Ipotiroidismo: sintomi,cause, alimentazione e rimedi naturali

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La tiroide è un’importante ghiandola endocrina che ha il compito di regolare il nostro metabolismo e per far ciò produce la triiodotironina e la tiroxina, gli ormoni tiroidei. La regolazione avviene a carico dell’intero organismo attraverso la gestione del metabolismo osseo, lipidico e glucidico.

La tiroide: un regolatore energetico

Per meglio comprendere il funzionamento e l’attività della tiroide è necessario sapere che questa ghiandola, per poter produrre i sui ormoni, ha necessità di un efficiente trasmissione di “segnali” che il sistema endocrino invia ad essa. I segnali partono dall’ipotalamo e dall’ipofisi, situati nel sistema nervoso limbico (una zona antica del nostro cervello certamente molto istintiva e inconscia) attraverso una regolazione a feedback.

Possiamo paragonare la tiroide ad un regolatore energetico: se l’ormone è in eccesso i consumi proveniente del cibo saranno stimolati e l’energia bruciata sotto forma di calore così si accumulerà poco ormone come riserva. Al contrario una carenza dell’ormone favorirà un accumulo e un ridotto consumo, come per una sorta di risparmio energetico. Da qui si può comprendere quanto è importante che il segnale sia corretto per non creare delle interferenze e di conseguenza alterare il metabolismo.

L’ipotiroidismo

Tra patologie dovute a malfunzionamento tiroideo una delle più diffuse (colpisce il 5% della popolazione italiana, prevalentemente donne) è l’ipotiroidismo. Si tratta di uno stato patologico in cui la tiroide non è in grado di sintetizzare un’adeguata quantità di ormoni, le cause possono essere varie ed è necessario approfondire in modo individuale. In ogni caso il segno di una tiroide rallentata è un’ aumento dei valori nel sangue del TSH (thyroid stimulating hormone), l’ormone prodotto dall’ipofisi che ha lo scopo di stimolare la tiroide. Non dobbiamo dimenticare a che a volte l’ipotiroidismo è causato di disordini autoimmuni, in cui è coinvolto il sistema immunitario (come nel caso della tiroidite di Hascimoto).

Sintomi della tiroide “lenta”

I sintomi più comuni dell’ipotiroidismo sono questi:

  • Stanchezza e affaticamento costante con umore basso
  • Gonfiore diffuso e ritenzione idrica con difficoltà a perdere peso soprattutto sull’addome e tendenza a riprendere peso con facilità
  • Mani e piedi freddi
  • Pelle secca
  • Diradamento delle sopracciglia e capelli che tendono ad indebolirsi
  • Cambiamenti nella termoregolazione soprattutto notturna (calore e raffreddamento alternati)

Il legame importante tra ipotiroidismo e alimentazione 

L’alimentazione corretta e varia, rappresenta da sempre una metodica di miglioramento della salute, l’antica frase di Ippocrate “fa che il cibo sia la tua medicina” è più vera che mai ai giorni nostri, ma le nuove evidenze scientifiche premono ancor di più in una direzione di equilibrio anche per migliorare i sintomi della patologia ipotiroidea.

Si è visto, infatti, che alcuni comportamenti alimentari possono indurre a rallentamenti del metabolismo o a peggioramento della sintomatologia. Esistono studi e linee guida endocrinologiche e dietologiche che si occupano proprio della regolazione del metabolismo tiroideo, possiamo citare ad esempio la dieta metabolica.

Chi soffre di patologie tiroidee non viene sempre informato sulla relazione cibo-tiroide, che è invece oggetto di studio e verifica costante dagli esperti del settore. Ecco come è possibile intervenire.

Gli errori più comuni

Diete forzate e digiuni

La regola più importante è questa! Il digiuno eccessivo, la carestia energetica, le dieta forzate e le privazioni sono il primo errore alimentare che può compromettere il buon funzionamento della tiroide alterando il delicato equilibrio del segnale. La letteratura scientifica afferma che la nutrizione inadeguata produce un calo di un calo di leptina, una citochina prodotta dal tessuto adiposo, che genera un rallentamento tiroideo. (Feketeand Lechan,2006).

I cibi che rallentano la tiroide

Esistono cibi che favoriscono il rallentamento del metabolismo tiroideo: la soia e i vegetali appartenenti alla famiglia delle brassicacee o crucifere (broccoli, rape, cavoli, cavolini di Bruxelles e cavolfiori).

Il consumo eccessivo di questi cibi è sconsigliato in caso di ipotiroidismo perché essi bloccano l’assunzione dello iodio da parte della tiroide.

