Effetto Placebo: riflessioni sul potere terapeutico della convinzione

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Foto di Ewa Urban da Pixabay

Cosa è l’effetto Placebo

Effetto placebo: la parola placebo deriva dal latino “io piacerò”. Questo fenomeno si può definire, in poche parole, “un miglioramento dello stato di salute causato da una sostanza inefficace”.

Viene usato in farmacopea per testare la validità di un farmaco. Nell’ambito della sperimentazione definita “doppio cieco”  i pazienti vengono divisi in due gruppi.

Ai componenti di uno di questi viene somministrato il farmaco da sperimentare, ai componenti dell’altro viene somministrato un finto farmaco, ad esempio una pillola di zucchero o un’iniezione di soluzione fisiologica.

Entrambi i gruppi ignorano cosa viene loro effettivamente somministrato.

Molto spesso si hanno risultati positivi ed effettivo miglioramento dei sintomi nelle persone che hanno assunto la sostanza ‘non terapeutica’. Questo pone un quesito di non facile soluzione per la scienza: come fa una sostanza definita inerte o inefficace a provocare degli effetti positivi?

Placebo, termine spesso usato in senso negativo

Succede spesso di sentire usare questo termine per svalutare o svilire tecniche naturali o rimedi che non contengono componenti chimiche. Vi porto ad esempio i recenti attacchi all’omeopatia che – pur essendo stata inserita e riconosciuta da anni dall’Organizzazione Mondiale della Sanità tra i sistemi di cura definiti “medicine non convenzionali”, viene definita dai suoi detrattori ‘acqua fresca’).

Oppure si usa il termine per svalutare la persona che ha dei miglioramenti da terapie non convenzionali, definendola ‘suggestionabile’ e soggetta ad effetto placebo.

I recenti studi sull’effetto placebo

Ma ci sono anche scienziati e medici chi studiano da tempo il placebo come una grande possibilità.

Ted Kaptchuck, professore della Harvard Medical School, ha condotto numerosi studi sul placebo (ottenendo risultati anche con il metodo ‘placebo aperto’, in cui le persone sotto osservazione erano consapevoli di assumere un ‘finto farmaco.

Dopo molte ricerche e testimonianze il prof. Kaptchuck ha dichiarato

Non è una panacea, ma fa sentire le persone meglio, di sicuro. Il nostro studio sta affermando solamente che non si può buttare il placebo nel cestino: ha un significato clinico perché allevia i dolori dei pazienti. È un elemento fondamentale per la medicina.

Fabrizio Benedetti, professore all’Università di Torino, autore di Placebo Effect (Oxford University Press), parla della sua ricerca sul Placebo come un viaggio affascinante tra mente, cervello e corpo:

“mentre fino a 20 anni fa i medici erano solo interessati a paragonare un trattamento vero con uno placebo senza domandarsi perché il placebo produceva miglioramenti, oggi si studia il perché un placebo produce miglioramenti. Un placebo è una simulazione di una terapia, dove il rituale terapeutico gioca un ruolo cruciale. Il rituale terapeutico non è altro che tutto il contesto psicosociale intorno al paziente, incluso l’ambiente sanitario, la figura del medico, tutti gli strumenti e apparecchiature, ecc. Tutto ciò comunica al paziente che una terapia è in atto e che quindi a breve ci sarà un miglioramento clinico. Ecco, questa può essere chiamata la componente psicologica di una terapia, dove il paziente crede, spera e si aspetta di star meglio”.

Nicholas Humphrey ex professore dell’Università di Cambridge, che si focalizza più sullo studio di come avviene piuttosto che sul perché; secondo lui l’effetto placebo sarebbe un modo con cui il sistema immunitario ottimizza le risorse.

Irvin Kirsch, analista americano della Harvard Medical School e autore di circa 250 articoli scientifici e 10 libri (dal 2004 anche consulente dell’Istituto Britannico di National Clinical Excellent per definire le nuove linee guida per il trattamento della depressione) definisce i suoi studi sul placebo, un meccanismo magico e misterioso, la sua vera passione.

Effetto placebo e antidepressivi

Di recente a Roma, in trasferta ad un incontro per l’Ordine degli Psicologi, Irvin Kirsch ha dichiarato, in una intervista apparsa su La Repubblica, in merito all’effetto placebo degli antidepressivi:

Gli antidepressivi funzionano, quando funzionano, perché danno speranza, o perché il medico che li prescrive riesce a dare fiducia al paziente. Per anni io stesso ho inviato pazienti da specialisti perché prescrivessero loro antidepressivi: poi ho cominciato a chiedermi fino a che punto l’efficacia del trattamento dipendesse dal fatto che generavano speranza, aspettative, insomma dall’effetto placebo.

