Intolleranze alimentari: cosa sono e come scoprirle

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Intolleranze alimentari: un problema sempre più frequente e diffuso.

Le intolleranze alimentari generano gli effetti di un avvelenamento

La statistica dice che il  30% delle persone soffre di intolleranze alimentari, spesso anche inconsapevolmente.

L’intolleranza a un determinato cibo genera l’effetto paragonabile ad un lento e leggero avvelenamento: il nostro organismo non sopporta particolari sostanze dei cibi e a differenza dei casi di allergia, reagisce solo dopo alcune ore, anche  giorni, provocando  uno stato infiammatorio che porta ad un graduale accumulo di tossine, e coinvolge diversi organi di volta in volta.

Disturbi intestinali, gonfiore e colon irritabile, mal di testa frequenti o problemi alla pelle, sono tra i sintomi più frequenti.

Quali alimenti a rischio intolleranza

Gli alimenti più a rischio sono statisticamente quelli che consumiamo più spesso:

  • lieviti,
  • glutine (parte proteica del frumento),
  • latte e derivati (intolleranza al lattosio, la più comune, e intolleranza alle proteine del latte),
  • grassi vegetali.

Ecco perché chi varia poco la dieta è più soggetto al manifestarsi di intolleranze alimentari:  il corpo ad un certo punto respinge i cibi assunti  con maggior ripetitività.

Non a caso tra i suggerimenti base della naturopatia  c’è il consiglio di variare il più possibile la dieta. A conferma di ciò sappiamo che in Europa sono molto diffuse le  intolleranze al glutine e a latte e derivati,  mentre in Giappone è diffusa l’intolleranza alla soia e ai suoi derivati.

Come scoprire le intolleranze alimentari

Esistono numerosi tipi di test, pur non riconosciuti dalla medicina ufficiale. Tra i più utilizzati:

  • Vega test: segnala, attraverso un elettrodo posto sulla pelle della persona, i mutamenti bioelettronici che il corpo produce quando in contatto con sostanze irritanti,
  • Dria test: evidenzia eventuali cali della forza muscolare in seguito alla somministrazione di una sostanza alimentare o di un allergene (simile al test kinesiologico),
  • Cito-test: analizza la variazione dei globuli bianchi su un campione di sangue messo a contatto con alimenti a rischio.
  • Breath test: è utile per la diagnosi di intolleranza al lattosio. Durante il test il paziente assume una dose standardizzata di lattosio: a intervalli di tempo successivi vengono analizzati i gas espirati. L’eventuale presenza di picchi di idrogeno indica fermentazione intestinale del lattosio non digerito.

Mi preme dire che la diagnosi di allergia o di una intolleranza spetta al medico. Tuttavia, in alcuni ambiti volti al riequilibrio e alla prevenzione, come la naturopatia, eventuali test per la ricerca di intolleranze, devono essere considerati con un’ottica diversa da quella della diagnosi, ma come degli indicatori di un percorso volto a ritrovare il benessere andando a variare abitudini disfunzionali e stile di vita.

Come eliminare l’intolleranza ad un alimento

Una volta  appurata la presenza di una o più intolleranze, per eliminarle e rieducare l’organismo ad accettare il cibo individuato, ci sono 2 scuole di pensiero:

  • la dieta di eliminazione
  • la dieta di rotazione.

Dieta di eliminazione

Con la dieta di eliminazione si elimina il cibo incriminato per un periodo di alcuni mesi, fino a 6, per poi reintrodurlo gradualmente ponendo l’attenzione sulle reazioni del fisico nelle ore successive all’assunzione. Secondo alcuni esperti però l’eliminazione totale del cibo per un periodo cosi lungo potrebbe generare la completa perdita di tolleranza da parte dell’organismo.

Dieta di rotazione

Ecco perché la dieta di rotazione prevede di escludere dalla dieta, per almeno tre giorni, il cibo in questione;  il quarto giorno lo si può consumare, per poi eliminarlo totalmente nei tre giorni successivi.  Secondo alcuni esperti, nel 70% dei casi e nel giro di pochi mesi, l’organismo ricomincia a tollerare il cibo.

Il mantenimento prevede poi  un giorno alla settimana di esclusione per evitare ulteriori problemi.

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Differenza tra allergie e intolleranze (da PubMed)

Le reazioni avverse agli alimenti, oltre a quelle considerate tossiche, sono causate da una particolare intolleranza individuale verso alimenti comunemente tollerati. L’intolleranza derivata da un meccanismo immunologico è definita allergia alimentare, la forma non immunologica è chiamata intolleranza alimentare.

L’allergia alimentare mediata da IgE è il tipo più comune e pericoloso di reazione alimentare avversa. È originata da una compromissione della normale tolleranza orale al cibo in soggetti predisposti (atopica).

L’allergia alimentare produce sintomi respiratori, gastrointestinali, cutanei e cardiovascolari ma spesso sintomi generalizzati e potenzialmente letali si manifestano con un rapido shock anafilattico di frequenza.  La diagnosi medica viene fatta utilizzando anamnesi e test cutanei e sierologici.

Le intolleranze alimentari sono principalmente causate da difetti enzimatici nel sistema digestivo, come nel caso dell’intolleranza al lattosio, ma possono anche derivare dagli effetti farmacologici delle ammine vasoattive presenti negli alimenti (ad esempio Istamina).

Articolo scritto a giugno 2016, aggiornato a novembre 2019.

Approfondimenti e fonti scientifiche

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