Curarsi con i viaggi: perché viaggiare ci fa bene

Curarsi con i viaggi, viaggiare ci fa bene, viaggi, cammino di santiago, potere curativo dei viaggi, lentezza

Curarsi con i viaggi: in questo articolo non parliamo di tradizionali mete del benessere, come vacanze termali, o luoghi deputati al fitness o alla ‘remise en forme’.

Desidero invece parlare di come viaggiare possa ampliare i nostri orizzonti in senso salutare e regalarci stati d’animo e sensazioni di benessere che si ripercuotono con benefici effetti generali sul nostro stato di salute. Insomma vediamo perché viaggiare ci fa bene.

Curarsi con i viaggi: ecco perché viaggiare ci fa bene (sia con mete poco distanti da casa, sia con viaggi oltreoceano).

Scrivo questo dopo il ritorno da una vacanza abbastanza vicino a casa, ma in ambienti completamente diversi, dopo il confronto con persone reduci da vacanze che ritornano alla quotidianità con uno sguardo diverso, dopo letture sul tema viaggio che hanno fatto nascere in me molte idee e rinnovato entusiasmo nei confronti di questi spostamenti.

Annuncio pubblicitario

Premetto che, per avere effetti benefici, ogni viaggio deve essere corredato da un desiderio genuino di mettersi in gioco da parte della persona che lo compie. Un desiderio di aprirsi al nuovo e al diverso, di lasciarsi permeare ed anche un po’ trasformare da tutto quello che arriva nel confronto con diverse realtà, con nuove scoperte: niente di più facile dal momento che – sia fisiologicamente che emotivamente – l’essere umano è un organismo aperto, mosso dal bisogno di entrare in contatto continuo con l’esterno in uno scambio vivificante e nutriente che genera evoluzione e crescita.

Quindi dico subito che i viaggi fatti per collezionare mete alla moda rimanendo sulle difensive e cercando di mantenere le rassicuranti abitudini di casa nostra (anche nutrizionali, dato che per molti italiani ‘si mangia bene solo in Italia’) e con paura di ‘contaminarsi’ NON rientrano nelle categorie di viaggio di cui parleremo. Curarsi con i viaggi è ben altro.

In cammino

Si parla da tempo di trekking, ma il viaggio a piedi, con una connotazione più profonda, sta riscuotendo sempre più adesioni e una partecipazione che aumenta ogni anno, a partire dai percorsi spirituali (non occorre essere religiosi per parteciparvi, in realtà si sono rivelati un’esperienza profonda anche per anime laiche) quali il cammino di Santiago, di cui si parla molto, oppure la nostra parte di via Francigena, che offre tratti spettacolari, o il cammino Francescano che parte da La Verna fino a gli eremi di Cerbaiolo o Montecasale.

La lentezza ed il nostro ritmo

In questi percorsi si riscopre la lentezza, si impara a sintonizzarsi con il nostro orologio interno, che coordina i nostri ritmi e i nostri passi e ci spinge a fonderci con il paesaggio che ci circonda: contesti rurali e paesaggi naturali, luoghi di culto, ma anche paesi e città in cui comunque ci si riappropria del nostro tempo e del contatto con la naturalezza dell’andare a piedi.

Questo è un evento salutare per la nostra interiorità, non di poca importanza, a cui si aggiunge il beneficio di un’attività fisica che ci fa produrre endorfine in maniera naturale, donando un effetto energizzante ed euforizzante che permane a lungo, assieme alle riflessioni che il ‘guardarsi dentro’ in un tempo lento e individuale ci offre, alla propensione a nuove conoscenze e condivisioni di visioni comuni che donano fiducia e forza.

Anche una camminata nel weekend in sentieri in mezzo alla natura che raggiungono angoli per noi ancora inesplorati – se non si ha la possibilità di prendersi più tempo – può essere una valida alternativa.

Via dalla quotidianità, dai nostri ruoli

Andare via proprio in un certo momento: è allora che le cose cominciano ad accadere. Quando si schiude la porta della stanza dei giorni quotidiani e si va oltre l’incanto di un tempo immutabile, oltre la promessa beffarda che la vita può attendere ancora a lungo.

Andare via. E’ allora che la vita sembra poter accadere in maniera più decisa e repentina. Intensa e improvvisa.