Le sue ricerche hanno generato anche polemiche e attacchi, soprattutto dalle case farmaceutiche, lui ha riassunto anni di ricerche in un libro dal titolo “I farmaci nuovi dell’Imperatore” (in Italia è uscito con il titolo “I farmaci antidepressivi, il crollo di un mito”).

Tra i risultati interessanti delle sue ricerche ne evidenzio alcuni:

  • un placebo che ‘imita’ un farmaco potente, ad esempio la morfina, è più efficace di un placebo di aspirina,
  • su alcune problematiche il placebo funziona meglio che su altre.

Questo solo per citare alcuni dei nomi più importanti nell’ambito della ricerca sul tema, ma ne troverete molti altri documentandovi approfonditamente, se trovate la questione interessane.

La domanda alla quale attendiamo fiduciosi risposta è:

sapranno e vorranno la scienza e la pratica clinica, negli anni a venire. usare a pieno il potenziale di questo effetto?

L’effetto placebo nel mondo olistico

In qualche modo, usando altri nomi, se ne parla dagli albori del pensiero olistico, di cui la connessione cervello, emozioni, mente e corpo e gli effetti delle credenze e del pensiero sulle manifestazioni fisiche sono alla base. Fino ad arrivare alla moderna fisica quantica, con le sue più recenti scoperte che spiegano ciò che prima si credeva impossibile.

Dal momento che questo articolo è improntato su opinioni di persone autorevoli mi piace citare in questo paragrafo il pensiero di Claudio Pagliara, medico specializzato in oncologia – ambito in cui ha lavorato per 30 anni prima di approfondire e divulgare la medicina olistica – e autore del libro “L’amore è la medicina più potente”, che trovo particolarmente calzante.

Il Dott. Pagliara, nel suo libro appena citato, parla in questi termini dell’effetto placebo,

Spesso il paziente anche assumendo un finto farmaco, se è convinto di assumere una terapia efficace e ha fede nel suo potere curativo, migliora il suo quadro clinico fino alla possibile guarigione.

…e continua:

Pensieri più efficaci di una sostanza chimica

“Diversi esperimenti clinici dimostrano che spesso l’effetto placebo risulta più potente dell’effetto prodotto dai farmaci veri. Strano ma vero, i tuoi pensieri possono essere più efficaci di una sostanza chimica e la fede nella guarigione ha, molte volte, più importanza del farmaco che viene assunto.

Tanto più si è convinti che il rimedio funzionerà, tanto maggiore sarà in realtà il beneficio curativo.

Qualsiasi cosa sia utile a rafforzare la convinzione in merito all’evoluzione favorevole della malattia influenzerà realmente il miglioramento del quadro clinico. L’effetto placebo è provocato dal rilascio del tuo organismo di sostanze terapeutiche che favoriscono i processi di auto-guarigione.

La mente influenza il corpo

Siamo in presenza della più antica dimostrazione scientifica che la tua mente influenza il tuo corpo. I tuoi pensieri rappresentano la prima e più importane fonte di auto-inquinamento o di auto-guarigione.

Gli stessi meccanismi che abbiamo visto, messi in moto dall’effetto placebo o dell’effetto nocebo, funzionano per le profezie che si auto-avverano e per la legge di attrazione.”

E conclude:

Le tue convinzioni creano la tua realtà. Ciò che riteniamo possibile o impossibile finisce per diventare ciò che si realizza o non si realizza.

L’ottimismo allunga la vita

Risale a pochi giorni fa [martedì 27 agosto 2019,ndr] una edizione del Tg5 che citava i risultati di un nuovo studio americano con queste testuali parole

“ha certificato universalmente che l’ottimismo allunga la vita. Non è la prima volta che gli studiosi ci dicono che una buona disposizione d’animo equivale ad un migliore stato di salute con una riduzione di rischi di malattie cardiache. Mai come oggi però, i ricercatori hanno stabilito che l’ottimismo allunga la vita del 15%, indipendentemente dalle condizioni economiche e sociali”.

Nota bene: il 15% equivale, per una persona di 70 anni, a circa 10 anni, quindi un’aspettativa di vita allungata di 10 anni.

Ci vedete un nesso con l’effetto placebo? A me sembrano notizie meravigliose, e a voi?   

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