Gluten Sensitivity ovvero ipersensibilità al glutine

0
5321
Gluten Sensitivity, pane, glutine, farine, grano, intolleranze

La Gluten Sensitivity detta anche ipersensibilità al glutine, è quella condizione in cui in seguito all’ingestione di glutine – la frazione proteica ma anche tossica di molti cereali, come frumento, kamut, orzo, segale, farro – siamo in presenza di sintomi in buona parte sovrapponibili a quelli sia della celiachia che della sindrome del colon irritabile. In questo caso però non c’è atrofia dei villi intestinali né risposta autoimmune da parte dell’organismo.

Si tratta sostanzialmente di quella patologia che provoca gli stessi sintomi della celiachia o dell’allergia al grano ma senza che il soggetto sia affetto da nessuna di queste due patologie.

Cosa accade nel corpo quando c’è un’ipersensibilità al glutine

La responsabile della sintomatologia è la gliadina, una proteina di riserva del frumento che con la glutenina costituisce il glutine. È una prolammina, con contenuto elevato sia di glutammina (40%) sia di prolina (14%). In campo scientifico molti studiosi asseriscono che l’apparato gastrointestinale dell’uomo non sarebbe predisposto a concentrazioni elevate di tale proteina, anche per un organismo sano.

La gliadina o per meglio dire il complesso glutine non è facilmente digeribile e metabolizzato dall’intestino umano, e si comporta come una colla. Ciò significa che nel corso degli anni è capace di aderire lungo tutto il tubo digerente (che ricordiamo si estende dalla bocca all’ano) appiccicandosi alle pareti e incollando i villi intestinali, deputati all’assorbimento delle sostanze nutritive comprensive di vitamine ioni e minerali.

Oltre a ciò il glutine esplicherebbe un’azione simile a quella delle endorfine, creando in tal modo da un lato un momentaneo senso di euforia e benessere con effetto addirittura analgesico, dall’ altro una condizione di dipendenza, simile a quella che danno le sostanze eccitanti.

La dipendenza da carboidrati

Questo spiega sovente la sensazione di “craving” nei confronti dei carboidrati che molti soggetti accusano e lamentano. Della serie: più ne mangi, e più ne vorresti mangiare. Ciò avviene per il fatto che viene liberata una grossa mole di dopamina e di endorfine euforizzanti che regalano dei momenti di benessere e di appagamento, ma che nel momento in cui vengono a mancare (solitamente dopo qualche ora), si verifica nel soggetto la mancanza e il desiderio impellente di riviverli.

Differenza tra celiachia e gluten sensitivity

Nel corso della vita generalmente si acquista una tolleranza verso determinati cibi e sostanze, ovvero una sorta di meccanismo di difesa e di protezione da parte del nostro sistema immunitario e intestinale. Molti soggetti però possono anche perderla, specialmente quando si è abusato di un certo alimento per molto tempo. Esistono pure casi in cui si nasce senza questa condizione di difesa, motivi per i quali si può sviluppare o la celiachia o la gluten sensitivity.

Reazione molto veloce all’assunzione di alimenti con glutine

Si è scoperto che mentre per la celiachia siamo di fronte ad un’alterazione sia dell’immunità innata (quella che abbiamo tutti dalla nascita) che dell’immunità adattativa (la risposta dell’organismo ad un agente percepito come esterno e pericoloso), chi soffre di Gluten Sensitivity (GS) ha un difetto dell’immunità innata, reagisce quindi in poche ore al glutine, percepito come proteina nemica.

Le conseguenze delle due patologie

Nella celiachia il danno e la conseguente reazione del corpo possono invece avvenire dopo mesi, in molti casi anche dopo anni.

Nella Gluten Sensivity pertanto all’accertamento bioptico non c’è atrofia dei villi intestinali (che si vede mediante gastroscopia), al limite si può evidenziare eventualmente un’infiammazione della mucosa intestinale.

Non c’è una risposta anticorpale specifica (non si riscontra la presenza di anticorpi antitransglutaminasi, antigliadina o antiendomisio all’esame del sangue ); non è una patologia autoimmune come nel caso della Celiachia e non è nemmeno paragonabile all’allergia al grano. Quest’ultima si può evidenziare sia mediante ricerca degli anticorpi igE con esame del sangue, che facendo l’esame PRICK TEST.

Sintomatologia

L’ iper sensibilità al glutine, come detto,  possiede molti elementi in comune sia con la celiachia che con la sindrome del colon irritabile: stipsi alternata a diarrea, borborigmi e meteorismo, pancia gonfia, reflusso gastroesofageo, emorroidi, disturbi allo stomaco e digestivi, afte buccali e glossiti vengono annoverati di frequente in chi è afflitto da questa problematica.

Non solo sintomi sull’apparato digerente

Ma i sintomi possono spaziare anche al di fuori dell’apparato digerente e comprendere:

  • steatosi e disturbi epatici,
  • emicranie,
  • vertigini,
  • stanchezza fino alla vera e propria astenia,
  • ansia e attacchi di panico,
  • fibromialgia,
  • calo di concentrazione e iperattività,
  • dolori articolari.

Problematiche legate alla tiroide e al ciclo come dismenorrea, fibromi ed endometriosi sono da correlarsi a una probabile intolleranza al glutine, ma anche dermopatie quali eczemi, psoriasi e dermatite erpetiforme. Personalmente ho riscontrato anche la correlazione tra acufeni e ronzii all’orecchio e assunzione di glutine.

Eziogenesi

Ad oggi l’accertamento di Gluten Sensitivity si fa attraverso l’esclusione sia della celiachia che dell’allergia al grano. Attualmente non esiste infatti alcun protocollo medico che consenta di stabilire con certezza in che modo accertare questa sensibilità. Per questo può essere valutata empiricamente alla luce dei risultati ottenuti dagli esami per le due patologie precedenti.

A cosa si deve il boom dilagante e in crescita di celiachia e di ipersensibilità al glutine?

Una delle principali motivazioni risiederebbe a detta dei ricercatori nell’esagerato consumo di frumento Creso. Si tratta di un grano cosiddetto “pesante”, in quanto frutto di ibiridazione tra il grano messicano e quello europeo, irradiato al terzo mese di germinazione per ottenere il 12-15% in più di glutine rispetto al “vecchio” grano di circa 50 anni fa.

Come già affermato, il glutine risulta di difficile digestione e pertanto considerato come tossico anche da stomaci “di ferro”. Ecco perchè l’incremento di questa proteina all’interno di pane, pasta, pizze e prodotti da forno ha molto probabilmente contribuito ad arrecare nel tempo danno alle mucose dell’apparato digerente indebolendo gravemente il sistema immunitario.

In questo caso, si suggerisce l’esclusione per 1-2 mesi di glutine dalla propria alimentazione per verificare i miglioramenti di certe problematiche. Se la risposta fosse positiva, si consiglia di re-inserirlo con parsimonia scegliendo cereali a basso contenuto come l’avena, l’orzo e il farro monococco, anche se personalmente si può vivere benissimo con le varianti igliori del riso (riso rosso, riso venere, riso integrale), con il miglio, con il sorgo e con i salutari pseudo cereali quali grano saraceno, quinoa e amaranto.

© Riproduzione riservata.
Le informazioni contenute in questo articolo sono da intendersi a puro scopo informativo e divulgativo e non devono essere intese in alcun modo come diagnosi, prognosi o terapie da sostituirsi a quelle farmacologiche eventualmente in atto. In nessun caso sostituiscono la consulenza medica specialistica. L’autore ed il sito declinano ogni responsabilità rispetto ad eventuali reazione indesiderate.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.