Iodio: cos’è, a cosa serve, sintomi da carenza

Lo iodio è un elemento traccia, scoperto casualmente nel 1812 da Courtois, presente nel suolo, ma soprattutto nei mari dove viene accumulato in misura variabile da alghe e animali marini.

È un minerale essenziale anche se presente nel nostro organismo in quantità esigua; garantisce la corretta funzionalità della tiroide, infatti l’80% di iodio si trova accumulato nella tiroide, ghiandola endocrina posta alla base del collo.

T3 e T4 sono indispensabili ormoni sintetizzati dalla tiroide e contenenti iodio nella loro struttura chimica, fondamentali per l’accrescimento corporeo e la sintesi proteica, così da consentire uno sviluppo neurologico normale e regolare il funzionamento di molti enzimi chiave del nostro metabolismo.

Secondo le ultime ricerche lo iodio avrebbe anche una valenza importante nell’attività antiossidante; protegge l’organismo dai danni dell’ipercolesterolemia, da malattie cardiovascolari quali aterosclerosi e ipertensione.

Alimenti ricchi di iodio

Gli alimenti più ricchi sono il pesce di mare e i crostacei;  anche uova, latte e carne ne contengono quantità considerevoli. Concentrazioni inferiori ed estremamente variabili in base alla ricchezza di iodio nel terreno, si ritrovano in vegetali e frutta.

In passato, prima dell’introduzione del sale iodato, deficit alimentari di entità variabile erano piuttosto comuni in quei territori dove i terreni, ed inevitabilmente i loro frutti e le carni degli animali che da essi traevano nutrimento, erano poveri di iodio. Anche l’acqua rappresenta una minima fonte minerale; più ricca è quella marina (50 ug/L), mentre negli USA la media dell’acqua da bere è di soli 4 ug/L.

Variabilità è la parola d’ordine quando si parla di iodio negli alimenti; ad esempio, carni e uova di un pollo alimentato con una piccola percentuale di farina di pesce, contengono iodio in concentrazioni nettamente superiori rispetto alle carni di un animale allevato in modo tradizionale.

Il sale iodato, comune sale da cucina a cui sono stati aggiunti dei sali di iodio, mantiene il medesimo aspetto del sale tradizionale e non presenta odori o sapori particolari, né tantomeno cambia quello dei cibi ai quali viene aggiunto. È consigliabile consumarlo crudo perché così mantiene le sue proprietà e conservarlo in luogo fresco e asciutto, al riparo dalla luce. La cottura, infatti, riduce il contenuto di iodio negli alimenti, con perdite di circa il 20% per i fritti, del 23% con la grigliatura, del 58% con la bollitura.

Alcune alghe brune, classificate nell’ordine delle Laminariales, contengono quantità di iodio molto elevate, fino a 100 volte, addirittura 1000 volte, superiori al pesce di mare. Tali alghe, nominate anche fucus, sono presenti in prodotti dimagranti poiché sono attivatrici del metabolismo; infatti lo accelerano in pochissimo tempo.

Il contenuto di iodio negli alimenti dipende dal terreno da cui derivano (vegetali), dalla fortificazione con iodio dei mangimi (latte e derivati), dall’habitat degli animali destinati all’alimentazione (pesci marini).

Apporti consigliati e fabbisogno

Da quando è stato introdotto il sale iodato per le persone sane non è più necessario ricorrere ad integratori specifici. Per i soggetti vegetariani o che non consumano pesce ed evitano di salare le pietanze, si consiglia una supplementazione di 200 mcg di iodio al giorno.

Le normali dosi consigliate sono di 150 mcg per la donna, di 200 mcg durante l’allattamento e di 175 mcg in gravidanza. In generale il fabbisogno giornaliero per entrambi i sessi è di 0,15 mg, cioè 3 mg/die.

Carenza di iodio e conseguenze

Una carenza di iodio porta a cretinismo, ritardo nella crescita del feto e dei bambini, gozzo negli adulti. Il gozzo è un rigonfiamento diffuso della tiroide, che rappresenta un tentativo di adattamento della ghiandola al fine di intrappolare più iodio. L’OMS stima che un quinto della popolazione mondiale soffra di disfunzioni tiroidee e che i malati di gozzo siano oltre 200 milioni.

Un deficit di iodio in età adulta è responsabile di sintomi quali svogliatezza, stanchezza cronica e calvizie precoce. Possono, inoltre, esserci alterazioni della frequenza cardiaca, della temperatura corporea, della velocità di utilizzo di zuccheri e grassi a scopo energetico.

Eccesso di iodio e conseguenze

Ad oggi non sono esattamente precisati i livelli tossici di iodio, anche in virtù del fatto che questi risultano molte volte superiori rispetto alle dosi adeguate. Il consumo esagerato di alcuni integratori a base di alghe marine può rivelarsi pericoloso per la salute e provocare una particolare forma di ipertiroidismo. Il rischio aumenta sensibilmente nel caso si passi da un’alimentazione assai povera di iodio ad una cospicua supplementazione dietetica.

