Il cibo influenza la mente e l’umore: ecco come

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Il cibo influenza la mente? Certamente sì! Ora vi spiego come.

Alcuni spunti per comprendere la connessione cibo-mente

La ricerca scientifica ha stabilito che il cibo può influenzare l’attività cerebrale, l’umore e le prestazioni intellettuali e al contempo i nostri stati d’animo possono regolare la quantità, la qualità e l’elaborazione del cibo di cui ci nutriamo.

Un collegamento fondamentale, infatti, è noto che ponendo attenzione all’alimentazione e all’integrazione consapevole offriamo una prevenzione ottimale contro una serie di patologie, anche degenerative.

Posso fornire io stessa tanti esempi di persone che grazie allo stile di vita sono riuscite a smettere di assumere farmaci contro:

  • ipertensione,
  • glicemia,
  • colesterolo,

e immediatamente il cambio di alimentazione ci “cambia la mente” rendendoci più lucidi e consapevoli.

Il cibo è la tua medicina

L’antica frase di Ippocrate “che il cibo sia la tua medicina” oggi è più vera che mai. Infatti, la ricerca di avanguardia in ambito neuroscientifico e la medicina funzionale e antiaging confermano che la salute può essere nutrita attraverso scelte alimentari ed opportune integrazioni di nutrienti, per questo mi sento di affermare che il cibo influenza la mente.

Nutraceutica

Oggi si sente spesso parlare di Nutraceutica, un termine a metà strada tra integrazione e farmaceutica (in sintesi, alimento-farmaco).

Tra i nutraceutici si ricordano gli acidi grassi polinsaturi essenziali (Omega 3 e Omega 6) presenti ad esempio in cibi come crostacei, frutta secca e legumi che hanno effetti positivi sul sistema cardiocircolatorio e nervoso. Un altro esempio diffuso è il lievito di birra che presenta sostanze nutrienti quali proteine, carboidrati, aminoacidi, vitamine e sali minerali.

Il triptofano, invece, è un aminoacido essenziale ed è il precursore della serotonina, conosciuta ai più come “l’ormone della felicità”: è possibile riscontrarlo in alcuni alimenti quali cioccolato, latticini, arachidi, alga spirulina e semi di sesamo.

flavonoidi sono sostanze con azione antiossidante, antivirale, immunostimolatrice e immunoprotettiva e si possono riscontrare in alimenti come mele, pomodori, cavoli, agrumi ecc.

Mente ed emozioni in salute attraverso il cibo: il cibo influenza la mente

Con la dieta sana possiamo intervenire favorevolmente su vari campi della nostra salute:

  1. Patologie degenerative dell’invecchiamento: Parkinson Alzheimer, demenze.
  2. Invecchiamento cellulare: radicali liberi, stress ossidativi (rughe, luminosità e tonicità della pelle efficacia degli scambi cellulari…)
  3. Stanchezza cronica, ridotta capacità di concentrazione, perdita progressiva della memoria.
  4. Disturbi dell’umore: Ansia e depressione
  5. Disturbi del comportamento alimentare (comportamenti compulsivi, digiuni, bulimia nervosa…).

Il ruolo degli ormoni e dei neurotrasmettitori

Non sono solo meccanismi fisici a condizionare il collegamento Mente-corpo ma anche meccanismi neurologici o legati agli ormoni e ai neurotrasmettitori che ci governano ad esempio le endorfine, le molecole del buon umore.

Le endorfine sono la nostra morfina naturale e la loro produzione nell’ organismo può dar luogo ad una piacevole sensazione di benessere e alleviare il dolore. Esistono cibi che stimolano la produzione di endorfine come il latte, il cioccolato fondente, il farro, l’avena, i datteri, le banane e le arachidi.

È necessario tener presente che l’infiammazione alla mucosa gastrointestinale può contribuire alla depressione che sarebbe causata da una carenza di neurotrasmettitori monoaminergici: la serotonina, la noradrenalina e la dopamina. La dieta ed i probiotici umano compatibili, scelti in modo personalizzato possono riportare in eubiosi il microbiota e modificare il rilascio dei neurotrasmettitori intestinali con l’effetto opposto!

Il ruolo del microbiota

Il collegamento cibo-mente è condizionato in gran parte dall’intestino, dal microbiota e dalla sua condizione di equilibrio.

Lo stile di vita errato può condizionare l’equilibrio tra i vari microrganismi che abitano il nostro intestino favorendo l’accrescimento dei patogeni quali candide, helicobacter pylori, streptococchi, virus…

Essi favoriscono la produzione di sostanze putrefattive o fermentative che modificano l’ecosistema creando inversione del pH, infiammazione e intossicazione. Lo sbilanciamento di questi parametri causa modificazioni anche sul delicato equilibrio della fame dal momento in cui i neurotrasmettitori sono essi stessi condizionati.

Serotonina

Eccone un esempio:

La serotonina, mediatore chimico presente nell’encefalo, è prodotta per il 95% nell’intestino, ma solo se ci sono le giuste condizioni.

Questo denota l’importanza della triade: CIBO-PANCIA-EMOZIONI che governa anche il rapporto fame/sazietà.

La composizione del microbiota può modificare la longevità e la lucidità mentale: l’omeostasi del microbiota influenza la salute e l’invecchiamento, lo sviluppo di probiotici potrebbe rappresentare un nuovo paradigma terapeutico per promuovere un invecchiamento in salute.

Una modulazione personalizzata del microbiota, anche in base all’età, potrebbe offrire le maggiori probabilità di prevenire le malattie degenerative.

Chi decide su fame e sazietà…stomaco o cervello?

Si pensava che fosse il brontolare dello stomaco ad avvisarci con la sua contrazione, in realtà è il cervello a concludere: HO FAME! A seguito di messaggi in arrivo dal sistema gastrointestinale.

Nell’ipotalamo, una zona del cervello antico, legata alle emozioni e al piacere, sono collocati il “centro della fame” regolato da contrazioni gastriche, ipoglicemia, diminuzione riserve energetiche e anche il centro della “sazietà”.

La sazietà arriva dall’intestino al nostro cervello tramite l’ipotalamo dopo venti minuti di pasto, ecco perché si consiglia di mangiare lentamente, chi mangia in fretta e  finisce in cinque minuti, ha ancora 15 minuti di fame!

Ormoni messaggeri di fame e sazietà

Uno dei principali segnali biochimici della sazietà è l’insulina. Gli alimenti ad alto Indice Glicemico (scopri qui cos’è l’indice glicemico), come snack dolci e cereali raffinati, provocano un brusco aumento del glucosio nel sangue, seguito da un veloce calo dovuto agli effetti dell’insulina. Questi rapidi cambiamenti, oltre a squilibrare il sano senso di fame e sazietà, possono causare stanchezza e difficoltà a concentrarsi e accumuli adiposi dati dalla trasformazione di zuccheri in adipe!

Leptina

Un’altra citochina (ormone) coinvolto in questi delicati meccanismi è la leptina, essa viene prodotta dal tessuto adiposo bianco (grasso) quando le riserve di adipe aumentano.  Dal sangue va all’ipotalamo, ecco un esempio di comunicazione tra tessuto adiposo e cervello, e segnala che occorre ridurre l’assunzione di cibo.   Essa diminuisce il senso di fame ed aumenta la spesa energetica, favorendo la riduzione della massa grassa.

In regime di eccesso di zuccheri e grassi essa non funziona più penalizzandoci con chili di troppo, il meccanismo è detto “resistenza alla leptina”.

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