Occasionalmente si possono consumare cotti, la cottura o la fermentazione  come nel caso dei crauti, disattiva l’effetto di interferenza con l’assorbimento dello iodio. Attenzione quindi anche a non eccedere con le bevande a base di soia, al seitan e alimenti sostitutivi come yogurt o panna vegetale. Gli isoflavoni, contenuti nella soia inibiscono l’enzima tireoperossidasi (coinvolto nella sintesi degli ormoni tiroidei). Altri alimenti contengono sostanze strumigene o goitrogene, cioè sostanze che interferiscono con la produzione ormonale favorendo la formazione del gozzo  sono: olio di colza, miglio, pesche, germogli di bambù, pere, ravanelli, patate dolci, rafano.

I cibi che interferiscono

Interferenti endocrini sono gli zuccheri e le tutte le farine raffinate, gli additivi industriali, gli edulcoranti (i dolcificanti come aspartame, saccarina, acesulfame K)  e i grassi idrogenati, in grado di modificare i segnali ipotalamici di abbondanza o carestia.

Il glutine

Il glutine è stato ritenuto un cibo disturbante responsabile del “mimetismo molecolare”: strutturalmente la proteina del glutine è simile al tessuto tiroideo. Se il corpo è sensibile al glutine potrebbe scatenare un meccanismo che spinge gli anticorpi ad attaccare i propri organi causando le malattie autoimmuni come la tiroidite di Hascimoto.

Il consumo di glutine è spesso correlato ad uno stato infiammatorio e rallentamento tiroideo.

Per questo si suggerisce di limitarne l’uso in caso di disordini immunitari a favore dei cereali senza glutine, quelli preferibili sono (riso, sorgo, teff…) gli pseudo-cereali (grano saraceno, quinoa, amaranto), e la farina di castagne.

Il latte e i latticini

Anche i latticini e il latte possono rallentare l’attività della tiroide a causa della caseina che ha un effetto pro-infiammatorio. Inoltre si è visto che il 50% dei soggetti con sensibilità al glutine sviluppano un mimetismo molecolare con la caseina. Sono comunque da preferire i formaggi freschi.

Le proteine

La dieta troppo ricca di proteine animali e zuccheri raffinati e povera di vegetali porta ad un’eccessiva acidità dei tessuti, controllare il pH delle urine è sempre importante perché un pH inferiore a 6,5 è un sintomo di squilibrio infiammatorio o indica errori alimentari.

Favorire il lavoro del metabolismo tiroideo

La dieta alcalina

Il consumo frequente e quantità abbondanti di cibi vegetali, succhi freschi e di buona qualità migliora sensibilmente i valori tiroidei, a favore anche di un recupero dell’alcalinità dei tessuti e di un miglioramento del transito intestinale.

Il pesce

Il pesce fresco con il contenuto di iodio favorisce il lavoro della ghiandola nella sintesi dei suoi ormoni, consumare il pesce almeno 3 volte alla settimana in caso di ipotiroidismo è ottimale.

Le alghe

Per chi non assume il farmaco contro l’ipotiroidismo, quindi non deve controllare l’esatto quantitativo di iodio che assume, è possibile integrare nella dieta l’alga kombu, da aggiungere alle zuppe o minestroni, questa alga è anche interessante perché riduce la quantità di gas prodotta del legumi durante la cottura (l’alga si aggiunge durante la cottura poi si butta).

Il selenio

Un minerale antiossidante e utilissimo alla tiroide è il selenio, scegliete carne, pesce e uova, cereali soprattutto integrali come il riso, spinaci, rucola, fragole, funghi, cetriolo, noci del brasile e se non ci sono intolleranze il lievito di birra. Altrimenti è possibile assumere integratori in capsule nella quantità di 55-60 mcg al giorno.

Spezie e erbe aromatiche

Abbondare con erbe aromatiche e soprattutto le spezie come la curcuma, lo zenzero e soprattutto i semi di senape (ricchi di selenio) e la mostarda usati per insaporire i piatti, salse e conserve.

Gli omega 3

Consumare come condimenti o grassi quelli più ricchi di omega 3 come l’avocado, l’olio di oliva, grassi saturi a media catena come quelli dell’olio di cocco che entrano nel mitocondrio e stimolano il metabolismo, il ghee (burro chiarificato) che non contiene lattosio o proteine del latte.

La verdura

Per non sbilanciare gli assi ormonali è stato valutato come sfavorito, il consumo di proteine alla sera, come suggerito anche nella dieta metabolica. Via libera a cene vegetariane a base di verdure e grassi consentiti accompagnati da legumi, anche se non in eccesso (un paio di volte alla settimana).

Il movimento

Non dimentichiamo una regolare e costante attività fisica.

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