Stalking: cosa significa esserne vittima, cosa fare

stalking, ragazza con telefono e pc

Immaginate di incontrare sul vostro cammino una persona che vi riempie di attenzioni. Potrebbe essere qualcuno con cui avete condiviso un pezzetto di vita, una amicizia, una relazione, un collega di lavoro, oppure semplicemente un pretendente rifiutato: sentite però che la strada percorsa insieme è per voi conclusa, ed è quindi ora di continuare separatamente, ognuno in direzioni diverse.

Quando per l’altro non è la stessa cosa

L’altro, però, non se ne dà per inteso: si fa avanti, vi cerca, vi contatta, a volte in modo importuno, a volte insistente, potrebbe persino essere simpatico, all’inizio. Cercate di spiegare, far capire in modo dolce ma – se ci riuscite – deciso che “grazie, ma no, grazie”, da parte vostra non c’è interesse, non c’è affetto, non c’è simpatia o qualsiasi cosa cerchi l’altro. Niente da fare: insiste, pressa, magari vi incontra “per caso”, vi scrive, manda sms, messaggi “what’s app”, instagram, facebook – ma di quante tecnologie abbiamo bisogno per non riuscire a capirci?

L’incubo dello stalking

Piano piano, progressivamente, vi trovate dentro un incubo, vi sembra che quella persona vi sia accanto sempre, come un’eruzione cutanea resistente agli antibiotici. Anche quando non c’è, cominciate a temere di incontrarla – chi lo sa dopotutto, come potrebbe reagire?

E non capisce, non intende, provate a spiegare e rispiegare, arrabbiarvi, gridare, insultare, pregare, nulla funziona, l’altro torna sempre, come un rubinetto che sgocciola nella notte.

L’angoscia vi attanaglia, anche quando c’è il sole scorgete sempre all’orizzonte le nuvole di qualcosa che tornerà, lo vogliate oppure no. Lo stalking.

Ti può interessare anche:“Stalking: il punto di vista del persecutore”

Il fenomeno dello stalking

Abbiamo cercato di rendere in breve, usando una narrazione evocativa, l’esperienza di essere oggetto delle “attenzioni” di uno stalker. Si tratta, come abbiamo già detto in un articolo precedente, di un fenomeno in cui una persona impone ad un’altra la propria presenza. Come tutte le imposizioni, viene vissuta come una sorta di violenza psicologica e relazionale, e può avere una serie di effetti deleteri sul benessere di chi lo subisce, come aumentati livelli di paura e ipervigilanza, evitamento delle situazioni in cui più alto è il rischio di incontrare lo stalker, fino, nei casi più gravi allo sviluppo di vere e proprie paranoie (Blaauw et al., 2002); naturalmente è alta, presso le vittime, la percentuale di casi di stress post-traumatico (Kamphuis & Emmelkamp, 2001).

Comunicazione nello stalking

Un modo per pensare lo stalking è rappresentarcelo come una imposizione comunicativa. Lo stalker, tramite strumenti quali la sorpresa o l’inganno, senza trascurare l’enorme aumento delle possibilità comunicative fornito dal proliferare delle nuove tecnologie, costruisce una serie di situazioni in cui la vittima è portata a subire l’interazione con lui. Ma come rispondere per non avere risposta? Come comunicare la propria intenzione di non comunicare?

La squalifica dello stalker

Seguendo Sluzki et al. (1965), si parla di squalifica relazionale per riferirsi all’”incongruità della risposta di un comunicante in relazione alla tesi (contenuto) del precedente messaggio di un altro”. In altre parole, la squalifica è una risposta incongrua, più o meno intenzionale; può avere molteplici effetti a seconda delle sue caratteristiche, tutti più o meno accomunati dalla distorsione della prima comunicazione.

A titolo di esempio, gli autori riportano un breve scambio madre/figlio:

Figlio: Mi tratti come un bambino.

Madre: Ma tu sei il mio bambino.

In questo caso, la madre intenzionalmente travisa il messaggio del figlio (mi dà fastidio il modo in cui mi tratti), trasformandolo in una descrizione letterale della loro relazione (sono tua madre, quindi sei il mio bambino).

