La ferita dell’abbandono: 6 passi per prendersene cura

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La ferita dell’abbandono ci fa soffrire come poche altre cose al mondo.

Una ferita che fatica a rimarginarsi e che ci fa chiudere alle relazioni e all’amore.

Una ferita che può trasformarsi in una paura così intensa da diventare una vera e propria sindrome. Prima che diventi così forte da farci richiedere l’aiuto di un professionista, cerchiamo di comprendere cosa accade dentro di noi e come prenderci cura del dolore che l’abbandono ci procura.

Gli abbandoni da bambini

Ti ricordi il primo giorno di scuola? Se anche tu come me hai avuto la sensazione di essere stato abbandonato ad un inesorabile destino 😊, sappi che lì è nata una piccola ferita, una prima sensazione di abbandono. Ma può essere capitato anche qualche episodio prima o dopo: la prima volta in cui i tuoi genitori ti hanno lasciato a dormire dai nonni, la perdita di una persona o un animale caro, i compagni che ti hanno escluso. La ferita si crea per ognuno di noi da bambini e si apre crescendo. Da bambini stiamo male senza comprendere a fondo ma crescendo comprendiamo fin troppo.

Gli abbandoni da grandi

Crescendo comprendiamo che chi amiamo può abbandonarci da un momento all’altro, senza spiegazioni, senza motivo, senza salutare.

Forse è capitato anche a te di essere lasciato all’improvviso da chi credevi ti volesse bene o amasse e conosci bene quella sensazione di dolore nel petto, di chiusura, di timore che ci sia qualcosa in te che non va, di paura di aver sbagliato qualcosa, di sfiducia nel mondo.

Questa è la ferita dell’abbandono che si forma quando siamo grandi e comprendiamo che qualcosa non è andato come avevamo previsto.

A volte mi sento dire: “ci sono tipi di abbandono diversi”. È una cosa a cui credo poco. Certo il dolore di un genitore che passa a miglior vita è ben diverso dall’amica che decide di escluderti senza motivo dalla sua vita, ma la tua ferita con le sue paure, sensi di colpa, domande che non trovano riposta, fa male, anzi fa malissimo. Come prendersi cura della ferita dell’abbandono?

Comprendere

Comprendere significa “abbracciare, accogliere”. In questo caso significa accogliere che la vita è in continuo mutamento e le persone cambiano.

Se osservi la vita con attenzione ti accorgi che il cambiamento è l’unica certezza.

Nulla rimane immutato, soprattutto le persone e le relazioni che evolvono, crescono e cercano sempre un nuovo equilibrio adattandosi ai cambiamenti della vita. Quante volte mi è capitato di pensare che quell’amicizia così intensa sarebbe durata per sempre, che il rapporto con mio padre sarebbe rimasto sempre uguale. Solo comprendendo il cambiamento è possibile passare al livello successivo, accettare l’inevitabile.

Accettare il cambiamento

La parola “cambiamento” spaventa molti di noi. Abbiamo bisogno di certezze e punti di riferimento, li cerchiamo ogni giorno senza accorgercene. Quanto ci fa stare bene sapere che ci sono delle persone che ci amano, che possiamo chiamare se abbiamo bisogno? Ecco perché accettare l’abbandono significa accettare il cambiamento: da domani non sentiremo più quella persona, non ci arricchiremo più della sua presenza, non avremo più nessuno con cui litigare.

Da domani tutto è diverso e possiamo accettarlo solo se comprendiamo la mutevolezza della vita.

Dare spazio al dolore

Il dolore dell’abbandono ha bisogno di spazio, di uscire, di tirare fuori i suoi perché, tutte le sue domande. Domande che possono trovare risposta solo dopo aver fatto uscire rabbia, dolore, frustrazione. Tutte quelle emozioni che la ferita dell’abbandono porta con sé.

Se ti senti abbandonato piangi, scrivi una lettera a chi ti ha abbandonato anche se non la recapiterai, tira i pugni al cuscino, sfogati con chi è accanto a te ma tira fuori tutto.

È importante perché tirare fuori il dolore è il primo passo per impedire la tua chiusura al mondo e alle relazioni.

Ritornare a te e perdona

Se sei stato abbandonato non è colpa tua e te lo dico con tutto il cuore. Semplicemente le relazioni possono finire e non è colpa di nessuno. Non ci sono “se” e “ma”. C’è un sentimento che finisce, o che forse non c’è mai stato. Forse ti sei illuso, hai frainteso. La vita è fatta di lezioni ma ricorda tu sei il protagonista e non l’altro. Tu sei importante, tu sei la prima persona a cui puoi dare amore. Riporta l’attenzione a te, prenditi cura di te e ricorda: non c’è niente di sbagliato in te, non c’è niente che non va. Perdona te stesso e se ci riesci, perdona l’altro che forse come te ha sbagliato, che forse è semplicemente cambiato.

Il senso dell’amore

La ferita dell’abbandono ci insegna il senso dell’amore e ci rende sensibili ad esso. Questo significa che il dolore è arrivato per insegnarti a scegliere il meglio per te e a costruire relazioni basate su un amore vero e profondo.

Il senso dell’amore ti permette di riaprire il cuore solo a chi senti affine a te.

In questo modo, solo con l’amore che tu stesso sai darti e attraverso le relazioni scelte con il cuore, la ferita dell’abbandono può rimarginarsi e lasciare una cicatrice.

Proteggi la tua cicatrice

Ricordati però di proteggere la tua cicatrice. A volte impariamo le lezioni ma può capitare di ripetere gli stessi errori, di sbagliare di nuovo. Siamo esseri umani con debolezze e fragilità. Perciò, ricordati di proteggere la tua cicatrice che è lì per ricordarti di amare te stesso per prima cosa e che le ferite si possono rimarginare con l’amore.

La sindrome dell’abbandono

La paura dell’abbandono, un trauma importante possono arrivare a disturbare la tua vita quotidiana. In questo caso è bene rivolgersi ad uno psicologo o psicoterapeuta. In particolare:

  • se ti accorgi di avere così tanta paura di essere abbandonato da non riuscire ad avere amicizie o altri tipi di relazioni
  • se ti accorgi di annullare tutti i tuoi bisogni ed esigenze pur di non essere abbandonato o escluso dalla tua famiglia, dagli amici e dal partner
  • se ti accorgi di essere diventato estremamente geloso e possessivo per la paura di poter perdere l’altro e vivere quindi nuovamente l’abbandono

Ricordati che le ferite si possono curare ma dobbiamo essere noi i primi a volerlo fare.

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