Il mio incontro con Beech, il Faggio

Beech, Faggio, irene valeriani, conoscere le piante dei fiori di bach, fiori di bach

Dove eravamo rimasti?

Nello scorso articolo ho raccontato il mio incontro con Oak. Oggi faremo conoscenza con un altro albero della schiera dei fiori di Bach. Fagus sylvatica: Beech il faggio. Per comprenderlo durante la narrazione suggerirò il valore simbolico di alcune parti anatomiche della pianta o degli elementi della natura.

Riconoscere il Faggio

E’ pianta spontanea di tutta l’Europa occidentale e in Italia è presente in tutte le regioni ad eccezione della Sardegna. Sull’Appennino e sulle Alpi forma estese foreste, spesso pure, partendo dai 500 metri e spingendosi fino a quote di 2000 metri. E’ un grande albero capace di raggiungere i 35 metri d’altezza e i 250-300 anni di età. La corteccia è grigio-argentea e compatta.

Le foglie sono ovali o ellittiche munite di picciolo e lunghe fino a sette centimetri. I fiori sono unisessuali, quelli maschili in amenti, con peduncolo di 5 centimetri e penduli, quelli femminili solitari o a due chiusi in una capsula spinosa non pungente. La fioritura va da aprile a maggio. I frutti, detti faggiole, sono formati da due noci racchiuse in una cupola a quattro valve.

Il signor Beech

Annuncio pubblicitario

E’ frequente incontrare il signor Fagus sylvatica.

Dico ‘signor’ poiché la faggeta, tra tutti i boschi puri che ho frequentato è quello che ti accoglie con l’austerità, l’eleganza, la raffinatezza e con quel tocco di inquietante aspirazione verso l’alto che ho ritrovato solo nelle cattedrali gotiche d’oltralpe. Quello che colpisce maggiormente in una faggeta pura è l’uniformità di stile e la quasi totale assenza di altre piante. Rivela così una moralità stereotipata a cui un’intera foresta è fedele. Nella  faggeta pura la vista si distende senza ostacoli in ogni direzione. Il sottobosco è caratterizzato unicamente da uno spesso tappeto bruno di foglie morte negli anni precedenti e nessuna altra pianta. Ho scavato nel tappeto di foglie e in certi punti ho riscontrato uno spessore anche di venti centimetri.

La gestione del terreno

Beech tende, lentamente a conquistare terreno a danno di altre piante. La cosa singolare è che la nostra è notoriamente una miglioratrice del terreno tanto che il terriccio presente nella faggeta pura risulta molto fertile e ricco di humus.

Beech si relaziona in maniera all’apparenza contraddittoria con la terra che la ospita: da una parte monopolizza i fianchi di mezze montagne, manifestando intolleranza per qualsiasi coinquilino, e al contempo evidenzia la capacità migliorativa del substrato tanto da potersi ritenere nel giusto.

L’esclusione delle altre specie non è da attribuire né alla scarsità di luce nel sottobosco né, tanto meno da un’alterazione ostile nella qualità del substrato. Piuttosto è la coltre di foglie secche che impedisce alle giovani piante di altra specie di venire al mondo.

La corteccia di Beech

E’ il punto di contatto con il mondo circostante, e rappresenta la capacità di moderare le risposte agli stimoli esterni.

La corteccia del faggio sembra essere fatta di cemento impenetrabile, è chiara, quasi argentea quando ci batte il sole, non molto spessa ma perfettamente capace di difendere la pianta come un leggero abito di fibra robusta. Ed è qui che Beech ha un’altra strategia per escludere coinquilini indesiderabili: il creosolo, una sostanza altamente irritante. Dunque risponde d’impatto con irritazione al contatto indesiderato col mondo circostante. Ma la corteccia in realtà è sottile, segno che vi è anche sensibilità e vulnerabilità, anzi, la presenza del leggero veleno suggerisce che Beech difende strenuamente questa parte di sé che sente fragile tenendo a distanza il prossimo con fare irritante.

