Grasso bruno: il grasso buono che ci tiene in forma

0
556
donna freddolosa, grasso bruno

La maggior parte di noi, a proposito del grasso corporeo, ha sempre e solo sentito parlare genericamente di grasso, altri sanno, scendendo più nel dettaglio, che esiste un’ulteriore differenziazione in grasso essenziale e grasso di deposito, ma quanti conoscono l’esistenza del grasso bruno o BAT (Brown Adipose Tissue)?

Cos’è grasso bruno e perché è così importante?

Ovviamente il suo nome è frutto del suo particolare colore ed è caratteristico degli animali che vanno in letargo. Già questo dovrebbe aiutarci a capire il suo ruolo.

Il grasso più comunemente conosciuto, quello bianco, composto da quello essenziale e di deposito, ha soprattutto la funzione di erogare energia.

In effetti i nostri lipidi vengono sfruttati, durante il meccanismo aerobico di respirazione cellulare, per produrre energia, fino a quando l’attività fisica che stiamo effettuando resta di moderata intensità.

Ecco perché una dieta ipocalorica e un’attività fisica di moderata intensità inducono il dimagrimento: l’energia di cui abbiamo bisogno durante la nostra giornata viene presa dai depositi di grasso.

In cosa si differenzia il grasso bruno?

Semplicemente il grasso bruno non è nato per produrre energia ma calore.

E’ presente in quantità elevate nei neonati e, mentre prima si pensava tendesse a scomparire, ora si è certi che tenda solo a ridursi con l’età. Negli adulti, infatti, è limitato orientativamente alla zona delle spalle (sopra le clavicole, tra le scapole e vicino il rachide cervicale) vicino ai vasi sanguigni in modo che la produzione di calore possa essere da questi diffusa in tutto il corpo.

Dunque il grasso bruno produce calore in risposta ad un abbassamento della temperatura ambientale (e conseguentemente anche di quella corporea) con il processo detto termogenesi indotta dal freddo o NST, per usare l’acronimo anglosassone, Non Shivering Thermogenesis (letteralmente termogenesi non indotta dal brivido).

Come funziona il processo?

A seguito dell’abbassamento della temperatura corporea viene rilasciato un ormone, la noradrenalina che, grazie ad una complessa serie di attivazioni chimiche, induce la “liberazione” degli acidi grassi.

Sono proprio questi che attivano una proteina, scoperta nel 1978, presente esclusivamente all’interno del grasso bruno, la termogenina o UCP1.

Questa è una proteina in grado di disaccoppiare la catena di respirazione cellulare (il meccanismo che fornisce la maggior parte dell’energia necessaria al nostro organismo) smistandola non sulla produzione di energia ma sulla produzione di calore.

Dunque il grasso bruno è in grado di contribuire nel controllo dell’obesità utilizzando i trigliceridi nella termoregolazione.

Purtroppo, però, un dato negativo c’è: sembrerebbe, infatti, che i soggetti obesi siano quelli meno provvisti di grasso bruno in quanto, geneticamente, siano più propensi alla produzione di grasso bianco.

Angelo Bramato

 

 

 

© Riproduzione riservata.
Le informazioni contenute in questo articolo sono da intendersi a puro scopo informativo e divulgativo e non devono essere intese in alcun modo come diagnosi, prognosi o terapie da sostituirsi a quelle farmacologiche eventualmente in atto. In nessun caso sostituiscono la consulenza medica specialistica. L’autore ed il sito declinano ogni responsabilità rispetto ad eventuali reazione indesiderate.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.