaturi.

Consiglio finale sulle bevande vegetali (latte vegetale)

Meglio scegliere i latti di produzione biologica certificata così da essere sicuri che non contengano residui indesiderati. La scelta deve poi tener conto delle effettive esigenze dell’organismo: alcuni latti hanno un alto apporto proteico, altri di carboidrati, altri ancora hanno un contenuto di nutrienti variati.

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