Casi di tossicità cronica da iodio si verificano se l’assunzione è di 20 volte maggiore rispetto al fabbisogno quotidiano, cioè 3 mg/die.

Alimenti che possono interferire con lo iodio

Alcuni alimenti possono ostacolare l’utilizzo di iodio da parte della tiroide; questo è dovuto al contenuto di sostanze gozzigene, come la ginesteina della soia e gli isotiocianati delle crucifere, come il cavolfiore, i cavoli, i broccoli, i cavoletti di Bruxelles. Anche il miglio e le patate dolci contengono sostanze che possono ridurre la disponibilità dello iodio e pertanto, chi assume poco iodio o soffre di patologie alla tiroide, deve prestare attenzione a non eccedere nel consumo di tali alimenti.

Altre sostanze gozzigene si possono trovare nel fumo di sigaretta, in pesticidi e in inquinanti ambientali. Le donne incinte, in particolare, e anche quelle che allattano, devono prestare attenzione a questi alimenti perché i tiocianati riducono il passaggio di iodio alla placenta al latte materno.

Soggetti più a rischio di carenza di iodio

Donne in gravidanza e in allattamento e bimbi piccoli sono soggetti più a rischio di altri. Durante la gravidanza la carenza di iodio può provocare ipertensione gravidica, malfunzionamento della placenta, ritardi nello sviluppo neurologico del feto, e talvolta cretinismo, oltre a ritardo mentale di una certa rilevanza.

Persone che adottano regimi alimentari vegani o i vegetariani, se non consumano sale iodato abitualmente, possono essere carenti; quindi dovrebbero porre attenzione ad una dieta equilibrata complessiva, soprattutto se si tratta di bambini e adolescenti, poiché una contemporanea assunzione non ottimale di vitamina A, selenio e ferro può contribuire alla comparsa del gozzo.

Coloro che si basano su un’alimentazione mediterranea non dovrebbero aver problemi di carenza iodica: frutta e verdura di stagione, pesce almeno 2/3 volte a settimana, uova e latticini in moderate quantità e sale iodato, senza esagerare, sono sufficienti per stare bene!

Le donne vegetariane e vegane in dolce attesa, per tutelare se stesse e il bimbo in questo periodo delicato, dovrebbero pianificare con un professionista un menù ottimale, considerato che anche nelle diete 100% vegetali la presenza di cibi gozzigeni è spesso elevata.

Più iodio: più intelligenti e più sani

Lo iodio è il principale costituente degli ormoni tiroidei e una sua assunzione è indispensabile per permettere alla tiroide di produrne la quantità necessaria. Quindi gli ormoni tiroidei T3 e T4 sono essenziali nel bimbo per uno sviluppo armonico e corretto del suo SNC.

Il processo inizia in gravidanza e si completa dopo la nascita; pertanto, le conseguenze della iodiocarenza nel bambino sono differenti, non solo a seconda dell’insufficienza iodica, ma anche del momento in cui essa si manifesta. Ad esempio, una carenza iodica importante nella madre, in gravidanza, può portare a cretinismo endemico, caratterizzato da grave deficit neurologico e motorio del nascituro.

Le carenze più lievi di questo minerale nel bambino, date cioè da lieve insufficienza iodica, sono più subdole e assolutamente da non sottovalutare; non immediatamente percepibili dai genitori, risultano poi, invece, molto significative, se valutate con opportune metodologie. Ad esempio una lieve carenza di iodio nella mamma in prima fase di gravidanza, può tradursi in alterazioni della sfera emotiva e cognitiva del bambino in età scolare, con deficit di attenzione, sindrome da iperattività e addirittura, in alcuni casi, autismo.

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Curiosità

L’aria di mare contiene molto iodio e fa bene respirarlo: sicuramente l’aria di mare è ricca di sodio, ma esso viene assorbito esclusivamente attraverso l’intestino, non attraverso le vie respiratorie. Pertanto va introdotto con gli alimenti.

Importante tenere presente che troppo iodio è dannoso per l’organismo: non è un farmaco, ma un costituente di una sana alimentazione. Pertanto con un’eccessiva assunzione questo minerale in un soggetto sano, senza specifiche patologie, il suo assorbimento viene bloccato dalla tiroide ed eliminato poi con le urine, andando però a sovraccaricare il lavoro degli organi.

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Sale marino integrale e sale dell’Himalaya non sono sottoposti al processo industriale di arricchimento con ioduro o iodato di potassio. Questo è un processo semplice, innocuo, poco costoso, non alterante delle caratteristiche organolettiche del prodotto. Quindi a mio avviso non è sempre vero che i suddetti sali fanno bene perché sono naturali, a ognuno la scelta più adatta alla propria situazione.

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Dr.ssa Federica Zanca
Dott.ssa in Pedagogia a indirizzo filosofico- psicologico, Naturopata psicosomatico e operatrice del benessere.Lavora con diverse terapie olistiche di medicina naturale. Verona
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