Puericultrice: chi è, cosa fa per il bambino e per la mamma

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puericultrice, bambini

Il periodo “post partum” sovente presenta aspetti assistenziali rilevanti sia per la mamma ( possibili crisi di stanchezza, difficoltà di allattamento, post partum blues, depressioni post partum), che per il neonato (calo ponderale,  ittero, vitalità, ritmo sonno veglia, capacità di alimentarsi, qualità dello stato di allerta o di evidenziare anomalie ecc. ).

Spesso la maternità nella società odierna pecca di un vuoto assistenziale. Infatti, se la qualità delle cure ospedaliere oggi è di gran lunga migliore rispetto ad un ventennio fa, l’assistenza al post parto, dopo le dimissioni ospedaliere, rimane sempre un limbo ancora troppo lasciato a sé ed è  questo il  periodo in cui si riscontano la maggior parte dei problemi.

La figura della Puericultrice

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La puericultrice è una figura sanitaria presente da circa 70 anni. Tale profilo è stato istituito con un regio decreto nel 1940 e da allora ha sempre operato in vari ambiti che vanno dal sanitario, al socio educativo, al domiciliare. La puericultrice è esperta nell’assistenza del bambino sano da 0 a 6 anni. Essa può prestare servizio presso ospedali, asili nido, comunità per minori, centri per l’infanzia  ecc..

Quali sono i compiti della puericultrice ?

  • Fornire sostegno ed assistenza alla mamma ed al neonato nelle prime settimane di vita al fine di promuovere la fisiologia dell’adattamento post-natale, l’allattamento al seno, la prevenzione di qualsiasi anomalia organica e relazionale ed il benessere della famiglia.
  • Garantire sostegno sociale ed emotivo, favorire il rafforzamento dell’autostima, l’emergenza delle competenze innate nell’accudimento  del neonato e nell’allattamento al seno.
  • Seguire tutte le tappe dello sviluppo ( motorio, del linguaggio, della socializzazione ecc)
  • Fornire assistenza appropriata durante il periodo neonatale, promuovendo la salute ed identificando tempestivamente condizioni che necessitano di interventi assistenziali mirati ( medici, psicologici, sociali). Questa capacità può essere attuata ovviamente solo dopo una lunga esperienza accanto alle puerpere, infatti al giorno d’oggi è possibile trovare ‘sul mercato’ figure che si arrogano il diritto di assistere la mamma ed il neonato improvvisandosi in una professione delicatissima che richiede molti anni di esperienza, occhio clinico per certi versi e grande preparazione. Il benessere materno, come sappiamo, dipende dalla vicinanza del  bambino e dall’ambiente che la circonda. Se l’ambiente è di supporto, la donna-madre può avere cura di sé e del suo bambino.

Le attività della puericultrice

Quali attività può proporre la puericultrice per favorire il corretto sviluppo cognitivo e relazionale del bambino ?

Tenuto conto che i campi di impiego di questa figura professionale spaziano dal reparto ospedaliero, all’asilo nido alla comunità… spesso la puericultrice si trova impegnata a gestire  anche  le attività didattiche .

La preparazione specifica in psicopedagogia acquisita  durante il corso di studi  fa sì che le attività, pensate per ogni fascia di età, siano create per permettere al bambino di poter esternare ed esaltare le proprie attitudini.

Puericultrice: educare con le attività manuali

Le attività manuali sono indispensabili per ogni fascia di età , soprattutto oggi,  nell’era dell’ high tech, dove i bambini vengono sempre più avviati all’utilizzo di mezzi informatici  a qualsiasi età.

Gli obiettivi delle attività manuali sono diversi: suscitare il bisogno di fare, il piacere di avere ‘potere’ sulla materia, il desiderio di  agire… i bambini molto piccoli  messi davanti a dei materiali, cominciano a toccare, provare la loro consistenza,  osservano  la trasformazione dei materiali ad esempio semplicemente versando  acqua sulla farina. Possono essere utilizzate con creatività  farine di grano,  farine di mais. granaglie, semi vari, argille (sempre e solo sotto attenta visione di un adulto).

I bambini possono così sperimentare lo stimolo dei sensi quali l’olfatto ed  il tatto, fondamentale nelle attività manuali. Questo tipo di attività porta ad una maggiore abilità e coordinazione dei movimenti permettendo cosi l’acquisizione di certi meccanismi necessari per rendere il gesto disinvolto e preciso. ( sviluppo della micro-manualità)

Attraverso le attività manuali i bambini sviluppano attitudini come la pazienza, la perseveranza, l’accuratezza e l’immaginazione. Doti che, al giorno d’oggi, si riscontrano sempre più raramente.

Educare con la musica

Anche il linguaggio dei suoni contribuisce ad un progetto di maturazione ed espressione  di quelle che sono le doti  innate del bambino; tutto ciò che concerne la socializzazione, il coordinamento motorio, le capacità  d’attenzione, le capacità discriminatorie, i comportamenti logico-creativi, rientrano in questo obiettivo.

Anche in queste attività si possono utilizzare degli elementi naturali. Quanti suoni, ad esempio, possiamo ottenere con dei sassi, con dei gusci di frutta secca. Si può  creare uno strumento musicale con dei prodotti della natura quali pigne, conchiglie, foglie, rami. Il  ‘creare  la musica’ ha una più forte incisività per ottenere e migliorare la socializzazione, la creatività, la concentrazione. In un lavoro di ricerca delle sonorità , si riesce meglio a mettere in evidenza  il comportamento creativo  del singolo bambino, piuttosto che in  un’ attività di ripetizione di una canzoncina.

L’attività sonora, la musicalità in tutta la prima e la seconda infanzia può rivestire quella fantastica ed importante giocosità a volte liberatoria, a volte ‘terapeutica’, a volte socializzante a cui  l’adulto potrà far spesso riferimento.

Per concludere , qualsiasi attività si proponga ad un bambino, il ruolo dell’adulto dovrebbe sempre essere da spettatore, dovrebbe poter proporre l’attività senza mai interporsi tra l’esperienza ed il bambino, ne mai suggerire o aiutare lo stesso, in quanto  fungerebbe più da disturbo che da  aiuto.

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