I tarocchi ed il loro vero significato

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carte dei tarocchi

Quando si parla di Arcani e Tarocchi, spesso si attribuisce a questo antichissimo gioco una percezione occulta, esoterica, magica e ben poco scientifica. Nella tradizione popolare parlare di tarocchi significa immaginare una cartomante che –ahimé- spesso in cambio di denaro consola il malcapitato prevedendo per lui chissà quale futuro.
Come mai allora sta diventando sempre più frequente la proposta di usare i tarocchi come strumento di conoscenza di Sé anche in ambito terapeutico-emozionale?

Il significato dei tarocchi

I tarocchi hanno una storia antichissima (la versione originale dei tarocchi di Marsiglia che comunemente viene usata oggi pare risalga al 1300) e da secoli continuano ad affascinarci.
Perché? Solo perché speriamo che indovinino il nostro futuro? Sarebbe un’ipotesi riduttiva. I tarocchi in realtà hanno il potere di parlare al nostro Sé più profondo, alla nostra parte nascosta in modo diretto ed immediato grazie all’infinito patrimonio simbolico ed archetipico che ogni carta rappresenta e che fanno ormai parte del nostro inconscio collettivo e personale: colori, linee, oggetti si rivolgono al nostro  Sé senza intermediari.
Per questo sempre più spesso vengono usati come strumenti di investigazione e lettura  psicologica e per questo furono e sono oggetto di studio da parte di psicologi e psicoterapeuti.
Ecco come li definì C.G. Jung: “…sono immagini psicologiche, simboli con cui si gioca, come l’inconscio sembra giocare con i suoi contenuti. Esse si combinano in certi modi, e le differenti combinazioni corrispondono al gioioso sviluppo degli eventi nella storia dell’umanità”
. Non importa comprenderne il significato divinatorio (quello lasciamolo ai cartomanti!), ma cogliamone l’aspetto archetipico che le rende preziose per entrare in contatto con il vero Sé del consultante.

Gli arcani maggiori

Gli arcani maggiori dei tarocchi di Marsiglia nel loro insieme raccontano la storia di un viaggio. Un viaggio iniziatico, affascinante dentro se stessi dalla nostra origine al trionfo e alla congiunzione con la perfezione.
Basta prendere in considerazione il primo e l’ultimo arcano per rendercene conto: il matto e il mondo. Il primo, il Matto non ha numerazione o in alcune revisioni dei tarocchi gli viene attribuito il numero zero. E’ l’unico arcano a non essere identificato numericamente, infatti è l’origine, la libertà creativa che non ha limiti e che non può essere convogliata. Viene rappresentato un giovane o meglio un uomo senza età , che con una saccoccia in spalla sta andando avanti verso non si sa dove. E’ un personaggio estroso, un giullare forse, può sapere tutto (la saggezza del folle) o niente (il pazzo). Si dirige verso un futuro, un luogo non definito. E’ tutto da costruire. E’ un cammino che comincia e non si sa dove porterà.
L’ultimo arcano, il Mondo rappresenta un trionfo (la corona ovale di alloro) nel quale sembra danzare una donna. Agli estremi nei quattro angoli troviamo in espressioni quasi sorridenti i simboli delle quattro energie: Spirituale (angelo), Intellettuale (aquila), Materiale (bue) e Creativa/ Selvaggia (leone).
Il viaggio quindi si conclude con la realizzazione di un equilibrio che da gioia in ogni ambito della vita.
Tra il Matto e il Mondo incontriamo gli altri arcani, ognuno dei quali rappresenta un momento o un valore della vita di ciascuno di noi, una fase o una prova che necessariamente dovremo attraversare per raggiungere la maturità non solo anagrafica ma anche spirituale ed emozionale.
In essi vengono rappresentati infatti i valori della giustizia e della temperanza (La Giustizia e la Temperanza appunto) così come la crisi profonda che provoca cambiamento (la Torre) e la staticità che comporta l’attesa (L’Appeso), gli archetipi
Maschile e paterno (Il Sole) e femminile e materno (La Luna) e via dicendo.

I simboli nei tarocchi ed un gioco da sperimentare

Come ho già anticipato all’interno di ogni arcano sono presenti simboli che parlano al nostro Sé profondo in modo diretto attraverso segni, colori, immagini anche piccole e nascoste lavorando su ciascuno di noi come lavorano i sogni.
Non è naturalmente questa la sede per descrivere nel dettaglio questa simbologia, ma posso proporvi un esercizio di scrittura per sperimentare la ricchezza di ispirazione che possono offrirvi gli Arcani.
Prendiamo proprio Il Matto: osservate attentamente la carta; guardate con attenzione sia l’insieme che i particolari e cominciate a farvi delle domande come ad esempio cosa può contenere il sacco che il Matto porta sul bastone, cosa fa il cane dietro di lui, dove sta andando, sorride o ghigna e via dicendo.tarocchi, il matto

A questo punto chiudete gli occhi e immaginate di essere voi a partire per un viaggio: potete portare con voi solo uno zaino o una sacca. Che cosa ci mettete dentro? Come organizzate gli spostamenti? Dove andate? Uscite di casa e durante il cammino incontrate il matto e cominciate a parlare con lui: che cosa gli chiedete e lui che cosa vi suggerisce? Dove sta andando? Che sensazioni vi trasmette? Che suggerimenti può darvi? Qual è la sua storia?
Alla fine dell’incontro prima di salutarvi il Matto prende un dono per voi dal sacco. Che cos’è? Che cosa ne fate?
Scrivete un racconto basandovi su questa visualizzazione. E dopo averlo letto prestate attenzione ai simboli e alle sensazioni che avete provato. Che cosa vi ha fatto stare bene e cosa no, chi era il Matto per voi e cosa vi ha donato.

 

Erika Ferrati

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