Tecnologia amica del tempo, nemica dell’anima

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innovazione

L’innovazione tecnologica dell’ultimo ventennio è stata intensa e rapida. Dai primi cellulari agli ultimi smartphone sono nati Facebook, twitter e social di ogni tipo e per ogni gusto ed esigenza. Tutto disponibile a basso prezzo 24 ore su 24. Per essere sempre connessi e mai soli. La tecnologia in continua evoluzione ci ha regalato la possibilità di accorciare tempi e distanze: evitiamo inutili code in banca ed in posta, possiamo parlare e vedere un familiare che abita a chilometri e chilometri di distanza e possiamo anche salvare molte vite durante le emergenze e le operazioni di soccorso. E’ indubbio che alcune aree della nostra vita ne hanno giovato come è oramai certo che altre invece ne sono state notevolmente danneggiate.

La No-mo-fobia: no mobile fobia

Dimenticato il cellulare ? Batteria scarica? Non c’è campo? Panico! E…quanto spesso guardi il cellulare  nonostante gli avvisi sonori? Come ti senti quando ricevi un messaggio? Ascoltati, osservati ma osserva anche il comportamento di chi ti è accanto e, dedica ancora più attenzione a questo fenomeno, se chi stai osservando è tuo figlio, tuo nipote, un bambino o un adolescente. Dall’Università di Genova due studiosi Nicola Luigi Bragazzi e Giovanni Del Puente hanno chiesto di inserire la patologia della nomofobia nel DSM-V il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi mentali poiché questi fenomeni di ansia da cellulare stanno diventando sempre più frequenti e gravi. La nomofobia che significa paura di non avere/essere con il cellulare può rientrare nei fenomeni di dipendenza: la paura di restare senza contatto virtuale con il resto del mondo provoca disturbi d’ansia. Ricadere nella nomofobia è un processo lento di cui non ci si accorge subito. Si inizia pian piano a rispondere ai messaggi, a lasciarsi coinvolgere per poi ritrovarsi incapaci di separarci dal cellulare che è oramai parte di noi in qualunque rito quotidiano: dal risveglio, ai pasti, al sonno. E’ raro oramai essere totalmente presenti e attenti ad una cosa sola. Sia che si tratti di presenziare ad una riunione, cucinare, fare una corsa al parco, dialogare con un amico o guidare. Grazie alla teconologia il cellulare è sempre con noi, il resto del mondo è sempre con noi.

La tecnologia ci fa stare insieme… per finta

Ricevere un messaggio, chattare, significa sentirsi importanti per qualcuno, parte di un gruppo e questo ci procura piacere oltre a riempire il vuoto della solitudine e del silenzio.  La teconologia soddisfa il nostro bisogno di riconoscimento e di appartenenza. Peccato che si è riconosciuti e si appartiene, per la maggior parte del tempo, da dietro uno schermo senza creare vero contatto di sguardi, emozioni reali, sensazioni. Non importa se dall’altra parte la persona è distratta e sta facendo altro mentre comunica con noi, non importa se non è con noi davvero attraverso un intimo sguardo, un abbraccio, una carezza. L’importante è che ci sia qualcuno, qualcosa. Come per tutti i fenomeni di dipendenza uso sempre lo stesso paragone: “Non importa se quello che stai bevendo non è sana acqua, l’acqua che compone il 99% del nostro corpo, l’importante è bere perché ho sete. Se è una bevanda che fa male o mi danneggia poco importa ci penserò poi” “Non importa se dal cellulare non posso toccare l’amore, l’affetto ed il contatto reali, l’amore che compone il 99% della nostra anima…, l’importante è che ci sia qualcuno. Mi nutro dell’illusione, al disagio della solitudine o all’ansia da riconoscimento ci penserò poi”. Curare invece che prevenire!

La società della leggerezza

dipendenza, bambini e tecnologia,innovazioneE così ci caschiamo tutti nello stile di vita non sano: “ ma sì…cosa vuoi che sia…il bambino lascialo giocare con il telefono lo fanno tutti…era l’unico a scuola a non avere l’I-Phone….e lasciagli mangiare le patatine fritte e i marshmallow per una volta…cosa vuoi che sia”. E così con leggerezza i nostri bambini e noi adulti al seguito dobbiamo poi metterci a dieta o andare da qualche specialista perché nascono i primi disagi fisici, i disturbi della motricità, del sonno e soprattutto dell’affettività. Forse un po’ di leggerezza fa bene di questi tempi ma non è da confondere con la superficialità di non voler vedere dove stiamo andando. Le forme di dipendenza stanno aumentando: da quelle da gioco a quelle affettive ed ora da cellulare. Vuol dire che non siamo più capaci di ascoltare i nostri bisogni, non sappiamo più provare il piacere di stare in compagnia di noi stessi, di volerci davvero bene e di scegliere ciò che è bene per noi. La teconolgia ci ha portati a stare sempre più lontano da noi stessi.

L’auto aiuto per la tecnologia

Cosa fare? Il punto di partenza è sempre osservare, accorgersi. Osservare noi stessi, chi ci sta intorno ed avere il coraggio di cambiare noi per primi magari discutendo dell’argomento ed invece di dire “ ma sì cosa vuoi che sia..” provare a dire “ ma sì proviamo a farne a meno e vediamo cosa accade”. Vi propongo un gioco: prendete una ciotola, un cestino per la vostra casa e scriveteci sopra “svuotacellulare”. Quando entrate in casa oltre alle chiavi, posate anche il telefono. Fatelo fare o ai membri della vostra famiglia o a chi viene ospite da voi. Prendete nota di cosa accade e per quanto tempo resta pieno, soprattutto osservatevi ed osservate la reazione di non averne il controllo sottomano. Giocate alla “serata senza cellulare” e riscopritevi. In fondo una volta riuscivamo a farne a meno ed era buona educazione a tavola tenerlo spento e nella borsa o nelle tasche. Ora è accanto alle posate! Provate anche a scegliere una o due persone con cui sperimentare la relazione senza chat e messaggi. Usate il telefono solo per prender appuntamento, a voce, e state a vedere cosa accade quando vi incontrate dopo tanto “silenzio”. Insomma provate a fare qualche passo indietro nella tecnologia per fare qualche passo avanti nella realtà  potrete solo sperimentare qualche nuova percezione nelle relazioni e la vostra anima vi ringrazierà!

Mettete la tecnologia al vostro servizio e non voi al servizio della tecnologia.

Vi invito a guardare questo video  illuminante…

 

 

 

Nota della redazione: il termine “cellulare” è usato nell’articolo come pseudonimo di smartphone e tablet.

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