Andare via. Un gesto che possa placare l’inquietudine, suggerirci il modo di prendere le misure con la sensazione dell’assurdo e aprirci la strada a una felicità inattesa. Non sarà necessariamente un viaggio lunghissimo che ci porterà dall’altra parte del mondo, potrà anche essere un perdersi per qualche istante nella città in cui si vive da sempre.

Queste parole, tratte dal libro “Controvento” calzano perfettamente a un altro tipo di viaggio salutare, quello in cui semplicemente partendo, ubbidendo a un sano istinto che ci spinge ad uscire dalla consuetudine per ricercare qualcosa di preciso o di indefinito (e poi magari trovare qualcosa di completamente diverso da quello che ci saremmo attesi e che ci cambia la vita).

Non cercare niente

Oppure senza cercare niente, spinti semplicemente dal desiderio di andare, si approda a delle consapevolezze o degli eventi che ci trasformano.

Le sincronicità in viaggio

E’ il viaggio in cui accadono piccoli o grandi eventi sincronici perché nel momento stesso in cui si parte si è aperti e disposti a notarli, a farne tesoro e ricavarne spunti per innestare nella nostra vita germogli di nuove idee e differente abitudini. Il viaggio in cui ci si sintonizza con l’ascolto dei nostri desideri più autentici, il viaggio dal quale – che sia durato due ore, un giorno o un mese – si torna sempre diversi, rinnovati, pronti a generare qualcosa di bello e fertile, poiché prendere le distanze dai nostri ruoli abituali, dalle definizioni che ci vengono date e che ci diamo, aiuta sicuramente a tirare fuori da noi nuovi talenti e nuove possibilità.

Viaggiare per scoprire, la storia del mondo e la nostra storia

Il mito, la tradizione, l’archeologia, il viaggio che rappresenta una ricerca delle origini della storia dell’umanità o anche della nostra storia individuale.

Le domande esistenziali

Gli eterni e grandi quesiti, quali “chi siamo, da dove veniamo, perché siamo qui, quali sono le ragioni che muovono gli accadimenti dell’umanità?” possono trovare spesso una nuova risposta nel viaggio, che non sarà una risposta certa e stabile, ma che potrà fornirci un tassello nell’immenso puzzle del percorso della civiltà umana, donandoci una visione alternativa a quella abbiamo trovato nei libri di storia.

La consapevolezza

E attraverso una comprensione ampliata delle vicende accadute nei quattro angoli del mondo si raggiunge anche una maggior consapevolezza individuale, si ridimensionano problemi nell’apprendere che quello che muoveva i nostri antenati della parte opposta del globo aveva molto in comune con noi, ci si apre interiormente alle immense possibilità della creatività umana ammirando opere d’arte e resti di civiltà antichissime eppure in molti casi più evolute della nostra. Una cura che volge il nostro sguardo alla bellezza e ci nutre donandoci una sensazione di benessere e di connessione interiore con tutta l’umanità.

Suggerimenti: resti Maya nello Yucatan/Messico, i Templi di Angkor Wat in Cambogia, in Perù per i misteriosi disegni di Paracas, visibili solo dal mare, ma anche più vicino tra i misteri e i simboli della Bologna magica, dal Santuario di San Luca all’Oratorio della Spiga, o a Populonia sulle tracce degli Etruschi ma anche nel mistero delle precedenti mura megalitiche…per vedere ‘oltre’.

Viaggiamo, ad ogni costo

Concludo con le parole di Antonio Tabucchi, che dei viaggi vissuti, desiderati e ricordati con nostalgia ha fatto un cardine della sua esistenza e della sua scrittura “Un luogo non è mai solo “quel” luogo: quel luogo siamo un po’ anche noi. In qualche modo, senza saperlo, ce lo portavamo dentro e un giorno, per caso, ci siamo arrivati”.

Che aspettiamo? Forza, viaggiamo !

E se proprio non si può partire, viaggiamo anche solo con un libro o con la fantasia

Libri consigliati

Controvento, F.Pace, Ed. Einaudi
Viaggi ed altri viaggi, Antonio  Tabucchi, Mondadori
I miei viaggi che raccontano tutta un’altra storia – S.Blady – Ed.Nexus

© Riproduzione riservata.
Le informazioni contenute in questo articolo sono da intendersi a puro scopo informativo e divulgativo e non devono essere intese in alcun modo come diagnosi, prognosi o terapie da sostituirsi a quelle farmacologiche eventualmente in atto. In nessun caso sostituiscono la consulenza medica specialistica. L’autore ed il sito declinano ogni responsabilità rispetto ad eventuali reazione indesiderate.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.