Inquinamento acustico: il rumore fa male

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Inquinamento acustico, chi di voi non l’ha sperimentato? Siamo così abituati che non ce ne lamentiamo. Vivere oggi, soprattutto vivere nelle grandi città ci sottopone a diversi tipi di inquinamento che sono ormai, ahimè, parte della nostra vita quotidiana.

L’inquinamento non è solo atmosferico

Si parla sempre più spesso di polveri sottili e qualità dell’aria. Si parla, di tanto in tanto, di inquinamento elettromagnetico: abbiamo antenne in ogni dove e gli apparati di diffusione di segnali per le telecomunicazioni sono disseminati ovunque.

Inquinamento acustico: gli effetti negativi sulla salute

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Difficilmente però si parla dell’inquinamento acustico. Siamo così abituati che non ci rendiamo conto di tutti i rumori che accompagnano la nostra giornata.

Eppure gli effetti negativi dell’ inquinamento acustico sulla nostra salute e sulla qualità della vita non sono da sottovalutare. Pochi sanno che anche secondo l’OMS (l’Organizzazione Mondiale della Sanità) i frastuoni derivati dal traffico cittadino, non solo automobilistico , rappresentano il più rilevante problema ambientale europeo dopo l’inquinamento atmosferico: l’ inquinamento acustico.

Dai disturbi del sonno allo stress e all’ipertensione

Molte ricerche hanno dimostrato come l’incidenza di disturbi del sonno, infarti, ictus, ipertensione e malattie cardiovascolari, sia più diffusa tra la popolazione che vive nella congestione di città particolarmente rumorose, rispetto a quella meno sottoposta ai rumori. Ogni considerazione basata su dati statistici va considerata per quel che è, ma il dato è un’importante indicazione.

Un interessante approfondimento è visionabile sul sito dell’ARPA Marche, l’Agenzia Regionale per la protezione ambientale delle Marche, ecco l’articolo L’inquinamento acustico e gli effetti sull’udito e sulla salute.

Poiché ho da sempre una particolare sensibilità ai rumori di ogni tipo, ho fatto una mia personale selezione di alcuni rumori della città e soprattutto di quelli che a mio avviso potrebbero essere evitabili, con un aneddoto.

I rumori della città

Tutti i mezzi in circolazione, in particolare i mezzi pesanti, alcune moto con rombi di motore assordanti, lavori stradali, mezzi che effettuano spurghi, falciatrici che tagliano i pochi ciuffi d’erba quasi estinti rimasti nelle aiuole, a bordo strada, o dei cosiddetti giardini pubblici. Per alcuni si aggiunge il rumore del traffico ferroviario, oppure quello del traffico aereo. Oppure i rumori delle attività industriali, artigianali, o degli impianti delle strutture ricettive.

In quest’ambito rientrano, a Milano, i mezzi dell’ANSA i cui slogan sostengono sostenibilità dei mezzi che però fanno un rumore assordante, provare per credere. Ah già, ma il rumore non inquina!

Anche questo è inquinamento acustico: soffiare le foglie con un motore a scoppio

Più o meno ogni 10 giorni si ripete la stessa scena. Mi sveglio, alzo le tapparelle, apro le finestre per cambiare aria alla casa. Le richiudo imbruttito! Nel giardinetto davanti a casa, circa 500 mq di verde cittadino, un operatore con un attrezzo a motore a scoppio, rumorosissimo, fa volare polvere e foglie. Almeno un’ora di stress acustico, di inquinamento ambientale, di fumi di polveri depositate a terra molto benefiche da respirare, per scopare qualche decina di foglie.

Torniamo alla scopa, per favore!

La scena si ripete per tutto l’anno in tutti i giardini della città: un omino con il paraorecchie “soffia” foglie e polveri da una parte all’altra del giardinetto. Un’assurdità colossale. Un’invenzione geniale!

Proposta, sequestriamo gli attrezzi infernali che soffiano aria per far volare le foglie e diamo a questi “poveri” operatori ecologiche le vecchie scope.

