Depressione e infiammazione sono collegate: lo dice la scienza

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Depressione e infiammazione: anche la scienza scopre che con l’alimentazione si può combattere il male del secolo?

Sono stata colpita alcuni giorni fa dalla lettura su una rivista allegata ad un importante quotidiano nazionale. Tema dell’articolo: la depressione. E fin qui niente di nuovo.

Depressione, una malattia in crescita

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Sono decenni che se ne parla e riparla, senza riuscire a trovare soluzioni definitive a questa piaga che – secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità- si avvia a diventare la maggiore causa di disabilità mondiale nei prossimi venti anni.

Inoltre, attualmente, colpisce solo in Italia 2.8 milioni di persone, quasi un 5,5 per cento della popolazione!

Ad oggi viene curata dalla farmacopea con farmaci antidepressivi che cercano di aumentare i livelli di serotonina, detto anche ormone del buonumore, non sempre con risultati positivi.

La causa della depressione: e se fosse diversa da quella curata finora?

Nuove ricerche del direttore del Dipartimento di Psichiatria dell’Università di Cambridge e autore del saggio “La Mente in Fiamme” (in vendita qui), Edward Bullmore, puntano l’indice su un altro aspetto del problema, che secondo questi studi potrebbe essere la vera causa: una infiammazione sottostante.

Il pioniere di questa ricerca riferisce che anche negli animali l’infiammazione provoca comportamenti che possono essere assimilati alla depressione umana; cambio di ritmi del sonno, ridotta reattività a stimoli gradevoli, preferenza della solitudine.

Infiammazione, cosa significa?

Si parla di una sorta di ‘stato di guerra’ che il nostro sistema immunitario si trova a combattere nel corpo quando percepisce una minaccia esterna nel caso di

  • infezioni,
  • malattie autoimmuni,
  • allergie.

Oppure in caso di assunzione di farmaci infiammatori, come ad esempio l’interferone.

Il ruolo dell’infiammazione nell’innestarsi di patologie di vario tipo è sempre più messo in evidenza da studi, soprattutto nell’ambito della PNEI, la Psiconeuroimmunoendocrinologia, che studia i legami tra sistema immunitario, sistema endocrino e cervello.

Depressione e infiammazione: lo studio scientifico

Per dimostrare l’associazione tra infiammazione e depressione sono stati osservati oltre 73.000 Danesi coinvolti in questa ricerca.

Si è evidenziato che dalle analisi del sangue chi aveva valori più alti di un marker dell’infiammazione, la proteina C-reattiva, era più incline alla depressione.

A ciò si aggiungono i risultati di un altro studio che ha seguito per nove anni 15 mila bambini inglesi, rilevando che chi a 9 anni ha nel sangue una maggiore concentrazione di certe molecole infiammatorie, le citochine, ha una maggior possibilità di essere depresso a 18.

Cervello e infiammazione

Nell’ambito degli studi sul legame tra sistema immunitario e cervello si è capito che le citochine nel sangue riescono ad uscire dai capillari che nutrono il cervello e possono attaccare i neuroni (ricerca molto interessante anche per l’Alzheimer).

Ecco le parole di Bullmore:

Nel cervello abbiamo cellule immunitarie, le cellule della microglia, che, amplificando i segnali infiammatori, arrivano ad aumentare l’infiammazione. Questa ha la capacità di compromette negativamente il lavoro dei neuroni.

Bullmore racconta anche di un farmaco a cui sta lavorando, che sarà antinfiammatorio e antidepressivo al tempo stesso, di cui sta iniziando quest’anno il test clinico.

Dieta anti-depressione allo studio

Tra gli studi in corso c’è anche quello sulla stimolazione del nervo vago. Inoltre, si stanno studiando gli effetti del microbiota intestinale, quindi le prospettive di una dieta anti-depressione, capace di agire calmando il sistema immunitario.

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Prevenire (l’infiammazione) è meglio che curare

Il punto di vista del Naturopata e in generale di chi segue l’olismo e la medicina naturale è che queste ricerche confermano quello che da tempo noi sosteniamo.

Cioè: l’infiammazione è la causa di numerose problematiche e anche il collegamento tra intestino e cervello, confermato dagli studi sul microbiota intestinale.

Un’infiammazione che è preferibile spegnere ai suoi esordi nei modi seguenti:

  • prestando attenzione alla nostra alimentazione soprattutto dal punto di vista qualitativo, quantitativo e con i giusti abbinamenti. Vedi articolo sulla dieta antinfiammatoria e sui cibi che creano infiammazione;
  • cercando di basificare (alcalinizzare) e disintossicare l’organismo periodicamente, in linea con i ritmi della natura;
  • facendo regolarmente attività fisica (che già di per sé migliora il tono dell’umore e facilita la produzione di endorfine), meglio se nel verde dato che la Natura ha una funzione potente come riequilibrante e calmante;
  • cercando di non trascurare le relazioni umane che stanno alla base di un’esistenza serena e sana (leggi anche il mio articolo su salute e relazioni umane).
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