L’arrivo di un bambino speciale: incontro con la disabilità

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Un bambino speciale: l’annuncio di questo evento provoca una forte scossa nella vita delle famiglie. A me è capitato e desidero raccontare cosa ho tratto dalla mia esperienza.

L’annuncio

“Signora mi spiace suo figlio ha dei problemi…”.

Solitamente questa è la frase che, per una donna che ha appena avuto un figlio o che è ancora in stato di gravidanza, segna l’inizio di un incubo senza fine: quello dell’annuncio che il proprio bambino sara “speciale“.

Sia che sia ancora nel grembo materno, sia che abbia appena visto la luce, non sarà un bambino come gli altri e non avrà una vita come quella degli altri.

La notizia della diversità viene solitamente data dal personale medico, che la maggior parte delle volte non è stato educato ad entrare in empatia con la paziente, la quale si vede recapitare in maniera asettica una notizia che cambierà la sua vita per sempre.

L’arrivo di un bambino speciale

Cosa significa l’arrivo di un bambino “diverso o speciale”? Qual è l’impatto emotivo sulla madre, sul padre, sui fratelli, sui nonni, gli zii e tutto l’ambiente familiare e sociale nel quale la famiglia è inserita?

Non si è mai preparati a sufficienza per ricevere un simile annuncio.

Senza alcun dubbio, non si è mai abbastanza pronti a sentire le parole “suo figlio ha dei problemi”. Non ci si abitua mai del tutto ad ascoltare cosa dicono che il proprio figlio potrà e soprattutto non potrà fare nella vita…

Perché quando viene annunciato un simile fatto è come se in un istante andassero in frantumi i sogni, le speranze, i desideri, le aspettative e tutto quel mondo fatto di idealità che caratterizza il tempo di attesa prima della nascita del proprio bambino.

Dopo l’annuncio è come se si vivesse in un mondo distaccato in cui si attraversano varie fasi:

  • La prima fase è di shock e di rifiuto. Non è possibile che questo sia accaduto, non ci posso credere…
  • La seconda fase è di rabbia: una rabbia sorda, fitta, che prende dentro e attanaglia il cuore e gli impedisce di sentire il dolore e la sofferenza. Perché proprio a me? Perché non posso avere un figlio come gli altri?…
  • La terza fase è quella volta alla ricerca ovunque di risposte… Risposte che a volte arrivano ed a volte no… e quando non ci sono allora la rabbia interiore si rivolge alla vita che è stata così crudele ed ad un Dio che ha voluto male a questo bambino ed alla sua famiglia. Un urlo di dolore silenzioso…
  • La quarta fase è quella dell’accettazione: la vita mi ha donato questo bambino e con le mie possibilità farò il meglio che potrò.

La maggior parte dei genitori si ferma alla seconda fase, a volte alla terza

La quarta fase non arriva spontanea; occorre un lavoro su sé stessi, sia singolarmente come individui che come coppia genitoriale, che miri ad una vera riconciliazione con la vita, che non è crudele ed ingiusta come viene percepita nelle fasi precedenti, ma che è portatrice di una nuova opportunità di crescita. L’accettazione si manifesta quando si arriva alla consapevolezza che questa nuova vita sarà solo un pochino diversa dalle aspettative che la famiglia si era fatta, ma che continuerà a portare gioia e felicità.

A volte però, la rottura del sogno familiare, può portare ad un allontanamento tra i genitori, ognuno immerso nella propria sofferenza, poi ad una riduzione della comunicazione tra loro ed ad una rottura più o meno definitiva.

In altri casi invece i genitori insieme si uniscono ancora di più, utilizzando una forza che arriva da una nuova complicità nell’aiuto verso il bambino e da una condivisione di emozioni e di situazioni uniche come il loro figlio.

Solitudine e senso di inadeguatezza sono le emozioni prevalenti nei primi momenti.

Sarò o saremo in grado di far fronte a questa nuova situazione? Ansie, angosce, paure caratterizzano ampiamente la risposta a questa domanda.

Chi mi o ci può capire? Chi può comprendere cosa stiamo attraversando?

Un aiuto per i genitori e la famiglia

Ecco che in aiuto ai genitori sono nate le associazioni che hanno come primo obiettivo quello di accogliere il bambino ma soprattutto la famiglia.

Perché il vero “lavoro”, infatti, non è sul bambino, ma sulla famiglia: madre e padre ed eventuali fratelli e sorelle. E poi nonni e zii e tutte le persone che gravitano intorno al nucleo familiare.

Perché il lavoro sulla famiglia? Perché la famiglia è il nido di ogni cucciolo.

Nel nido il cucciolo impara ad essere amato, coccolato ma soprattutto accettato. Ogni cucciolo ha il diritto a godere dell’amore dei genitori. E quando questo si blocca per paure o pregiudizi allora il cucciolo soffre e non esprime al meglio le proprie potenzialità. Per questo motivo gran parte del lavoro viene fatto all’interno della famiglia, sull’accettazione senza giudizio e sull’amore senza condizioni, con l’obiettivo di offrire al nuovo arrivato tutto il calore che merita.

La diversità è negli occhi di chi guarda

L’annuncio dell’arrivo di un bambino “speciale” può apparire inizialmente una tragedia, ma se vissuto con consapevolezza può aprire porte su altri mondi. Proprio così: altri mondi, fatti di piccoli momenti, di piccoli gesti, di sguardi, di sensazioni, di parole non dette ma ascoltate lo stesso, di soddisfazioni per traguardi raggiunti, di nuove gioie che si credeva perse..

La diversità è negli occhi di guarda” cita questo slogan molto utilizzato negli ambienti sociali. Ed è proprio così. Ogni persona, che sia normodotata o che sia diversamente abile, ha una sua potenzialità, ha delle sue qualità. Ognuno è differente e meravigliosamente può arricchire l’altro di sé. A voler bene guardare non esiste il concetto di “normalità”. Ogni individuo è un mondo a sé. Ogni individuo porta dentro di sé delle sue bellezze che in un modo o nell’altro può offrire.

Saperle cogliere è il vero segreto della vita.

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