Bisogno di affetto e Karma: tengo la tua mano

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Bisogno di affetto e Karma: che relazione c’è tra loro?

Sembra essere la soluzione a tutto, senza prescrizione medica arriva e ti guarisce da ogni dubbio:
Tutto accade per un chiaro motivo
E così, con poche parole, tutti i castelli in aria crollano, avvolti dal mistero del sacro Graal…
Quindi io non ne posso proprio nulla?
Sembra proprio così.
Un pilastro dei tempi moderni è l’aforisma rilanciato da un tale John Lennon:
Let it be
Lascia che sia.
Amen, mi verrebbe da dire. Potremmo anche continuare a vivere la nostra vita considerando noi stessi come punto di partenza e di arrivo del nostro agire ed in questo modo raccogliere frutti inaspettati.
Sii te stesso
Disse qualcun altro.

…e così un giorno ci viene in soccorso il Karma..

Se ho passato la vita a cercare di amare e di essere amato ed oggi il karma mi viene in soccorso raccontandomi che non devo cercare proprio nulla, tutto è già qui, si sta solo ripetendo perché io non ci ho ancora fatto caso..

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Chi è me stesso?

Gli antenati famosi

Confortante pensare che John Lennon ci era già arrivato nel secolo scorso. C’è chi ha fatto di meglio, anche altri cantanti di fama internazionale avevano già pronunciato la loro…
Ama il prossimo tuo come te stesso
Era un rocker, Yeshua Ben Joseph, nome d’arte Gesù. Anche se il marketing globale l’ha tradotta al contrario, lui forse intendeva:
Ami il prossimo tuo esattamente tanto quanto ami te stesso
Meno fluida ma concreta: se non ami te stesso, non ami davvero nessuno.
Karma…

Un film già visto

Così osservo i miei rapporti di coppia che furono, partendo dalla prima fidanzatina: un filo conduttore sembra unirli, coerenza nelle sensazioni, nelle reazioni, nelle conclusioni.

Un po’ come ripetere, senza rendermi conto, un film già recitato. La cosa interessante è che, lo ammetto, intimamente in passato ho pensato che fosse colpa loro, che ‘proprio tutte io’, che io mi sono comportato bene, sono proprio sfortunato!

Chiaro: non è così.

Fra di loro le mie ex non si conoscevano, eppure sembravano seguire lo stesso copione, quando in comune, fra loro, avevano solo me. Ed anche io, con loro, avevo in comune me. Il filo conduttore ero quindi io, me stesso…

Stai Karma! 😉

Le storie passate ci illustrano perfettamente chi siamo e cosa attraiamo. Possiamo vivere una vita di superficie e raccontarci la storia che sono tutti cattivi, o possiamo scegliere un paio di occhiali futuristi che mostrano con chiarezza che c’è qualcosa dentro di noi che attrae le situazioni e che se non lo sistemiamo continueremo a vivere ciclicamente le stesse.

Cosa chiama a noi queste persone? La ferita

Riassumo il complesso di Edipo:

Il bambino è attratto dalla figura di riferimento di sesso opposto.
Anche se la figura manca, la sua assenza è densa di significati, per un bambino.
È la prima persona che amiamo senza filtro, con la parte più autentica di noi stessi.
Avremmo dovuto ricevere, da mamma e papà, amore, calore, affetto e presenza in abbondanza, per almeno 10-14 anni, affinché fossero in equilibrio, in noi, maschile e femminile.
La nostra idea di relazioni viene costruita sul rapporto con la figura di riferimento di sesso opposto.
Se lei non contribuisce con attenzione ed equilibrio, nell’inconscio del bambino viene memorizzato un conflitto, una mancanza, un tono di sofferenza e disagio.
Sarà questa la traduzione che lui farà della parola amore, sarà il punto di partenza e di arrivo per ogni sua storia futura.

Come scegliamo il partner ? Bisogno di affetto

Spiego meglio.
Maschietto, avevi una mamma che si doveva dedicare ad altro, lasciandoti solo le briciole del suo tempo, facendoti credere, con un sorriso, che era per il tuo bene? Nel tuo inconscio viene scritto :
Amore di coppia = accontentarsi delle briciole: è sufficiente che chi amo mi faccia solo un sorriso, le sue mancanze sono per il mio bene
Lo stesso vale per le bambine con il papà, vedi ‘crocerossine‘ su wikipedia. Vale a dire: “Anche se il genitore è presente fisicamente ma è altrove con la testa, il bambino viene alimentato con le sensazioni, che in quel momento sono nulle.” (vedi anche l’articolo “Codipendenza affettiva”)

Chi ha questa ferita spesso vive la relazione con difficoltà e speranza, tenderà a non riuscire a star tranquillo per lunghi periodi.
Niente panini, solo briciole per piacere!

