La Rabbia dei bisogni frustrati

uomo arrabbiato

Uomo affamato, uomo arrabbiato.
James Joyce

La rabbia è una delle emozioni più arcaiche, risale all’alba dei tempi. L’uomo in pericolo, l’uomo deprivato, l’uomo affamato, trovano nella reazione rabbiosa le energie per reagire, combattere il nemico, utilizzare le ultime stille di energia per attivare il corpo e superare gli ostacoli.
E’ anche, però, l’emozione che spinge alle azioni più nefaste, alle reazioni incontrollate, al conflitto, alla violenza. La rabbia può quindi attivare risorse inaspettate, oppure, fuori controllo, portare all’autodistruzione. Ma quale meccanismo crea la rabbia?

La Rabbia come Protezione

In quanto esseri viventi, ed esseri umani, abbiamo dei bisogni. Per bisogno si intende la “Necessità di ciò che manca”: potrebbe essere un bisogno interpersonale, come il bisogno di affetto, di comprensione o di ascolto, oppure fisico, come il bisogno di riposo o il bisogno di cibo. Il fatto è che qualcosa manca e se ne sente la necessità; il bisogno esprime una nostra debolezza, un nostro punto critico, il punto in cui soffriamo per qualcosa che vorremmo avere ma che in questo momento non possediamo. Il bisogno è anche un parente prossimo della rabbia, quando, per non sentirci o mostrarci deboli reagiamo a noi stessi e agli altri con collera, fortificandoci di una corazza che può farci sentire protetti, protetti dalla nostra forza.

La Protezione che Imprigiona

I cavalieri medioevali, protetti da pesanti corazze di metallo, risultavano molto difficili da colpire con le armi dell’epoca. Spesso però, al momento di attraversare fiumi o ruscelli, rischiavano di affogare, appesantiti da tale pesante fardello. Ogni corazza può costituire una protezione, ma anche una prigione che impedisce di muoversi con libertà. La rabbia può avere lo stesso effetto; può essere utilizzata costruttivamente (spesso la chiamiamo ‘grinta’), oppure può avvelenare l’iroso e chi lo circonda. Può inquinare le relazioni, può bloccare le persone dal rimanere in contatto con loro stesse e con i propri bisogni, con quel ‘cuore morbido’ (come lo chiama Stephen Gilligan, psicoterapeuta americano) che ognuno di noi possiede, fonte preziosa e fragile delle emozioni più tenere e ancestrali.

Per una riflessione…

Se volessimo riflettere sui nostri momenti di rabbia, potremmo quindi chiederci:
Quale bisogno non sentiamo soddisfatto?
Sappiamo come soddisfarlo? O ci sono altre strade che non abbiamo ancora percorso?
Riusciamo ad utilizzare la nostra rabbia come ‘grinta’, per trovare il coraggio di fare cose a cui non avevamo mai pensato prima?
Oppure la sfoghiamo sugli altri, o ancora peggio su noi stessi, bloccando l’azione e generando conflitti?

E se dovessimo immaginare un piano per soddisfare il nostro bisogno, quale sarebbe?

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