Etichettatura alimenti: normativa e indicazioni obbligatorie

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Etichettatura alimenti: conoscete l’importanza dell’argomento per fare acquisti consapevoli?

L’argomento di cui mi accingo a parlare è l’etichettatura degli alimenti preconfezionati, quei prodotti che sono stati chiusi in un imballaggio in un luogo diverso dal luogo di vendita. Per intenderci tutti quei prodotti diversi da affettati, carne, prodotti ortofrutticoli, confezionati dal supermercato nel punto vendita.

Etichettatura alimenti, cosa significa

Per etichettatura intendiamo tutte le scritte che questi imballaggi riportano e che non rappresentano solo un’informazione al consumatore, ma sono una vera e propria caratteristica igienico-sanitaria.

Informazione e salute

Queste indicazioni, vista la loro importanza, devono essere scritte curando la perfetta trasparenza e la lealtà commerciale, in quanto una errata comunicazione non sarà solo una mancanza dell’operatore responsabile, ma si capirà tra breve, potrebbe avere conseguenze serie sulla salute del consumatore.

Significato e storia delle etichette

Le etichette potrebbero sembrarci un espediente moderno, qualcosa che ha avuto origine con la diffusione degli imballaggi industriali, ma così non è. Le etichette così come le immaginiamo noi (un pezzo di carta scritto e apposto su una confezione) nascono probabilmente nel 1700 con l’invenzione da parte del monaco benedettino Pierre Perignon del metodo Champenoise. La necessità era quella di indicare le differenze tra le varie bottiglie di Champagne prodotte nelle diverse annate. Tuttavia le prime tracce di qualcosa di ascrivibile a una etichetta risale agli Egizi e ai Babilonesi per le anfore vinarie o per i contenitori di rimedi farmaceutici ed erboristici.

Il regolamento di legge per l’etichettatura alimenti

Il regolamento che disciplina l’etichettatura degli alimenti è il 1169/2011 e ha come principio ispiratore una considerazione molto interessante, ovvero che la salute dipende anche dalla qualità degli alimenti che consumiamo ed è frutto del libero arbitrio dei singoli cittadini, che possono decidere di che cosa cibarsi compiendo scelte libere, consapevoli e informate.

L’informazione corretta e dettagliata su cosa sia l’alimento in questione, come conservarlo e come approntarlo, è esattamente l’obiettivo che il regolamento si pone.

Ci sono una serie di indicazioni obbligatorie, valide per ogni tipo di alimento, e delle indicazioni differenti a seconda delle categorie merceologiche.  Vediamo ora quali sono le indicazioni obbligatorie.

Denominazione di vendita, cos’è

Come recita il regolamento: “La denominazione dell’alimento è la sua denominazione legale. In mancanza di questa, la denominazione dell’alimento è la sua denominazione usuale; ove non esista o non sia utilizzata una denominazione usuale, è fornita una denominazione descrittiva”.

Per essere più chiari la denominazione di vendita ci dice chiaramente cosa è l’alimento che stiamo valutando di acquistare. Non il suo nome di fantasia utile per differenziarsi dai prodotti concorrenti, “Sottilette”, “Nesquik”, ma nemmeno un nome puramente commerciale “michetta”, “francesino”, “baguette”.

Laddove infatti non esista un nome che indichi chiaramente la natura del prodotto, dovremo usare una definizione vera e propria, e quindi le sottilette saranno “formaggio fuso a fette”, la Nutel… “crema da spalmare alle nocciole e al cacao” e le varie tipologie di pane ad esempio “pane di farina di tipo 00” più gli eventuali ingredienti caratterizzanti aggiunti (olive, semi, etc.).

Laddove invece il nome fosse già sufficiente a chiarire la tipologia di prodotto, questa può bastare: “maionese”, “strudel”, “pesto genovese”.

Elenco degli ingredienti

L’elenco comprende tutti gli ingredienti contenuti nell’alimento, in ordine decrescente di peso,  dal più presente a quello in piccolissime quantità, compresi gli additivi alimentari, quelle sostanze indicate da codici quali E120, E940 e aggiunte a molti alimenti con un fine tecnologico (coloranti, conservanti, edulcoranti, antiossidanti, acidificanti, etc.).

Laddove siano presente dei grassi dovrà esserne specificata la natura. Non basta infatti scrivere “oli vegetali”, “grassi vegetali”,”grassi di origine animale”, bensì burro, olio di palma, olio di cocco, margarina di…, etc.

La presenza di aromi può essere indicata con diverse diciture, “aroma naturale di…..”, “aroma naturale di….. e altri aromi”, “aromi naturali”, “aromi”, in quest’ultimo caso si tratterà di aromi aromi natural-identici (uguali a quelli naturali ma “costruiti” in laboratorio) e quelli artificiali (costruiti in laboratorio anche con l’impiego di molecole che non esistono in natura).

Importanti precisazioni: ingredienti composti e acqua

Gli ingredienti composti (ingredienti a loro volta fatti da altri ingredienti) devono riportare il loro elenco di ingredienti solo se superano il 2% del prodotto finito; L’acqua invece sarà indicata solo se aggiunta in più del 5% sul peso totale.

Gli ingredienti allergizzanti

In ultimo, gli ingredienti che siano anche considerati sostanze allergizzanti[1]dovranno essere evidenziati mediante diversa colorazione, dimensione del testo o con scritta in grassetto, non basterà la semplice indicazione della presenza. Questa dicitura rappresenta un’enorme importanza per la salute del consumatore. Immaginiamo cosa succederebbe (ed in effetti succede) se un alimento non avvisasse il consumatore della presenza di una sostanza che potrebbe provocargli gravi reazioni organiche!

