Cibo spazzatura o junk food: cos’è, come riconoscerlo, come smettere

Ai giorni nostri è molto difficile smettere di mangiare cibo spazzatura.  La stampa americana, tra cui il  New York Times Magazine, molto sensibile al tema, negli ultimi anni ha dedicato ampi spazi per descrivere come grandi aziende alimentari americane facciano ricerca in vari ambiti, dalla farmacologia al  marketing, alle neuroscienze, per  inventare cibi che creano, in qualche modo, dipendenza.

Generalmente quando si parla di cibo spazzatura il pensiero comune va al cibo dei fast food, agli snack dolci e salati, e alle bibite gassate.  Certo queste categorie di prodotti rientrano di diritto nel cibo spazzatura,  ma ci sono anche molti altri alimenti, per alcuni considerati insospettabili, che possono rientrare in questa categoria.

Penso a due prodotti per la colazione: i cereali (tipo corn flakes) e molti preparazioni proposte come yogurt alla frutta. Oppure certi dolci e snack con confezioni che evocano immagini bucoliche e che di naturale non hanno proprio niente: tra gli ingredienti quasi sempre troviamo farina 00, sciroppo di glucosio-fruttosio, olio di palma o altri oli vegetali di pessima qualità, aromi artificiali ed altri additivi.

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Cosa intendiamo per cibo spazzatura

Un cibo che è stato lavorato e raffinato,  il quale nelle varie fasi della lavorazione industriale, è stato depauperato delle principali sostanze nutritive, al quale sono stati aggiunti conservanti ed additivi “chimici” che ne modificano colore, sapore, e che in molti casi contribuiscono a creare una sorta di dipendenza. Risultato: un cibo altamente calorico ma molto povero dal punto di vista nutrizionale. I tre ingredienti base del  junk food sono sale, zuccheri, grassi animali ma anche oli e grassi vegetali di qualità scadente.

Ho sentito spesso il dott. Berrino lanciare questa provocazione durante le sue conferenze: “provate a prendere della segatura, aggiungete una buona dose di zucchero e magari un po’ di cacao ed assaggiatela. Scoprirete che avrà un buon sapore”.

Ai tre ingredienti base citati si aggiungono gli additivi: conservanti e coloranti. Inoltre, a monte, spesso gli ingredienti di questi cibi provengono da colture intensive – non certo biologiche – nel caso di vegetali, o da allevamenti intensivi nel caso di uova e carni, per cui avremo nei due casi, diserbanti ed antiparassitari da una parte, e antibiotici dall’altra.

Quali sono i junk food

Oltre ai già citati prodotti da fast food, hamburger patatine bibite gassate, rientrano nella categoria del cibo spazzatura anche molti prodotti da forno  sia dolci che salati (biscotti, brioche, cracker, piadine, cereali da colazione, snack di vario tipo e cosi via), la maggior parte dei piatti pronti, seppur surgelati, e conserve di vario tipo (salse, creme dolci e salate).

Come orientarsi e come diventare consapevoli

C’è solo una strada possibile:  diventare consapevoli, informarsi, imparare a leggere le etichette, non fidarsi di quello che c’è scritto sulla confezione, neanche le leggi spesso sono dalla nostra parte, vedi la dicitura “integrale” oppure “olio extravergine di oliva“. Cominciare a ragionare in termini di qualità del cibo che scegliamo per alimentarci, e non di quantità.

Le abitudini, le false credenze, la pubblicità quasi sempre non etica e spesso fuorviante, ci hanno convinto che nulla fa veramente cosi male.

Ma non è cosi, perché il nostro corpo in tutta la storia dell’evoluzione ha imparato a riconoscere cosa è naturale. Se ci alimentiamo per anni con prodotti che non riconosce, prima o poi ci chiederà il conto (pensiamo al crescente fenomeno delle intolleranze).

Reagirà provocando malesseri, e poi ammalandosi perché non è in grado di riconoscere e non sa come gestire gli alimenti che gli stiamo fornendo.

Bio e naturale

Un’altro consiglio è di acquistare cibo biologico quando possibile, oppure da piccoli agricoltori o aziende artigianali che conoscete e che godono di un buon nome (non quello della pubblicità, ma quello dei clienti).

Come fare a disabituarsi al cibo spazzatura

Una volta presa consapevolezza del problema, il consiglio è quello di iniziare ad apportare dei cambiamenti nell’alimentazione in funzione di cosa vi sentite pronti a fare.

Può essere una cambiamento repentino che vede l’esclusione di qualche categoria di questi cibi, oppure graduale con l’inserimento di qualche nuovo cibi, scoperto o riscoperto: un riso integrale invece della pasta bianca, del pane integrale con della confettura biologica invece della solita brioche del mattino, un piatto di verdura e pesce fresco invece di un piatto pronto, un incremento delle porzioni e della varietà di frutta e verdura di stagione a scapito di qualche prodotto confezionato.

Se bevete abitualmente bibite dolci e gassate, per quelle vi suggerisco invece un cambio drastico. Eliminatele.  Se proprio proprio vi piacciono concedetevele solo in occasioni particolari e provate i succhi estratti.

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Claudio Monteverdi
Naturopata, esperto di alimentazione naturale, rimedi naturali, floriterapia ed altre tecniche per il benessere. Convinto sostenitore dell'approccio olistico e del vivere etico e sostenibile. Fondatore e direttore del portale BenessereCorpoMente.it
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