La solitudine di chi parla troppo

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parlare troppo, donna stanca di ascoltare

Vi è mai capitato di incontrare qualcuno che parla molto?  Oppure vi è capitato di aver parlato molto e di accorgervi all’improvviso che il vostro interlocutore non pronuncia nemmeno una parola da qualche minuto? Il parlare tanto, troppo indica il desiderio di socializzare e condividere ma talvolta può nascondere un senso di solitudine che si cerca di riempire con le parole.

Il momento delle mille parole

Il momento delle “mille parole”, come mi piace chiamarlo, può arrivare a diventare anche un aspetto caratteriale. Chi trascorre molto tempo in solitudine, sia che sia per scelta che per condizioni di vita lavorativa o familiare, può sviluppare questo aspetto che risulta essere socievole solo in apparenza. Questo perché chi invade con le sue mille parole è concentrato nei suoi racconti e non ascolta. Il suo bisogno di parlare  è così forte da non fargli prestare attenzione e talvolta rispetto del tempo dell’altro.

Il non ascolto che isola

Preso dalle sue parole, che nella maggior parte dei casi si susseguono senza pause, raramente presta ascolto e attenzione al suo interlocutore. Nei momenti in cui lascia spazio sta già pensando a cosa dire dopo, talvolta “parla sopra” ed anche in questo caso non ha ascoltato. L’incontro, il dialogo, la condivisione gli hanno permesso di sfogarsi, di ricevere ascolto e attenzione, ma a senso unico. Non ha potuto, né ha avuto tempo di arricchirsi dei racconti, emozioni e vissuti dell’altro. In un certo senso è rimasto isolato nelle sue parole. Le vittime di chi parla troppo inoltre possono stancarsi e cercare di evitare questi incontri poco nutrienti.

Riempire il vuoto della solitudine nel modo giusto

La sensazione della solitudine è difficile da accettare, non ne siamo abituati e non siamo stati educati a farci amicizia. L’accettazione e l’accoglienza sono però il primo passo per far sì che il senso di solitudine non ci faccia agire dinamiche come quella delle mille parole o ci faccia stare in compagnia anche con chi non siamo affini, pur di non stare soli.

Una volta osservato e accolto il vuoto della solitudine possiamo considerarlo come spazio da riempire con la condivisone anche del mondo dell’altro.

Dalle “mille parole” all’ascolto dell’altro: l’aiuto dei Fiori di Bach

Possiamo nutrire la qualità dell’empatia ovvero l’ascolto profondo dell’altro che ci permette di avere uno scambio reale, ricco e vero nella relazione.  

Un grande aiuto per trovare questo nuovo equilibrio nella relazione è il Fiore di Bach Heather. Il Dott. Bach lo ha descritto così: “Per coloro che sono sempre alla ricerca della compagnia di chiunque sia disponibile, spinti dall’irrefrenabile necessità di parlare dei loro affari con gli altri, non importa di che persone si tratti. Sono molto infelici se devono rimanere soli per un certo periodo di tempo”.

heather, fiori di bach

Il Fiore di Bach Heather ci aiuta a sentire armonia e pace nella solitudine, Ci permette di trovare un buon equilibrio nella loquacità e di esprimere il dono della socievolezza.  Con il supporto di questo fiore possiamo diventare socievoli in modo empatico, creando relazioni in cui si rispettano i tempi e modi dell’altro e il dare e ricevere sono un piacevole scambio e arricchimento.

Se utilizziamo l’aiuto del fiore Heather possiamo abbinare l’affermazione positiva:

Quanto più dono, tanto più spazio creo per ricevere. Nel silenzio e nell’ascolto esprimo me stesso molto più che con le parole!

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