Affrontare le paure con i Fiori di Bach

ragazza spaventata, paure

Quando ho iniziato a studiare le piante dei Fiori di Bach cercando nel loro comportamento esistenziale la chiave per leggerne l’essenza, mi sono accorta che la suddivisione nei sette gruppi emozionali stabiliti da Edward Bach non è d’acchito riferibile a delle evidenze botaniche.

Ma un gruppo ha richiamato la mia attenzione: quello della Paura. Perché le cinque piante del gruppo hanno una caratteristica comune fortissima: una gestione anomala del proprio patrimonio genetico e della propria evoluzione.

Evolversi, per chi ha paura, è un gesto eroico poiché ci si muove verso esperienze inesplorate, verso un ignoto che può salvare o distruggere.

L’evoluzione (intesa come gestione del patrimonio genetico) è parte essenziale e imprescindibile della vita di ogni creatura e, sebbene lentamente, opera quotidianamente su tutti gli esseri. Ma quando imprime grandi accelerazioni, o viceversa il suo congelarsi per millenni, ci parla di come la pianta affronta le proprie paure.

Aspen (Populus tremula- Pioppo)

Il D.N.A. ancora attivo più antico appartiene a una foresta di Populus tremula. L’apparato radicale originario di un antichissimo individuo è giunto fino ai nostri giorni e ha ben 80.000 anni di vita.

Grazie alla spiccata attività pollonante di questa specie, ancora oggi i suoi innumerevoli cloni formano una foresta di Populus tremula. Tuttavia, nel sottosuolo, opera efficace il codice genetico funzionante più arcaico del pianeta, provvedendo al loro sostentamento.

La specie ha smesso di evolversi: il patrimonio genetico di quella foresta è identico a quello dei Populus tremula che nascono oggi per seme. Ciò dimostra il congelamento dei processi evolutivi e si scopre un blocco nel modo di affrontare le proprie paure, che tra l’altro non sono ‘d’attualità’, ma sono riferibili a paure ataviche, poiché cristallizzate nel tempo.

Cherry Plum ( Prunus cerasifera – Mirabolano)

La duttilità genetica della pianta ne ha fatto il portainnesto ideale per molti alberi da frutto del genere Prunus quali albicocche, susine, pesche, ciliege. Ma la sua duttilità l’ha fatto anche capostipite di una folta schiera di alberelli ornamentali tutti caratterizzati da un bel fogliame rosso e dalla fioritura rosea.

La varietà individuata da Bach è quella spontanea a foglie verdi e fiori bianchi.

Tra le piante ornamentali dal bel fogliame rosso, si può incontrare talvolta un individuo che perde il controllo del proprio patrimonio genetico si lascia scappare un ramo che si ripropone nell’originale fogliame verde, tipico della varietà spontanea.

La varietà spontanea, ha una chiara predisposizione a riemergere prepotentemente dagli ibridi e dalle piante selezionate a scopo ornamentale, come se la sua irrefrenabile forza vitale sfondasse il muro della genia e si esprimesse inavvertitamente in maniera esplosiva.

Red Chestnut (Aesculus carnea – Ippocastano rosso)

Quest’albero meraviglioso è un ibrido artificiale tra  Aesculus hippocastanum e Aesculus pavia. Negli anni successivi alla sua creazione risultava sterile. La causa della sterilità risiedeva nell’incompatibilità fra cromosomi parentali durante la formazione delle cellule germinali.

Nel 1858, in Francia il botanico Pierre Louis Briot riuscì ad ottenere per la prima volta una riproduzione per seme. A questo nuovo ibrido, per divenire fertile, non rimase altro che raddoppiare il numero dei cromosomi e divenare polidiploide: ha in ogni sua cellula per esteso il D.N.A. di Aesculus hippocastanum e di Aesculus pavia).

Aesculus carnea non hai mai vinto una battaglia con la vita e non l’hai mai persa. L’ unica cosa che ha dovuto imparare per sopravvivere e quindi per lei divenuta la più importante è stata quella di diventare la simbiosi vivente di due piante lontane. La sopravvivenza per lei è basata sulla capacità di creare rapporti simbiotici. Vi è costante paura (gestione anomala del patrimonio genetico) che ruota intorno a rapporti simbiotici irrinunciabili (due piante convivono nella sua linfa).

Rock Rose ( Helianthenum nummularium – Eliantemo)

Recenti studi sulle molte varietà del genere Helianthenum stanno rivelando una particolare modalità di gestione del patrimonio genetico della specie nummularium. Si è notato una sorta di minuetto evolutivo, come se la nostra stesse in qualche modo cercando di azionare l’insieme dei meccanismi che dovrebbero portarla a diventare ‘altro’.

Ma se ad una generazione propone qualche novità è probabile che dopo poche generazioni torni al punto di partenza, denotando così una sorta di stress evolutivo che non conduce ad alcun risultato apprezzabile e duraturo, risultando assai poco efficace nell’affrontare una volta per tutte le proprie paure profonde.

Gestisce dunque le proprie paure in maniera estremamente instabile, inefficace, senza un vero progetto; si adopera tantissimo risultando tuttavia come paralizzata in un nulla di fatto.

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Mimulus (Mimulus guttatus – Mimolo)

Già Darwin notò questa  pianta e fin da quei tempi, fu adottata come campione per osservare la genesi di una nuova specie. Ad oggi risulta che in tutto il pianeta solo un minuscolo gruppo (11 piante e 6 animali) stia imprimendo una significativa accelerazione al proprio ritmo evolutivo: in questo gruppo è presente anche Mimulus.

E’ bene prendere coscienza che oggi Mimulus non è più, da un punto di vista genetico, la stessa pianta che Bach scelse per il suo rimedio. Almeno 70 generazioni separano gli esemplari di allora da quelli di adesso.

La sensazione è che Mimulus abbia avuto, chissà quando, paura che la sua esistenza venisse messa a repentaglio (non è tuttora una pianta comune anche là dove è originaria) e, visto lo spettro dell’estinzione (paure reali e tangibili), abbia pensato d’ingegnarsi per riuscire a sopravvivere.

Ha un progetto sulla propria evoluzione e sta guardando in faccia le proprie paure e si sta misurando con esse.

Michelangelo Buonarroti espresse nel marmo del David l’eroicità che io leggo in Mimulus. L’eroe è nudo, di fronte alle proprie paure, e le guarda: si legge nei suoi occhi lo sgomento davanti al grande Golia. E’ intimo, chiuso in sé stesso, poiché per il suo popolo non ha ancora compiuto nessuna impresa. Ma ha già compiuto l’impresa più grande: ha scelto di battersi, ed armato solo del suo intelletto, di una fionda, muove, timido e incerto, il passo verso il suo destino.

Lontano dai clamori e dalla celebrità, ancora senza un regno, è quello il momento in cui David diventa eroe: quello in cui sa chiamare per nome e cognome le proprie insormontabili paure.

E, consapevole della propria fragilità, sceglie di affrontarle.

 

Irene Valeriani, autrice del libro “Incontri con le piante dei fiori di Bach”.

 

Nota della redazione

Se desiderate leggere le descrizioni  originali del Dott.Bach dei fiori per la paura cliccate Fiori di Bach Paura.

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