Continuando a seguire gli autori, apprendiamo però che “Un altro tipo di squalifica […] è quello creato dal silenzio che segue un’affermazione che richiede una risposta. Un silenzio, in mezzo ad una sequenza di messaggi, può rappresentare molti possibili significati con un considerevole margine di ambiguità; “Non ti ho sentito”, oppure “Stavo pensando una risposta” sono battute che possono neutralizzare ogni significato ostile attribuibile all’asserzione non verbale”.

La risposta del silenzio

In caso di stalking, ci sentiamo quindi di raccomandare la risposta del silenzio. Si tratta, in altri termini, di evitare qualsiasi comunicazione o reazione, su qualsiasi medium comunicativo, sia la conversazione faccia a faccia, facebook, instagram, e-mail, sms o telefonate; una “cortina di ferro”, un “silenzio stampa” completo e definitivo. Si tratta, come abbiamo visto, di una forte squalifica relazionale – la non risposta implica una non-comunicazione – in grado quindi di depotenziare la compulsione dello stalker . Ci rendiamo conto di quanto, per persone costantemente “mitragliate” dai messaggi di uno stalker, possa essere difficile prendere una posizione tanto netta. Le emozioni in loro suscitate, infatti, possono essere tanto forti da spingere a rispondere, a discutere, a invitare a non farsi più sentire, litigare, insultare – facendo così il gioco dello stalker, per il quale non conta il tipo di contatto, quanto il fatto che ve ne sia uno.

Il messaggio della paura

A fronte della paura che suscita in voi quella persona, basta pensare che ogni riposta suonerà alle sue orecchie come un invito ad ulteriori messaggi; ogni risposta darà a lui/lei ciò che cerca. Meglio quindi evitare di rispondere. Ma spesso le vittime sperimentano forti sensazioni di rabbia e ribellione, emozioni anche più difficili da gestire. Possiamo quindi invitarvi ad applicare questo esercizio: evitate di rispondere, ma subito dopo prendete un foglio di carta e sfogate per iscritto tutto ciò che vi verrebbe da dirgli in faccia. Tutti gli insulti, le imprecazioni, le frasi peggiori, le espressioni più cattive, mettetele per iscritto, in modo da poter evitare di esprimerle a lui/lei. E, badate bene: non perché non se le meriti, ma perché così avrà ciò che si merita. Il vostro profondo, siderale, gelido silenzio.

 

Nota bene: esistono situazioni in cui la sicurezza fisica della vittima è messa seriamente in discussione, casi in cui diventa necessario l’intervento delle forze dell’ordine. Ricordiamo, a questo proposito, che il reato di stalking è riconosciuto dallo Stato Italiano a partire dal 2009, anno in cui è entrata in vigore il D. L. n° 11 (art. 612 bis).

 

Bibliografia

Barsotti, A., Desideri, G. (2011). Stalking. Firenze: Ponte alle Grazie.

Blaauw, E., Winkel, F. W., Arensman, E., Sheridan, L., & Freeve, A. (2002). The toll of stalking the relationship between features of stalking and psychopathology of victims. Journal of Interpersonal Violence, 17(1), 50-63.

Kamphuis, J. H., & Emmelkamp, P. M. (2001). Traumatic distress among support-seeking female victims of stalking. American journal of psychiatry, 158(5), 795-798.

Sluzki, C. E., Beavin, J., Tarnopolsky, A., & Veròn, E. (1965). Squalifiche transazionali. In Watzlawick P., Weakland JH (a cura di) La prospettiva relazionale. I contributi del Mental Research Institute di Palo Alto dal 1965 al 1974..

 

© Riproduzione riservata.
Le informazioni contenute in questo articolo sono da intendersi a puro scopo informativo e divulgativo e non devono essere intese in alcun modo come diagnosi, prognosi o terapie da sostituirsi a quelle farmacologiche eventualmente in atto. In nessun caso sostituiscono la consulenza medica specialistica. L’autore ed il sito declinano ogni responsabilità rispetto ad eventuali reazione indesiderate.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.