Curiosità e vitalità della mente: cercare la novità nell’ordinario

curiosità, bambino curioso

Non ho particolari talenti, sono soltanto appassionatamente curioso”.
Albert Einstein

 

Mente curiosa, mente vitale

Per curiosità si intende lo spontaneo interesse che si prova per qualcosa che non si conosce o per qualcosa che costituisce una novità. Essa coinvolge alcuni processi psicologici e fisio-psicologici. 
A livello mentale, l’attenzione e la percezione sono potenziate: si percepiscono i particolari della nuova situazione, ne si colgono sfumature che prima sfuggivano, e le nuove informazioni vengono ricordate con più vividezza grazie ad una maggiore ‘salienza’ memoriale (la salienza è il nome con cui si indica ciò che accade quando giudichiamo alcune percezioni particolarmente importanti, cioè salienti).

La curiosità del corpo

Anche il corpo ci aiuta, predisponendo gli organi alla migliore ricezione possibile (ad esempio, allargando le pupille degli occhi), e preparando il corpo a acquisire più informazioni possibili.
 Si potrebbe fare un parallelo ‘culinario’: chi non ha mai provato quella sensazione di stupore quando, al primo boccone di un piatto mai provato prima, scopre qualche nuovo sapore, o nuove combinazioni di gusti già conosciuti? Nella spinta istintiva a mangiare un secondo boccone, e poi un terzo, oltre all’appetito, c’è la curiosità.

 Lo psicologo Daniel Siegel, nel suo libro “La mente adolescente”, sostiene che se da adulti riuscissimo ad esercitare quelle che sono le caratteristiche fondamentali della mente adolescenziale (ovviamente aiutati dalla consapevolezza rafforzata dall’età), vivremmo una vita più piena e felice; una di queste caratteristiche è la curiosità per la novità.



La curiosità per il nuovo

Cercando il nuovo e lo sconosciuto mettiamo alla prova le nostre capacità e rappresentazioni mentali. Sentiamo, percepiamo, ragioniamo su qualcosa di ignoto o poco familiare e, come i muscoli delle gambe si sviluppano in modo diverso camminando in montagna o correndo in pianura, anche la nostra mente viene posta di fronte ai propri limiti. Siamo però (devo avvertirvi) molto più elastici di quanto sospetteremmo: le nostre gambe ci permettono di spostarci su una varietà di terreni diversi. Chissà quante colline ondulate o remote pietraie dobbiamo ancora attraversare!


La curiosità per il quotidiano

Naturalmente la curiosità tende a scemare con il tempo. Lo stesso piatto, mangiato la seconda volta non sarà poi così nuovo, la terza sarà ancora buono ma decisamente familiare; se lo mangiassimo tutti i giorni ci verrebbe a noia.
Trovare sorpresa nella vita di tutti i giorni, nelle attività quotidiane, pare difficile. Possiamo però introdurre qualche piccola novità ogni giorno: possiamo persino crearla intenzionalmente, ad esempio chiedendoci: ‘se oggi volessi fare qualcosa di strano e sorprendente, cosa farei?’. Tra tutte le risposte che ci vengono in mente potremmo scegliere la più piccola e metterla in pratica.

E se stessimo facendo qualcosa che proprio non possiamo modificare? Se tutta la giornata fosse rigidamente strutturata, in modo che apparentemente nulla possa sfuggire ad un’agenda che pare controllarci? Ad un’autostrada di impegni senza uscite?
Mi chiedo: siamo davvero sicuri di conoscere così bene ciò che stiamo vivendo? Oppure potrebbe esserci qualcosa che ci sfugge? Qualche cosa di piccolo, apparentemente insignificante, qualcosa che forse siamo così abituati a vedere da non percepirlo neanche? E se non fosse proprio così insigificante? Non è forse vero che, come ha detto Bernard Baruch:

“In milioni hanno visto la mela cadere, ma Newton è stato quello che si è chiesto perché”

 

Dott. Giacomo Crivellaro

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