Le foglie di Beech

Le foglie sono sottili, flessibili, quasi trasparenti in controluce, paiono come cerate: in effetti su di loro l’acqua (affettività) scivola via veloce, senza lasciare residui di umidità, come se avessero un impermeabile.

Poi, in autunno, sono le foglie più luminose di cui si può godere in montagna: gialle o arancio, talvolta rosso bruno, sembra che il sole e il calore della bella stagione siano rimasti intrappolati nelle foglie! Il modo di ingiallire che hanno le foglie di Beech è singolare in quanto le nervature e il picciolo rimangono verdi fino all’ultimo momento prima di staccarsi dalla pianta: questo mi suggerisce che gli aspetti razionali (rami) percepiscano come ancora attivi e vitali gli aspetti affettivi (foglie), e quindi che Beech abbia una percezione falsata di sé per quanto riguarda la relazione tra questi due aspetti nel momento delicato dell’adattamento al clima invernale.

Come dire: di fronte alla prova delle sue capacità di adattamento Beech è sicuro di esserci con tutto sé stesso mentre invece la parte affettiva (foglia) non è pienamente coinvolta. Prevalgono gli aspetti razionali e con essi le capacità critiche.

Mentre le foglie dell’anno restano ancora sui rami, la pianta provvede a gittare le nuove gemme, che resteranno per tutto l’inverno. Queste sono acuminate, dure, scure, ovviamente destinate a divenire ramo, o foglia, ma finché gemme sono pungenti, con forma simile a frecce preistoriche di selce; come se la modalità di tradurre in pratica il proprio pensiero (gemma) fosse diretto aggressivo, irriverente, ostile. Eppure quando a primavera la gemma si dischiude e libera le tenere foglie, quasi arrese nella loro tenerezza struggente, s’intuisce la profonda natura ‘coccolona’.

L’apparato radicale

Un’altra parte anatomica impressionante è l’apparato radicale. Il fittone è obliquo e dunque adatto ai terreni inclinati dei fianchi delle montagne, ma in realtà Beech è sensibile al vento forte e può apparire come un gigante dai piedi d’argilla. Le radici secondarie sono assai superficiali, nodose e contorte.

Visitare il Parco Nazionale di Plitvice in Croazia, mi ha dato la possibilità di scoprire un dettaglio importante delle radici: la  natura geologica del parco fa sì che periodicamente i corsi d’acqua si spostino, lavando ora una superficie, per poi lasciarla scoperta pochi mesi dopo.

Mi sono dunque trovata a tu per tu con gli apparati radicali di molti faggi anche molto vicini tra di sé e, sorpresa!: si capisce perfettamente di chi è quella radice e di chi quell’altra, poiché non si intrecciano, restando a debita distanza l’una dall’altra, denunciando poca capacità di relazionarsi a livello emotivo con il prossimo. Di contro le radici di ciascun individuo si contorcono e si intrecciano su sé stesse, in un’autoreferenzialità emotiva che conduce, alla fine, all’assenza di scambio, di ascolto e di comprensione.

Irene Valeriani

 

Irene Valeriani, Fiori di Bach, Conoscere le piante dei fiori di bach, libro, Bach, Guna

Acquista sul sito Guna.it

Il libro di Irene Valeriani è anche disponibile ai seguenti link:
macrolibrarsi.it: Incontri con le piante dei fiori di Bach
ilgiardinodeilibri.it: Incontri con le piante dei fiori di Bach

© Riproduzione riservata.
Le informazioni contenute in questo articolo sono da intendersi a puro scopo informativo e divulgativo e non devono essere intese in alcun modo come diagnosi, prognosi o terapie da sostituirsi a quelle farmacologiche eventualmente in atto. In nessun caso sostituiscono la consulenza medica specialistica. L’autore ed il sito declinano ogni responsabilità rispetto ad eventuali reazione indesiderate.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.