Endometriosi: cos’è, cause, rimedi

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Endometriosi: di cosa si tratta?

L’ endometriosi è una malattia poco conosciuta, ma molto frequente. Si tratta di tessuto endometriale che si sviluppa in sedi anomale, al di fuori della cavità uterina.  Colpisce il 10-20% delle donne in età riproduttiva e può provocare disturbi invalidanti e anche infertilità.

A tal proposito alcuni studi confermano che tale disturbo cambia l’utero che, per tale motivo, non è più in grado di accettare l’embrione.

L’origine

L’origine dell’endometriosi non è ancora certa: pare che la contaminazione di embrioni femminili nell’utero materno con sostanze dette Interferenti Endocrini, possa disturbare l’espressine di alcuni geni deputati alla corretta formazione dell’apparato genitale dell’embrione determinando la perdita di cellule dall’endometrio fuori dalla cavità uterina.

Un’altra teoria a riguardo sostiene che tale patologia abbia causa genetica, quindi potrebbe essere ereditata oppure potrebbe risultare da errori genetici.

Altri studi ancora sostengono che una possibile causa possa essere l’estrogeno, ormone nel ciclo riproduttivo che pare promuovere la crescita dell’endometriosi. Ecco perché la ricerca sta tuttora guardando a tale disturbo come una patologia del sistema endocrino oltre che riproduttivo. Anche il sistema immunitario potrebbe essere coinvolto poiché non rimuove il fluido mestruale nella cavità pelvica ed aree di endometriosi possono così promuovere la crescita di più aree.

La causa principale

La causa principale si pensa sia la cosiddetta mestruazione retrograda: durante il mestruo un po’ di sangue può rifluire nella cavità addominale, portandosi dietro delle cellule endometriali. In presenza, poi, di condizioni particolarmente favorevoli, queste cellule possono impiantarsi in sedi non adeguate dando il via a piccoli focolai di endometriosi.

La malattia si sviluppa in donne che hanno avuto o meno gravidanze; è indipendente dallo status economico e dalla razza. La patologia può persistere in alcun casi anche dopo la menopausa o a seguito di ormoni presi per i sintomi in menopausa. La sterilità in seguito ad endometriosi colpisce il 30-40% delle femmine. Alcune donne scoprono tale disturbo proprio quando non riescono a restare incinte.

Cosa comporta la presenza di endometrio fuori dell’utero?

Ogni mese sotto l’influsso del mestruo l’endometrio si sfalda provocando piccioli sanguinamenti. Tali micro perdite non possono uscire e tendono ad accumularsi, infiammando le aree circostanti e determinando, talvolta, la formazione di noduli e cisti. Inoltre si possono formare aderenze tra i vari organi contenuti nel bacino.

Diagnosi e riconoscimento di endometriosi

La diagnosi è su base clinica, facendo riferimento ai sintomi riferiti dalla donna. Si consiglia quindi una visita ginecologica, dopo aver rivolto alcune domande di prassi e utile è una ecografia transvaginale che permetta di individuare con precisione la presenza o meno di cisti a carico delle ovaie.

Se permangono ancora delle incertezze sulla diagnosi definitiva verrà consigliata una laparoscopia, tecnica chirurgica mini invasiva che consente di esaminare l’interno dell’addome.

Riconoscere l’endometriosi non è sempre facile; due campanelli di allarme sono il dolore e l’infertilità. Circa il 70-80% delle donne colpite da endometriosi hanno dolori cronici: dolori mestruali accompagnati da flussi irregolari e abbondanti, hanno dolore nei rapporti sessuali, dolori pelvici in generale soprattutto prima o appena dopo la mestruazione.

Possono esserci dolori associati come dolore al retto durante la defecazione o alla vescica nella minzione, diarrea o stitichezza. In genere anche questi disturbi si presentano in concomitanza al mestruo.

L’infertilità è altresì associabile direttamente a tale patologia poiché la formazione di aderenze, ostruzioni o alterazioni anatomiche impediscono fisicamente l’incontro tra ovulo e spermatozoo o l’impianto dell’embrione.

Come intervenire?

La terapia farmacologica è il primo step: uso di pillola anticoncezionale che riducendo il sanguinamento mestruale rallenta molto anche l’endometriosi. Ultimamente vengono dati anche farmaci specifici a base di progestinici, i quali inibiscono le modificazioni endometriali senza alterare la normale funzionalità ormonale ovarica.

Se tali terapie non sono sufficienti si ricorre alla chirurgia per asportare cisti o noduli importanti. Parallelamente viene consigliato un percorso di supporto psicologico, realizzabile anche nei gruppi di auto-mutuo-aiuto. Questo perché le donne colpite da tale malattia possono risentire di un’alterata percezione della propria immagine corporea e della propria identità femminile.

Fattori di rischio più frequenti

L’assenza di gravidanza; arrestando il ciclo mestruale, infatti, la gravidanza assopisce i fattori stimolanti l’insorgenza o la progressione della malattia. Ecco perché più avanti nell’età la donna rimane gravida e più rischi corre che si instauri l’endometriosi. Altro fattore da non sottovalutare sono i cicli molto corti con annessi mestruazioni abbondanti.

Anche lo stile di vita e l’ambiente possono, seppur debolmente, influenzare il rischio endometriosi.

In psicosomatica

Affezione legata, nella maggior parte dei casi, alla paura di avere un bambino. Alcune temono che il piccolo prenda il loro posto e turbi l’armonia di coppia, altre temono di mettere il proprio figlio in un mondo che loro stesse non hanno accettato, altre ancora pensano che avere un figlio equivalga a condurre una vita di rinunce.

Le domande da porsi sono:  “Ho forse qualche timore che mi impedisce di voler avere un bimbo? E’ possibile che non voglia avere un bambino nella situazione in cui sono o con il partner che ho ora? Ho forse paura di rivivere le difficoltà che ho avuto durante la gravidanza o nei primi anni di vita di mio figlio?”

Infatti la patologia riguarda l’utero che in psicosomatica rappresenta il focolare domestico, la casa, la famiglia. Il collo dell’utero nello specifico rappresenta la sessualità.

Consigli alimentari

Una dieta ricca di frutta, verdura, legumi e povera, invece, di grassi di origine animale e zuccheri potrebbe sicuramente aiutare a tenere lontana tale patologia.

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