Fiori di Bach per la solitudine: habitat e sessualità

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Le tre piante che Bach individuò per la solitudine sono profondamente diverse tra di loro. Non sono neanche lontanamente parenti. Eppure il loro stile di vita nasconde dei tratti comuni.

3 piante per la solitudine

Le piante in questione sono Impatiens glandulifera (Impatiens), Calluna vulgaris (Heather), Hottonia palustris (Water Violet).

In comune hanno la capacità di colonizzare aree in modo puro, escludendo cioè la presenza di altre piante. Chi per un motivo, chi per un altro sono tutte piante che si isolano da ecosistemi variamente popolati. Hanno anche modi eloquenti di provvedere alla procreazione. Ma vediamo un’essenza alla volta.

Impatiens

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In molte zone dell’Europa centrale è considerata un’infestante ed è oggetto di un’accanita battaglia per restituire l’habitat alle specie autoctone.

La diffusione, resa efficacissima dalla particolare ed “esplosiva” tecnica di disseminazione, e dalla capacità di riprodursi attraverso emissioni laterali all’altezza del colletto radicale (stoloni), ha una velocità senza pari, la crescita è rapidissima.

Impatiens glandulifera non modifica la natura del suolo e non impedisce a priori la presenza di altre piante nel suo areale: se ci fosse una pianta altrettanto rapida ed efficiente nel gestire la propria espansione, Impatiens glandulifera non avrebbe difficoltà a conviverci.

Ma, visto che nessuna le tiene il passo, procede in solitaria nella colonizzazione inarrestabile del suolo. La pianta può raggiungere i due metri di altezza, il fusto non si perde in dispersive diramazioni. Sulla pianta durante l’estate crescono contemporaneamente boccioli, fiori e frutti.

Al momento della fioritura  lo stelo si riparte in ogni direzione per farsi vedere dagli insetti di ogni dove che provvedono all’impollinazione. Quindi l’apparente dispersività ha un fine ben preciso e tutt’altro che casuale.

Nel mondo dell’entomologia è fatto noto che, quando un insetto ha imparato la strada complessa che taluni fiori propongono, diventa fedele a quel tipo di fiore e anche estremamente rapido nel ritrovare la strada di quel nettare. La nostra così ottiene in una sola manovra fedeltà ed efficienza.

Osservando bene l’interno del fiore si possono notare due strisce parallele intensamente gialle intrise di polline che segnano la strada come fanno le luci degli aeroporti con le piste di atterraggio. Con tanta accurata segnaletica l’ape non può sbagliarsi e l’atto dell’impollinazione per Impatiens glandulifera si risolve in quella che mi sento di definire una ‘sveltina floreale’.

Heather

E’ l’unica e sola specie del genere Calluna. Come suggerisce il nome volgare è tipica delle brughiere, ed è presente soprattutto sui terreni silicei delle regioni sub-montane, svelando quasi sempre magrezza e povertà di terreno. E’ specie molto aggressiva: nel suo propagarsi rapido provoca un grave danno alle altre piante, poiché sottrae loro spazio vitale. Acidifica pesantemente il suolo su cui dovrebbero crescere.

Lei dunque ‘personalizza’ la terra che la ospita fino a monopolizzarla, rivelando così scarsa attenzione ai bisogni degli altri, che passa attraverso una forma di eccesso di ego e di mancanza di rispetto.

Le radici sono forti, dure, nodose, micorrizate. L’esigenza irrinunciabile di creare una simbiosi con il fungo (radici micorrizate) denota che  vi è il costante cercare la presenza dell’altro per la propria affermazione . Insomma, senza il fungo morirebbe e dunque lei proprio non può vivere sola!

L’infiorescenza è un racemo apicale unilaterale: i fiori sono tutti rivolti dallo stesso lato. La spiga fiorale è lunga dai 20 ai 30 centimetri. I fiori sono solitamente color viola o malva, ma anche rosei, più raramente bianchi e un po’ penduli. Il fiore è ermafrodita, e ricorre a qualunque metodo pur di essere fecondato.

Nel primo periodo della fioritura Calluna vulgaris si comporta da anemofila, e dunque affida al vento il suo seme fecondante. Poi, però cambia metro e diventa entomofila. Le api sono tra gli amanti animali prediletti in questa sua nuova fase amorosa, tanto che i laboriosi insetti producono dal suo nettare un superbo miele, profumatissimo e pregiato. Incolmabile di attenzioni, inaugura allora un nuovo modo per essere impollinata e si rende attraente anche per le farfalle, sia diurne che notturne, segno che i fiori restano sempre aperti, pronti al dialogo in qualsiasi momento e con qualsiasi interlocutore si presenti loro. L’ultima fase è contraddistinta da una modalità di autoimpollinazione: alla fine resta sola!

Water Violet

E’ l’unica primulacea acquatica Europea. Per studiarla bene bisognerebbe essere sub, poiché tutte le sue funzioni, ad eccezioni di quelle riproduttive, avvengono sotto il pelo dell’acqua: questa è una peculiarità importante per comprendere il suo carattere estremamente riservato.

Le piante acquatiche in un lontano passato sono state terrestri; attraverso l’evoluzione hanno scelto di tornare a vivere nell’elemento acqua, allontanandosi progressivamente dalle proprie simili.  Lo scapo fiorale che emerge diritto dall’acqua è completamente privo di foglie.

Darwin aveva osservato come le primulaceae, a partire da Primula veris, esistono in due forme diverse: differivano sostanzialmente per la lunghezza e la grandezza dei pistilli e degli stami che si presentano come complementari nelle due forme. Questo dimorfismo vuole garantire l’impollinazione incrociata, che Darwin chiamò “legittima”, poiché il polline si appoggia su aree diverse del corpo degli insetti impollinatori e si deposita in maniera precisa solo sui fiori che presentano il dimorfismo complementare.

Nel libro “ Le diverse forme dei fiori in piante della stessa specie” del 1877, segnalò che Hottonia palustris è pianta che si riproduce per cleistogamia preferenziale: i fiori si autoimpollinano e nel caso di questa pianta restano addirittura chiusi nel momento dell’autoimpollinazione.

Darwin notò anche che il successo riproduttivo è assai più apprezzabile nei soggetti che han fatto ricorso all’autoimpollinazione. Hottonia palustris è un soggetto che non teme affatto la solitudine. Anzi si trova molto bene con sé stessa e si sente perfettamente a suo agio senza l’aiuto e la collaborazione del prossimo. Il gesto di tenere i petali chiusi durante l’autoimpollinazione sottolinea ancor più la reticenza a incontrare l’altro, in un atteggiamento di tranquillo e consapevole isolamento.

Nota della redazione

Per approfondire la conoscenza delle piante e le loro caratteristiche, vi consigliamo il bellissimo libro di Irene Valeriani Incontri con le piante dei fiori di Bach, acquistabile sul sito di GUNA o su Macrolibrarsi.it.

 

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