Questo tipo di persone spesso trovano bimbe viziate o maschietti mammoni: mamma iper presente e protettiva per lui … Papà distante che quando c’è non sa dire di no (ed eccede sempre nei si) per lei…

Amore di coppia = ricevere sempre e comunque, mentre io faccio quello che mi pare.

In ogni caso, nel nostro inconscio, viene segnata una ferita di incoerenza, basata sul senso di colpa dei genitori, che hanno fatto il massimo che conoscevano ma non è detto che coincida con ciò che serviva a noi.

La nostra natura tende all’equilibrio, di conseguenza troppa mancanza o troppa abbondanza creano insoddisfazione, bisogno, infelicità.

L’antenna che chiama a noi il partner, è quindi questa ferita: facciamo di tutto per rivivere quel tipo di amore, non possiamo dubitare: ce lo ha insegnato la persona che abbiamo amato per prima. In quei giorni in cui la lavagna del nostro cuore era bianca tutto ciò che veniva scritto diventava una legge alla quale fare affidamento ciecamente per una vita intera… E così attraiamo persone fisicamente diverse, ma che ci danno esattamente la stessa moneta. L’antenna emette il segnale e la vita le risponde alla perfezione.

Come se ne esce?

Le anime cooperano

Le coincidenze non sono coincidenze. Certo, sono stupefacenti e romantiche, ma forse (forse) non sono messe lì solo per questo motivo. Sembra che le sincronicità indichino che quella persona è entrata nella nostra vita per motivi diversi da quelli che pensiamo.

Il primo capitolo del libro ‘Il perdono assoluto – Colin C. Tipping‘, racconta una storia che ne è l’emblema. Mi è piaciuta molto l’immagine che offre quando parla di anime che cooperano.

Ci attraiamo l’un l’altro con lo scopo inconscio di guarire la ferita, facendola emergere. Non siamo stati educati a guardarci dentro, ma siamo campioni olimpionici nel puntare il dito.

Se avessimo la forza di osservare la ferita che emerge, quando ci relazioniamo, scopriremmo che abbiamo così tanto da fare con noi stessi che possiamo solo ringraziare l’altro per il suo servizio.

Se vi capita di accorgervi, fate tesoro di quella persona.
Quando emerge la ferita la sensazione che si ha è di profonda solitudine, abbandono, bisogno di affetto, talvolta disperazione.

La realtà cambia, tutto sembra perdere senso, torniamo improvvisamente i bambini cui era stata sporcata la lavagna bianca del cuore ed il nostro intimo era troppo delicato per opporsi a quella ingiustizia.

Eravamo troppo fragili e non eravamo in grado di dire:

Non sono d’accordo, io merito di ricevere amore, possibilmente libero da sensi di colpa e tuoi bisogni.

Ci sarebbe bastato che ci tenessero la mano, per farci sentire al sicuro…
 Invece il nostro corpo in quel momento ha memorizzato la paura di essere totalmente abbandonato a sé stesso. Per un bambino si chiama paura della morte, perché non può curarsi di sé da sé. Quando la ferita viene toccata, oggi, veniamo catapultati in un istante a quel momento, non viviamo più la realtà ma reagiamo al passato. Per questo motivo ritengo meravigliosa l’opportunità di poter affrontare in due uno spazio così delicato…

Quando non ci sono io, ci sei tu a prendermi la mano…

In questo le anime sembrano cooperare.

Dal bisogno alla spontaneità

Sebbene la sensazione sia quella di provare dolore a causa dell’altra persona, in realtà questa sensazione è la nostra più profonda inconsapevole alleata. Portando equilibrio, amore e pace la ferita guarirà ed il segnale cambierà.

Si passerà quindi dal bisogno di affetto, o meglio, dal bisogno manipolatorio di ricevere affetto, alla leggerezza di darne e riceverne spontaneamente, “lasciando che sia”.

Let it be. Quando non ci sei tu, sono io a prenderti la mano…

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