Belladonna: proprietà e usi. La “doppia vita” di una pianta medicinale

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La Belladonna è una pianta erbacea perenne, appartenente alla famiglia botanica delle Solanacee. È molto particolare rispetto ad altre piante; i suoi usi tradizionali sono limitati in quanto può essere velenosa e tossica, ma è comunque interessante conoscerne le proprietà e gli usi.

Questa pianta era nota fin dall’antichità in ambito medicinale, per le sue proprietà farmacologiche.

Partiamo dal nome: Belladonna

Il suo originale nome botanico è Atropa belladonna.

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Atropo era nella mitologia greca una delle 3 Moire, dette anche Parche nella Roma antica, figlie di Zeus, che veniva raffigurata con le cesoie in mano, detta l’inflessibile per la sua capacità di recidere – simbolicamente – il filo che lega ogni essere umano alla propria esistenza.

Quindi il riferimento è alla tossicità di questa pianta: le radici sono proprio velenose e l’ingestione delle bacche può provocare effetti molto gravi.

Invece il nome Belladonna è riferito all’uso che ne veniva fatto nell’antichità: si produceva una specie di collirio partendo dal suo estratto acquoso, allo scopo di dilatare le pupille rendendo lo sguardo delle signore più seducenti.

Si dice anche che derivi dal nome francese belle femme, usato per designare le streghe che mettevano questa pianta tra gli ingredienti di una sorta di unguento allucinogeno. Con questo unguento si spalmavano il corpo per compiere i loro viaggi e avere ogni sorta di visioni.

Belladonna, proprietà della pianta

Anche se, data la tossicità, ne viene sconsigliato l’uso come rimedio fitoterapico, da questa pianta si estraggono diverse sostanze utili, soprattutto come antispastici gastrointestinali e nelle coliche addominali, spesso in associazione con la papaverina.

Una sua componente, l’atropina, che agisce sul sistema nervoso e come anestetico, viene usata in farmacopea per certe forme di aritmia e in alcuni colliri. Pensate a quello che l’oculista somministra per dilatare la pupilla durante la visita.

Un’altra componente, la scopolamina (con attività deprimente sul sistema nervoso centrale), viene invece utilizzata per curare le vertigini e cinetosi, ed ha azione sedativa.

Invece la iosciamina ha proprietà stimolanti sul sistema nervoso centrale (è simile all’atropina ma con effetti più intensi) e trova impiego per alleviare le coliche addominali.

Tra i principi attivi contenuti nella belladonna, gli alcaloidi sono i più usati: presenti nelle radici e nelle foglie e vengono usati oltre che in erboristeria e omeopatia, anche per la cosmesi.

Vediamo inoltre che nella sua formulazione omeopatica la Belladonna ha come indicazione anche problematiche di pelle (spesso nelle malattie esantematiche).

Belladonna come rimedio omeopatico

È nel rimedio omeopatico che questa pianta dà il meglio di sé, essendo qui eliminata ogni presenza di sostanze tossiche. Questo rimedio è indirizzato principalmente a tutte le circostanze in cui è richiesto un effetto sul sistema nervoso centrale.

Nelle Materie Mediche, la tipologia Belladonna viene descritta come estremamente sensibile agli stimoli esterni di tipo sensoriale.

E anche se i rimedi omeopatici trovano il miglior uso come rimedi di base, tipologici, che devono essere scelti in maniera individuale con un omeopata* di fiducia, è interessante sapere che il rimedio omeopatico, nelle diluizioni più basse, trova indicazione e può anche essere usato come rimedio di emergenza per alcune problematiche, tra cui:

  • Febbri improvvise e alte, con viso arrossato e sudorazione abbondante.
  • Cefalee pulsanti, di origine vasomotoria, anche con dolore sincrono con battiti cardiaci e fotofobia e bisogno di quiete assoluta.
  • Dolori addominali crampiformi e spastici.
  • Mal di gola, tonsilliti, laringite o faringite con colorito rosso intenso, bruciore e secchezza.
  • Effetti di insolazioni.

*In omeopatia, come in tutte le terapie olistiche, si cura la persona non il sintomo.

Controindicazioni e avvertenze

Come già specificato ricordiamo che l’assunzione della pianta come rimedio fitoterapico è sconsigliata, se non nelle forme previste dalla Farmacopea e da prontuario, con prescrizione medica. L’ingestione delle bacche è sicuramente tossica, e assumendone i principi attivi possono verificarsi interazioni con

  • antidepressivi,
  • antiparkinsoniani,
  • antiglaucomatosi,
  • antiaritmici,
  • neurolettici e antistaminici.
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