Peso

Se è un diritto sapere di cosa è composto l’alimento, lo è ovviamente anche sapere quanto pesa quello che si intende acquistare. Il regolamento 1169 parla chiaramente dell’obbligo di indicare il peso netto, ovvero la quantità reale al netto della confezione e di eventuali altri imballaggi che lo contengono. Potrà essere indicata in grammi o chilogrammi per i prodotti solidi, oppure in litri, centilitri o millilitri per i liquidi. Ogni unità di vendita vendibile singolarmente lo dovrà riportare!

Il peso sgocciolato

Quando un alimento viene venduto immerso in un liquido di governo (acqua, salamoia, aceto, soluzioni acquose varie, ma non olio che è considerato un alimento a sé stante), il peso dovrà essere indicato anche come peso sgocciolato (peso netto 400 – peso sgocciolato 280 ad es.), ovvero il peso dell’alimento privato del liquido.

Il peso nominale

Un’altra possibilità è quella di trovarsi di fronte al cosiddetto peso nominale (450g e), questo non è il peso effettivo dell’alimento, bensì un peso molto vicino a quello reale, concesso per quei prodotti confezionati a gamme unitarie costanti, ovvero tutti simili per forma dimensione e appunto peso.

Durata dell’alimento: shelf life

Quando si parla di durata di un alimento si usa un termine inglese shelf life.

Il concetto è semplice: la shelf life è il periodo entro il quale l’alimento mantiene le sue caratteristiche di buona qualità iniziali, in condizioni di conservazione prestabiliti, ma a patto che la confezione sia mantenuta chiusa. Una volta aperta la confezione l’alimento vivrà una seconda vita, dato che dovrà fare i conti con le inevitabili contaminazioni microbiche.

Chi stabilisce la durata

Sono i produttori che stabiliscono la durata dell’alimento e la indicano con il TMC (o Termine Minimo di Conservazione), indicato dalla scritta “da consumarsi preferibilmente entro il…”.

Questo è presente su confezioni di prodotti non deperibili ed è seguita dalla data comprendente, nell’ordine e in forma chiara, il giorno, il mese ed eventualmente l’anno. Gli alimenti deperibili invece riportano un altro tipo di indicazione, che chiamiamo data di scadenza e viene indicata con la scritta “da consumarsi entro” seguita dalla data comprendente, nell’ordine e in forma chiara, il giorno, il mese ed eventualmente l’anno.

La differenza tra le 2 diciture: scade il…, da consumare preferibilmente entro il…

Come mai questa differenza? Perché il regolamento segue il principio per cui l’alimento smette di essere alimento e viene considerato “a rischio” solo allo scadere della data di scadenza, ma non al superamento del TMC.

Un alimento superata la propria data di scadenza non viene più considerato alimento, bensì “rifiuto speciale” da smaltire. Al contrario, un alimento che superi il proprio TMC è ancora un alimento e può essere consumato senza alcun problema.

Tutto questo, attenzione, per garantire la sicurezza con ampi margini, nessuno intende dire che il consumo di un alimento scaduto e ben conservato sia sempre e comunque da evitare.

E' Facile fare la Spesa se sai Leggere l'Etichetta

Come devono essere scritte le indicazioni obbligatorie

Le indicazioni obbligatorie devono essere scritte con caratteri chiari e leggibili, con una dimensione minima di almeno 1,2 mm (oppure 0,9 mm nel caso di confezioni piccole). Non è più obbligatorio, al momento, riportare le indicazioni previste per l’etichettatura in italiano, se le stesse vi figurano già in un’altra delle lingue veicolari dell’Unione, come ad esempio l’inglese.

La dichiarazione nutrizionale

Se l’etichettatura è lo strumento col quale possiamo scegliere consapevolmente, la dichiarazione nutrizionale è il fulcro della scelta consapevole. Tutti i prodotti alimentari preconfezionati dal 2016 devono riportare in un unico campo visivo dell’etichetta una tabella (solo in mancanza di spazio può essere sostituita da forme diverse) indicante i valori di energia (kcal/kj), è la quantità di grassi, specificandone la quota di acidi grassi saturi, carboidrati, con la percentuale degli zuccheri, le proteine e il sale. Inoltre, facoltativamente, potranno essere indicati i valori di acidi grassi monoinsaturi e polinsaturi, polioli, amido, fibre, sali minerali e vitamine

Questi valori dovranno essere riferiti a 100g o 100ml ed eventualmente, su base volontaria, ad una ipotetica  porzione (5 biscotti ad es.) o a una singola unità di vendita (1 vasetto di yogurt ad es.)

Altre indicazioni

Alte indicazioni sono le condizioni particolari di conservazione (in luogo fresco e asciutto, a +4 gradi, al riparo da luce e calore, etc.), le istruzioni per l’uso, per i casi in cui la loro omissione renderebbe difficile un uso adeguato dell’alimento e, per le bevande alcoliche (bevande che contengono più di 1,2 % di alcol in volume), il titolo alcolometrico volumico effettivo.

Infine è obbligatorio indicare  il nome o la ragione sociale e l’indirizzo dell’operatore del settore alimentare (produttore o venditore stabilito nella comunità europea) e lo stabilimento di produzione del prodotto.

[1] elenco delle sostanze allergizzanti dell’Allegato II del reg. UE 1169/11

Bibliografia

  • Regolamento UE 1169/2011
  • Decreto legislativo 109/92
  • La nuova etichettatura comunitaria degli alimenti: nozioni tecniche e annotazioni pratiche, Prof. Valerio Giaccone
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