Leggi anche l’articolo: Inquinamento acustico: limiti OMS superati in Italia. Decibel e rumore killer.

I danni dell’inquinamento acustico

I danni fisici si distinguono non riguardano solo l’udito.  Si parla infatti di danni uditivi e di danni extra-uditivi. Come in tutte le patologie, nel caso del danno uditivo, questo può avere una forma acuta, conseguente ad una una stimolazione acustica di particolare intensità, come un’esplosione oppure l’esposizione ad concerto con musica particolarmente alta. La forma acuta si manifesta in un tempo molto breve. La forma cronica invece ha una evoluzione lenta, ed è conseguente ad una esposizione prolungata, per capirci varie ore al giorno per molti giorni consecutivi. Gli effetti più intuibili sono dell’esposizione continuativa a certi tipi di inquinamento acustico riguardano la diminuzione dell’udito. Tale problematica è particolarmente grave in quanto è considerata irreversibile.

Non basta però focalizzare l’attenzione alle nostre orecchie. Il rumore infatti provoca problemi seri anche al resto del nostro organismo. In questi casi si parla di danni extra-uditivi. L’esposizione al rumore infatti è, più o meno consapevolmente fonte di stress, poiché provoca variazioni accertabili della pressione sanguigna, del ritmo cardiaco, della vasocostrizione e della secrezione endocrina.

Le conseguenze fisiche possono presentarsi con l’aumento della pressione arteriosa e della frequenza respiratoria, ma anche con  problemi all’apparato gastrointestinale, con alterazioni del sistema nervoso centrale, con l’iperattività di alcune importanti ghiandole del sistema endocrino come ipofisi, tiroide e ghiandole surrenali.

Studio, lavoro e concentrazione: il rumore disturba

Il rumore incide negativamente sullo studio e su tutti i lavori di tipo intellettuale, oltre che sulla comunicazione verbale e sul sonno. Pensate alla difficoltà di conversare con qualcuno in una via molto trafficata, oppure in un locale con musica particolarmente alta. Oppure immaginatevi di dovervi concentrare per studio o lavoro e venire continuamente interrotti da suoni di motori, clacson o operatori ecologici che sparano aria sulle foglie di un parchetto….

OMS e inquinamento acustico

Uno degli indicatori per la descrizione di questo problema ambientale è dato dalla popolazione esposta al rumore, un parametro che l’ OMS ha inserito tra gli “European Community Health Indicators” un parametro che viene attribuito ad una fascia di popolazione “esposta al rumore”. Viene assegnata a questa categoria la fascia di popolazione esposta continuativamente a livelli di rumore superiori a 65 decibel nelle ore diurne e a 55 decibel nelle ore notturne.

La legislazione italiana ha già preso atto del problema dell’inquinamento acustico

La legge quadro n. 447/95 è la norma nazionale di riferimento sull’inquinamento acustico. Il fenomeno dell’inquinamento acustico è definito come segue: «l’introduzione di rumore nell’ambiente abitativo o nell’ambiente esterno tale da provocare fastidio o disturbo al riposo e alle attività umane, pericolo per la salute umana, deterioramento degli ecosistemi, dei beni materiali, dei monumenti, dell’ambiente abitativo o dell’ambiente esterno o tale da interferire con la funzionalità degli ambienti stessi».

Tutti possiamo fare qualcosa per il rumore

Anche per questo tema ognuno di noi può contribuire a non peggiorare il fenomeno dell’inquinamento acustico, in primo luogo adottando comportamenti che tengono conto di questo problema e poi facendo scelte e acquisti sostenibili anche da questo punto di vista. L’etica, il rispetto per gli altri, oltre che per noi stessi ed il buon senso, ci possono guidare anche in questo caso.
Ad esempio non suonare il clacson dell’auto per un nonnulla o per inveire contro qualcuno (ma quante volte accade?), non tenere la musica a tutto volume in appartamento, non utilizzare moto o auto che possono svegliare un intero quartiere di notte, se avete un giardino utilizzate attrezzi rumorosi solo se strettamente necessario…

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