Il diario delle emozioni

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Avete mai tenuto un diario? Se sì avrete sicuramente presente la sensazione liberatoria che si prova dopo aver gettato sulla carta tutte le vostre emozioni.

Tenere un diario è uno degli esercizi più importanti per ricontattarsi e quindi viene spesso suggerito in un percorso di crescita personale.

Spesso quando propongo ai clienti di tenere un diario questi lo ricollegano, nella maggior parte dei casi, alla loro adolescenza. A volte mi chiedono proprio se devono scriverlo come facevano da ragazzi. Non è esattamente così. Nei paesi anglosassoni sono attivi molti gruppi nei quali si impara a scrivere il “journal” facendo una distinzione tra il termine “journal” e “diary”: intendendo “diary” come un’implicita trascrizione dei fatti giorno per giorno (da dies latino, inglese day) secondo quindi uno schema temporale e consequenziale di eventi, mentre un “journal” indica scrivere emozioni, idee e sensazioni  secondo uno schema libero e non dettato necessariamente da una cronologia. In poche parole, il “diary” si avvicina più a quello tenuto in adoloscenza nel quale si è soliti scrivere giorno per giorno ciò che ci è accaduto e le relative osservazioni, puntando “la penna” su ciò che ci ha deluso, fatto soffrire in modo a volte rabbioso e scoordinato.

Scrivere il “journal” invece è un lavoro più simile ai famosi “taccuini” nei quali gli scrittori (come non pensare ad Hemingway?) segnano le loro osservazioni, gli spunti, le idee e le descrizioni di ciò che ha colpito la loro attenzione per poi riorganizzare questo materiale in una narrazione coerente. Il lavoro che vi propongo si può dire che si trovi a metà tra queste due definizioni.

L’importanza di scrivere

James Pennybacker, professore di psicologia sociale all’università di Austin, Texas e principale studioso degli effetti terapeutici (sia sul piano fisico che psicologico) della Scrittura Espressiva  ha dimostrato quanto sia utile scrivere purché lo si faccia secondo un metodo e con determinate finalità.

In primo luogo è necessaria  una certa costanza -nei suoi laboratori Pennybacker propone di scrivere per 15 minuti tutti i giorni– e che non si raccontino solo i fatti ma si presti attenzione  anche alle emozioni ad essi collegati e alle nostre conseguenti reazioni, nel bene e nel male.

Vi consiglio quindi di scrivere con costanza cercando di appuntare i fatti con la loro data -per potervi meglio rendere conto al momento della rilettura di quella che è stata la loro evoluzione- le emozioni, le impressioni che l’evento o l’azione descritte hanno suscitato in voi. E’ importante a mio avviso segnare non solo i fatti che ci provocano un’emozione negativa, ma anche ciò che ci fa gioire. Anche guardare dentro di noi cosa ci rende felici fa parte del percorso di conoscenza e aiuta a volgere lo sguardo con più facilità verso il bene al momento in cui dobbiamo contrastare la sofferenza.

Come usare questi scritti?

L’aver fermato sul foglio i  pensieri vi consente di darvi un feedback su ciò che avete provato durante sia la scrittura che la rilettura, un po’ come se fosti in un incontro con il vostro Counselor. Provate a chiedervi: “come mi sono sentito mentre scrivevo queste cose? Che emozioni ho provato mentre descrivevo la tal cosa…?”. Questo vi consentirà non solo di focalizzarvi meglio sulle vostre emozioni ma anche, di compiere un primo passo verso il distacco emotivo necessario per portare luce alla vostra situazione, attraverso la presa di coscienza delle tue emozioni.

Cercate poi di andare un po’ più a fondo: sapreste spiegare più approfonditamente questo concetto? Secondo voi che cosa vi ha spinto ad usare la parola “xxxx” per descrivere la situazione? C’è qualcos’altro che si nasconde dietro la vostra reazione e la vostra emozione?

E così via domanda dopo domanda immaginando una spirale che vi condurrà al punto iniziale, al nodo centrale del problema.

Un altro utile intervento è l’offrirvi delle proposte alternative a quanto scritto: ma se in questo passaggio succedesse che… invece di…. oppure: ma se il protagonista dicesse che… che cosa accadrebbe?

Imparare a osservare

Cercate poi di portare la vostra attenzione su quelle re-azioni e/o quelle emozioni ripetitive che si riscontrano spesso nel vostro diario e che vi provocano  provocano disagio. Cercate quindi di  di notare bene quali sono i fatti che le fanno sorgere in modo da essere pronti a prevenire la vostra re-azione quando questi si ripresenteranno.

Il diario per questo scopo è utilissimo perché se scritto con attenzione fornisce un chiaro quadro, letteralmente nero su bianco, della dinamica “azione/re-azione” fungendo da specchio e consentendovi di osservare e rielaborare le dinamiche che agiscono in voi.

Erika Ferrati

Libro Erika

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